Da Platini a Sacchi: grandi emozioni al Festival dello Sport

Aggiornato il: ott 16




Una giornata ricca di eventi e incontri con tanti grandi protagonisti, da Platini a Sacchi, il saltatore Sotomayor, Gigi Datome e il coach dell’Olimpia Milano Ettore Messi-na, gli alpinisti Alex Honnold e Tommy Caldwell, i campioni del mondo italiani del ciclismo su strada.

Il pilota Lewis Hamilton, i calciatori argentini e dell’Atalanta hanno chiuso la prima, emozionante giornata del Festival dello Sport 2020 organizzato da La Gazzetta dello Sport e dal Trentino nella nuova edizione DigiLive.

Dagli inizi sui kart ai trionfi in serie degli ultimi anni nei GP con la Mercedes. Lewis Hamilton, sei volte campione del mondo di F.1 e “macinatore” di record su record nei GP, ha raccontato in un’intervista senza filtri la sua storia di pilota e la sua maturazione come uomo. Le sue vittorie più belle e tutte le sue battaglie, soprattutto quella contro il razzismo, che lo hanno reso un leader globale oltre lo sport. 

Tango dal vivo e una parata di campioni all'evento “Argentino vivo”, con Esteban Cambiasso presente sul palco e Juan Sebastian Veron, Hernan Crespo, Diego Milito e Javier Zanetti in collegamento. Per il Principe Milito il campionato italiano è ora molto equilibrato, e per Veron «L’Italia sta recuperando il blasone di un tempo: vi eravate adagiati sul fatto di essere il miglior campionato, ma adesso vi siete svegliati». Da tutti, l'elogio per Lautaro: «Ha una mentalità e una personalità che gli permetteranno di giocare all’Inter per molti anni», pronostica Crespo, e Zanetti: «Si è adattato subito e può crescere: è il presente e il futuro dell’Inter e della nostra nazionale». «Tanti punti in comune tra Italia e Argentina – spiega Cambiasso - ma pure una differenza: da noi a 18 anni o sei un calciatore già fatto o non ti aspetta più nessuno». Veron rincara: «Più che la cattiveria, conterà sempre la fame che hai di emergere per giocare in grande squadre e vincere»

Il bellissimo calcio dell'Atalanta è di scena con Gian Piero Gasperini, il portiere Pierluigi Gollini e il direttore operativo Roberto Spagnolo. Gasperini incassa con la consueta grazia i tanti elogi e guarda avanti con ottimismo, molto fiducioso sul ritorno di Ilic, ma non si sbilancia sulle speranze di un futuro scudetto: «Vedremo strada facendo. Facciamo tanti gol, è un merito che ci riconoscono tutti e che ci rende orgogliosi. Poi, ovviamente, c’è da migliorare». In ogni caso, Pierluigi Gollini ci sarà: «In questi due anni sono cresciuto tantissimo. Il mio futuro ancora per tanto tempo sarà all'Atalanta». Impossibile per Gasperini non ricordare il ritorno da Valencia: «Fu terribile. Bergamo sembrava in guerra». E chiarisce di non aver avuto sintomi: «L’ho scoperto successivamente, facendo il sierologico».

La seconda giornata del Festival si è aperta nel segno del grande basket che per Milano è tutt’uno con l’Olimpia e le sue ambizioni di riprendersi lo scudetto e non solo. Davide Chinellato ha raccolto le riflessioni del coach Ettore Messina e di Gigi Datome che è tornato a giocare in Italia proprio con l’Olimpia Milano, dopo l’esperienza nella Nba americana a quella in Turchia al Fenerbahçe. Sugli obiettivi coach Messina ha le idee molto chiare: «Fare il meglio per le nostre possibilità, provare a vincere lo scudetto che a Milano manca da diverse stagioni, la Coppa Italia e in Eurolega arrivare ai play off». Entrambi hanno vissuto l’esperienza dell’Nba americana, ma poi sono ritornati in Italia. «In America, spiega Messina, sono arrivato vicino ad essere Head Coach, ma volevo tornare ad allenare in prima persona, avere un progetto mio. Incontrando Armani e il suo staff mi sono trovato davanti persone che vedono lo sport in modo corretto e giusto e spero di restituire questa fiducia». «Potevo scegliere tra un ruolo da protagonista in Eurolega o uno secondario in Nba e non ho avuto dubbi, spiega Datome. Mi sentivo pronto, il Fenerbahçe era un club che aveva ambizioni e alla fine che mi dato tanto. Giocare qui a Milano è qualcosa per me importante che mi spinge a dare sempre il meglio di me stesso.»

