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Borgo. Da una festa di Carnevale del 1598 nacque il Convento dei Francescani

Aggiornamento: 15 feb





Un curioso episodio avvenuto durante il Carnevale del 1598 è all'origine della costruzione del Convento dei Frati Francescani a Borgo Valsugana.


A raccontarcelo nel dettaglio è Giuseppe Andrea Montebello, il letterato di Roncegno che nel 1793 diede alle stampe il volume “Notizie storiche, topografiche e religiose della Valsugana e di Primiero”. Ecco quanto riporta nel suo libro: «Il detto Baron Sigismondo aveva in moglie una Dama di nobilissima estrazione figlia del Conte d’Hochenembs Altems Gallera Generalissimo dell’armi di Casa d’Austria; e nel carnovale dell’anno 1598 molti Cavalieri e Dame s’erano recati a far loro visitata in castel Telvana. Il Baron Sigismondo volendo dar loro ricreazione fece preparare alcune slite, su cui dovevano esser condotti per Borgo ed altri luoghi della giurisdizione. Calarono tutti dal castello, ed entrarono nelle Slite, e s’incominciò per il pendio la corsa. Quando i cavalli scosse le redini si fecero a galoppare furiosamente in guisa, che tutti si trovarono in evidente pericolo di rimanere precipitati. Il Baron Sigismondo con divozione e fiducia alzò il cuore al cielo, e invocò l’aiuto di Dio, e la protezione di San Francesco, e i cavalli si arrestarono senza nocumento di alcuno. Preso allora il Cavaliere da sentimenti di riconoscenza a Dio e a San Francesco stabilì di edificare sul monte, dove gli avvenne il caso, un Convento ai Religiosi Francescani, che lodassero Dio, e prestassero spirituale assistenza a Borgo ed ai vicini villaggi. Ne fece parola alla Comunità, ed essa a lui si congiunse per impetrare il breve di erezione dal S. P. Clemente VIII, quale ottenuto il Barone con una scrittura protestò di volere far egli solo la spesa della fabbrica. no. Nel lato occidentale sotto il Presbiterio c’è in rilievo la statua del Fondatore».


Nondimeno la Comunità concorse anch’essa col concedergli un capitale di cinquecento fiorni, i di cui frutti si dispensavano per l’addietro ai poveri, come pure l’Ospitale coll’assegnargli la Chiesetta di San Cristoforo, ed un tratto di terra sul dosso; perché il terreno, che era di proprietà del Barone, non era sufficiente per fabbricarvi il Convento con una competente ortaglia. Il Baron Sigismondo dunque edificò la Chiesa, il Convento e la clausura, e terminata la fabbrica il 14 di dicembre 1603 giorno di domenica venuti i Religiosi in processione fra numerosissimo popolo diede loro il possesso con un atto giuridico, nel quale si riservò la proprietà del Convento, coll’aggiunta però chiesta dal Guardiano, che non possano essere licenziati se non per urgente e legittima causa.

La Chiesa fu poi consecrata nel 1606 da due Vescovi, cioè da Mons. Simone di Fraistein Suffraganeo di Bressanone, e da l Vescovo di Bellu






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