Pergine. Ricordo di Guido Dallepiatte (1936 - 2022)


Marzo 1984: “Quel che no i credeva lori”. Davanti: Nino Broll, Silvano Gottardi, Luca Zampedri, Corrado Rizzotti, Johnny Gadler. Dietro: Gino Anesini, Rino Beber “Laiter”, Silvano Lorenzi, Nino Bortolotti, Claudio Toldo, Giulio Bertoni, Guido Dallepiatte, Maria Pellegri Beber (regista) ed Emilio Frisanco (tecnico luci)




di LINO BEBER

Il 31 luglio scorso Guido Dallepiatte ha raggiunto nei pascoli del cielo la sua amata Silvana. Una morte improvvisa, da lui sempre desiderata, se l’è portato via senza disturbare nessuno. La telefonata del figlio Enrico, che si trovava in vacanza in Grecia, non riceveva risposta.


Guido, dopo la sua vita di lavoro alle Manifatture Perginesi “Cederna”, si godeva la meritata pensione dedicandosi ai suoi affetti familiari.

Desidero ricordarlo per la sua attività con i carnevali perginesi e con la filodrammatica “Don Bosco”.

Un piccolo aneddoto personale: Guido, un tempo mio vicino di casa in via Guglielmi, era un abile artigiano tuttofare.

Nel 1961 con l’Oratorio ho partecipato con il carro della “Vecchia Fattoria” e mi era stato assegnato il ruolo della capra. Mia mamma Natalia sacrificò i suoi due scendiletto di pelle creando il costume similcaprino, ma non trovai una maschera con il viso della capra.

Nella bottega di Giuseppe Torgler saltò fuori una maschera di vitello; andai da Guido che brillantemente risolse il problema bucando la testa della maschera bovina e creando due corna che la facevano apparire in tal modo la faccia di una capra.

Nel 1958 uno dei carri mascherati rappresentava il “Fungo cinese” con la canzoncina che recitava: «Noi venile dalla Cina pel poltale loba fina. Tutti i mali sol con quella spalilanno dalla tella».

Guido Dallepiatte

Per lunghi anni Guido ha militato nella filodrammatica “Don Bosco” interpretando più volte la commedia “Quel che no i credeva lori” scritta da Mario Paoli (1900-1968) nel 1927 e dal 1930 rappresentata al Teatro Don Bosco e in vari teatri del Trentino più di cento volte.

Si dice che Mario abbia preso lo spunto da una situazione reale del suo tempo, anche se “ogni riferimento a fatti o persone realmente esistite è puramente casuale” come si legge nell’introduzione di qualche romanzo o film.

Trama della commedia: siamo nel 1882 in un paese della Valsugana e il nipote del Capo Comune è mantenuto, a spese della piccola comunità, presso l’Università di Innsbruck, con l’obiettivo di farne un medico a disposizione poi del paese.

In realtà, invece di studiare, il giovanotto fa la bella vita. Giunta voce, al paese d’origine, di questa poco nobile situazione, si organizza una spedizione in Austria per verificare se essa corrisponde al vero.

A Innsbruck i goliardici compagni del giovanotto, risolveranno tutto con uno stratagemma e prometteranno di rimettersi in riga.

Ciao Guido, riposa in pace.




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