Il centravanti dell’Inter, Romelu Lukaku, si è raccontato nell’intervista a Luigi Garlando. E’ partito da un gol segnato da suo padre George all’Anderlecht, il suo primo “campione”, ha ricordato quelli di Vialli nel Chelsea, uno dei suoi primi modelli, e ha ripercorso tutta la sua carriera fino a Lautaro, Conte, l’Inter e le ambizioni per la stagione in corso. Ma non ha parlato solo di pallone. Ha ricordato i sacrifici di mamma Adolphine nei momenti più difficili di un’infanzia sofferta e ha riflettuto su temi e personaggi importanti: il terrorismo, il razzismo, Mandela, Kobe Bryant… A fine intervista, gli è stato consegnato il premio “Il bello dello Sport”, assegnato ogni anno da La Gazzetta dello Sport, in memoria di Giacinto Facchetti.

Nell’intervista con Fabio Licari Michel Platini, si racconta come giocatore, allenatore, dirigente sportivo. «Oggi, racconta Platini, mi prendo soprattutto tempo per me stesso, per viaggiare, fare quello che non ho fatto per 65 anni e giocare a golf!». Sulle tecnologie che oggi aiutano il calcio lui è stato ed è ancora scettico, anzi non le digerisce proprio. Tra i più bei ricordi per Platini rimane la Juventus: «Per i tifosi una fiamma, per me un bellissimo ricordo e quando vedo la Juventus vincere sono sempre contento».

Una squadra è come un’orchestra. A questo paragone Arrigo Sacchi ricorre spesso per esprimere la sua idea di calcio. E la forza di questa idea, secondo la quale nessuno vince da solo, è stato il tema dell‘incontro con i giornalisti Andrea Schianchi e Andrea Di Caro che si è sviluppato fra tanti ricordi e aneddoti che hanno seguito il percorso di una carriera che dalle serie minori lo hanno portato sul tetto del mondo.

«Ancora quando allenavo il Fusignano ho capito che più del piede è importante la motivazione, l’entusiasmo, la modestia e l’intelligenza. Così incominciai ad allenare i neuroni dei miei ragazzi, perché sono come i muscoli: se non li alleni si atrofizzano e così facevamo sedute in cui i ragazzi dovevano pensare, perché il calcio è un collettivo di intelligenze».

In collegamento da Cuba il primatista del mondo di salto in alto con 2.45 (un record che resiste da 27 anni) Javier Sotomayor si è confrontato con Gianmarco Tamberi, il saltatore azzurro che vanta un record di 2.39, a soli 6 cm da quello storico primato, ma che sogna un giorno di migliorare. Il campione cubano ha ricordato così quel record incredibile ottenuto dopo solo 5 salti: «Mi sono sempre posto mete ambiziose ma fattibili. In quella stagione avevo la certezza e l’atteggiamento mentale giusto per quel record». Ma perché resiste così a lungo questo record? «In realtà, ha detto il campione cubano, non manca niente a nessuno dei campioni attuali, le tecniche sono diverse, gli atleti hanno talenti diversi. Ho temuto più di una volta che qualcuno si prendesse il mio record, ma forse ho avuto solo fortuna». Per Tamberi l’obiettivo è naturalmente Tokio: «Nel salto in alto, ha spiegato Tamberi, l’aspetto mentale è fondamentale tanto che quello fisico e con il mio mental coach provo a superare questi limiti; essere pronti al momento giusto e pienamente convinti fa la differenza. Anche a Tokio sarà così».

