Aldo Moser e il gran tifo dei Valsuganotti


Passo Rolle, un gruppo di sostenitori di Aldo Moser sul traguardo del Giro d'Italia 1954



di LINO BEBER –

Di recente ho trovato una fotografia di un gruppo di Perginesi saliti in corriera al Passo Rolle per sostenere il loro beniamino Aldo Moser alla sua prima avventura da professionista al Giro D’Italia nel 1954.


Silvia Bernabè, mia vicina di casa riconosciuta nella foto, mi ha riferito che la gita era stata organizzata dai barbieri perginesi; infatti ho riconosciuto tra di loro Enrico Angeli, soprannominato “Gata” per i suoi balzi da portiere simili al gatto, con la piccola figlioletta Livia sdraiato sotto il cartello che incitava il ciclista neoprofessionista.

Iniziando da destra si vede Giannino Graziola alla fisarmonica, Silvio Tomasini il mitico moleta del Marcadel con la chitarra, Vittorio Andreaus barber de piaza con le figlie Mariella e Vittorina. I due ragazzini accovacciati a destra sono Guglielmo Sartori e Francesco Campestrin, mentre i due a sinistra sono Claudio Marchesoni e Pino Andreaus.

A sostenere il cartello Italo Gretter, noto parrucchiere a Trento che emigrò poi in Venezuela dove vive, Anna Maria Brugnara e Pio Dallepiatte. Poi Silvia Bernabé, Marisa Facchini, Maria Teresa Tomasi (figlia del barbiere Bruno con la bottega in piazza Mario Garbari), Bruno Corradi barbiere in via Cesare Battisti.


Il Giro d’Italia, 37ª edizione si svolse in 22 tappe dal 21 maggio al 13 giugno 1954 e fu vinto dallo svizzero Carlo Clerici davanti al connazionale Hugo Koblet e quel giorno, in cui i tifosi perginesi di Aldo Moser erano a sostenerlo al Passo Rolle, era il 20 giugno, 20ª tappa da San Martino di Castrozza a Bolzano a cui parteciparono Fausto Coppi che si classificò 4° vincendo la classifica scalatori e Gino Bartali, alla sua ultima corsa rosa, che concluse 13°.

Aldo Moser venne più volte a Pergine a conoscere i suoi tifosi e nella foto sopra (circa 1956) lo vediamo festeggiato da don Attilio Pisetta e si riconoscono da sinistra Piergiorgio Toldo, Fernando Valcanover, Aldo Alessandrini, Bruno Volpe, Luigi Beber “Laiter”, Bruno Refatti, Ivo Zamboni, Carlo Oss Pegorar, Nino Roner e Costantino Berlanda.

Aldo Moser, nato a Palù di Giovo il 7 febbraio 1934 e deceduto a Trento il 2 dicembre 2020 falciato dal Covid-19, è stato ciclista professionista dal 1954 al 1974 seguito a ruota dai fratelli Enzo (1940-2008), Diego (1947) e Francesco (1951) e dai nipoti Moreno (figlio di Diego) e Ignazio (figlio di Francesco). Tra i suoi successi ricordiamo la Coppa Agostoni nel 1954, il Gran Premio Industria e Commercio di Prato nel 1955, due edizioni del Trofeo Baracchi nel 1958 e 1959 in coppia con Ercole Baldini, con il quale arrivò secondo nel 1960, il Grand Prix des Nations a cronometro nel 1959, la cronometro Manica-Oceano nel 1960 ancora in coppia con Ercole Baldini e la Coppa Bernocchi nel 1963. Vestì quattro volte la maglia azzurra ai Mondiali su strada: a Frascati nel 1955, a Waregem nel 1957, a Reims nel 1958 e a Mendrisio nel 1971.

Ha partecipato a ben 16 edizioni del Giro d'Italia e nel 1956 arrivò quinto indossando due volte la maglia rosa e si classificò terzo al Tour de Suisse 1962. Nel 1973, la sua ultima stagione da professionista, corse nella Filotex con tre dei suoi fratelli: Enzo, Diego e Francesco.

La canzone per Aldo Moser

Nel 1954 il Quartetto Cetra portò al successo la canzone Aveva un bavero, nella quale si racconta la tragica storia d'amore della bella Gigogin morta annegata e del fidanzato che, per il dolore, si suicidò.

«Nella sera fredda e scura presso il fuoco di un camino, quante storie, quante fiabe raccontava il mio nonnino» è la prima strofa della canzone e sulle sue note fu ideata una canzone dedicata al nostro campione trentino. Non conosco l’autore di questa trasformazione, ma mi ricorda lo stile di Marcello Voltolini.

CANZONE PER ALDO MOSER

Tra i pini e tra gli abeti,

ma senza tant gazer,

all’ombra dei suoi vigneti

è nato un dì Moser.

A Trento il lieto evento

inosservato fu,

ma ora vale di più

Palù Palù.

Nelle sere fredde e oscure presso il fuoco del camino,

Moser Aldo meditava di lasciare il suo paesino

e lasciava in fondo al cuore la passione del corridore

e passava molte ore tra pedali e coperton.

Aveva il bavero color zafferano

e la marsina color ciclamino,

veniva a piedi da Giovo a Meano

e da Meano fin quasi en Camp Trentin.

Arrivato a mezza via dietro front faceva lu

e tornava pedalando tra li sgrebeni de Palù.

Ma una sera don Broccardo nel paese è capitato

questionando su a so casa con il sindaco e il curato,

ma alla fine giubilante con Moser

si mise in viaggio co la so benedizion.

La colpa fu del rosso fiorellin

che tormentava i tifosi de mez Trentin;

la colpa fu, la colpa fu.

Moser soffrì le pene dell’inferno

da Genova giù e giù fino a Salerno

e a ogni giro della pedivella

causa la madurenza, pazienza pazienza.

La colpa fu del rosso fiorellin

che tormentava i tifosi de mez Trentin.


Il “rosso fiorellin” era un foruncolo e sulle note della canzone termina il ricordo del campione di Palù di Giovo che a Pergine ebbe un nutrito gruppo di tifosi.




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