Il Trentino spera nella "zona arancione" e aspetta 10 mila vaccini Pfizer


Oggi si sono registrati 191 nuovi positivi al Coronavirus in Trentino, rilevati con tamponi antigenico e molecolare. 2670 in tutto i tamponi, 7% il tasso di positività. 18 i nuovi ricoveri. 238 i guariti. 4 infine i deceduti.

Un livello di contagio ancora elevato, dunque, ma inferiore ad alcuni picchi delle scorse settimane, come sottolineato dal presidente della Provincia autonoma Maurizio Fugatti nella conferenza stampa di oggi, il che fa auspicare una flessione tendenziale dei contagiati e quindi uno spostamento del Trentino in zona arancione.

«Dipenderà, come sappiamo, dal parametro dell’incidenza dei contagi, – ha sottolineato Fugatti un parametro introdotto recentemente ma divenuto centrale nella classificazione dei territori. Se i numeri dei prossimi due giorni saranno inferiori a quelli di oggi, potremo sperare in un passaggio del Trentino a zona arancione e quindi anche nell’apertura delle scuole. Ieri sera nel frattempo abbiamo ricevuto dal generale Paolo Figliuolo, nuovo Commissario straordinario nazionale per il Covid, una buona notizia: il prossimo arrivo in Italia di un milione di dosi di vaccino Pfizer, di cui 10.000 spettano al Trentino».

«Vaccinarsi è fondamentale. – ha ricordato invece Marco Ioppi, presidente dell’Ordine dei Medici del Trentino – Oltre 100 medici giovani e meno giovani di ogni specialità hanno risposto al nostro appello e si sono resi disponibili per la campagna. C’è un progetto efficace dell’Azienda sanitaria per il loro impiego nei centri vaccinali, secondo le loro preferenze e necessità. A fronte di ciò, abbiamo riscontri importanti nei vari distretti del Trentino. Il più in sofferenza in questo momento è quello del Primiero ma siamo certi che troveremo medici anche per quella zona. I cittadini devono comprendere che la vaccinazione è l’unico strumento che abbiamo non solo per preservare la nostra salute ma soprattutto perché per suo tramite possiamo lentamente tornare ad una vita normale».

Ioppi ha anche ricordato che oggi gli ospedali sono oberati dalla cura dei pazienti Covid e questo mette in difficoltà l’assistenza alle altre categorie di pazienti. Far calare i pazienti affetti da Coronavirus, quindi, significa anche liberare energie e posti nelle terapie intensive che possono essere destinati a persone che presentano altre problematiche, spesso molto serie.

Per quanto riguarda il trattamento con gli anticorpi monoclonali, il dirigente generale del Dipartimento Salute e Prevenzione della Provincia Giancarlo Ruscitti ha ricordato che può essere utilizzato solo per una particolare categoria di pazienti, e può essere effettuato solo in ospedale, sotto controllo medico. «Siamo pronti a partire – ha aggiunto – ma c’era bisogno di una fase preparatoria preventiva, anche perché il farmaco ha un utilizzo molto complesso».


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