Tommy Caldwell e Alex Honnold hanno ripercorso alcune delle loro grandi imprese individuali, comprese quelle relative a “ El Capitan”, e i tanti momenti condivisi come amici. Caldwell ha ricordato in particolare il suo pazzo progetto della via Dawn Wall, considerata la via di arrampicata big wall più difficile al mondo, la cui preparazione é durata ben 7 anni. Honnold, che secondo Tommy é l’incarnazione del gioioso masochista, una persona che riesce ad essere felice anche nel bel mezzo di situazioni estreme, ha evidenziato come la combinazione tra storia, ispirazione e difficoltà sia decisiva nella scelta delle sue imprese, ma la sfida non deve essere impossibile. Così é stato per la via free rider, che per primo ha salito in free solo. Una volata nella storia del ciclismo, con gli iridati azzurri Moreno Argentin, Alessandro Ballan, Gianni Bugno, Maurizio Fondriest, Francesco Moser e Giuseppe Saronni. In un clima festoso, tra aneddoti e siparietti sull'eterna rivalità Moser-Saronni, tanti ricordi e battute anche con Ignazio Moser, in conduzione insieme al vicedirettore di Gazzetta Pier Bergonzi. L’incontro con i sei campioni del mondo è stato introdotto da Filippo Ganna, neo iridato della cronometro ai Mondiali di Imola. Il giovane ciclista, che è stato anche maglia rosa al Giro, ha raccontato come i fuoriclasse che hanno vinto la maglia arcobaleno da Moser a Ballan siano stati per lui una grande ispirazione. E ha parlato del possibile progetto di record dell’ora.

In occasione della consegna agli atleti della FISI delle macchine ufficiali fornite da Audi la giornalista Cristina Fantoni ha raccolto le attese e le aspettative dei campioni azzurri Michela Moioli, Federico Pellegrino, Sofia Goggia, Dominik Paris, Dorothea Wierer e Federica Brignone, alla vigilia di una nuova stagione agonistica che per alcuni di loro sarà particolarmente importante con l’appuntamento iridato di Cortina. Questa seconda giornata del Festival dello Sport ha proposto la Masterclass di arrampicata tenuta da dei veri fuoriclasse della disciplina come Adam Ondra, campione del mondo lead, e i Nazionali di arrampicata Ludovico Fossali, Stefano Ghisolfi, Michael Piccolruaz e Laura Rogora. Una vera lezione ambientata nelle falesie di Arco in Trentino, dove alcuni di questi campioni si sono stabiliti, dedicata alle diverse discipline - Bouldering, Lead e Speed e all’emozione di confrontarsi con una falesia


Oggi imperdibile appuntamento con il ciclismo alle 12, è di scena il re dei grandi giri, Chris Froome. Alle 16, gli assi del basket Marco Belinelli, Nicolò Melli, Danilo Gallinari. Tra le tante atlete in scena: alle 11 il mito Carolina Kostner, alle 13.30 le mamme da podio Elisa Di Francisca, Tania Cagnotto e Flavia Pennetta, Simona Quadarella (con Gabriele Detti) alle 15, Bebe Vio alle 17.30. Per chi ama il tennis, il grandissimo coach Patrick Mouratoglu alle 12.30 e l'imbattibile Francesca Schiavone alle 20. Il grande calcio vede schierati Zico alle 11 con Franco Causio, Gianluca Vialli intervistato da Walter Veltroni alle 14.30, Marcello Lippi alle 18.30 e alle 21 i fenomeni della Liga che concluderanno il Festival: Iker Casillas, Carles Puyol e Javier Tebas.


Il programma con tutti gli appuntamenti e i protagonisti è disponibile sui siti ilfestivaldellosport.it e gazzetta.it. L'hashtag ufficiale del Festival è #ilfestivaldellosport.

Il Festival dello Sport è organizzato da La Gazzetta dello Sport e da Trentino Marketing, con la collaborazione di Provincia Autonoma di Trento, Comune di Trento, Apt di Trento e con il patrocinio del Coni e del Comitato Italiano Paralimpico. Numerosi brand partner aderiscono all'edizione DigiLive del Festival dello Sport. Audi è Main Partner. Cassa Centrale Banca, Consorzio Parmigiano Reggiano e UnipolSai sono Premium Partner. Ecopneus è Sustainability Partner. Sono Partner: Felicetti, Gruppo San Donato, Herbalife Nutrition, La Sportiva, Rovagnati, Ucb Pharma. SUN68 firma l’Official Apparel, Radio Italia è la Radio Ufficiale.



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