Pergine. Gianluca Impastato: Sogno o son single?
- il Cinque

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Gianluca Impastato, comico, attore, autore noto al grande pubblico televisivo per programmi come Colorado Cafè, Così fan tutte, All stars, per il suo stile ironico e i personaggi originali come Chicco D’Oliva e Mariello Prapapappo. Insieme a Sergio Sgrilli e a Gianluca “Scintilla” Fubelli, sarà grande ospite della Festa di compleanno della Cassa Rurale Alta Valsugana nella serata di sabato 23 maggio al Palaghiaccio di Pergine.
Gianluca cosa porti a Pergine nel tuo spettacolo?
«Sono contento di fare uno spettacolo insieme a due amici: Scintilla, che ha fatto parte del mio percorso artistico all’inizio, e Sergio Sgrilli, con cui ogni tanto lavoro ed è un piacere ritrovarlo. Quello che porto sul palco non è deciso ma sicuramente sarà uno stralcio di quello che è il nuovo spettacolo di quest’anno “Sogno o sono single”, e che sarà arricchito da qualche personaggio che ha fatto parte della mia carriera artistica nel programma “Colorado”. A me piace molto interagire con il pubblico, carpire i movimenti, parole, gesti che possono dare spunto per una situazione estemporanea, quella che cerco nelle mie serate. Non mi piace andare a copione, cerco di trovare delle situazioni che possano rendere lo spettacolo unico».
Quale è stato il segreto del successo di Colorado?
«Eravamo in antitesi a Zelig che era una corazzata, noi più sui giovanissimi con personaggi riproducibili dai ragazzi che andavano a scuola. È stata quella la chiave del successo di Colorado perché Italia 1 era la rete giovane ed eravamo in sintonia con i programmi della rete, poi come tutte le cose finiscono, diciamo che il covid è stato lo spartiacque».
Hai lavorato su più campi, tv, teatro, cinema.
«Essere molto empatici è fondamentale, far capire se devi far passare il messaggio sottotraccia di quello che è l’anima, rimasta sempre la stessa. Ovviamente si cresce, avevo 30 anni ora più di 50, si rimane sempre un po’ bambini per coltivare quella parte bambinesca che abbiamo e che per il mio lavoro è fondamentale».
Come hai iniziato il tuo percorso artistico?
«Da bambino ero timido, poi ha prevalso in me di prendere dalla vita la parte più bella, di divertirmi e far divertire, nei villaggi turistici. Sono anche laureato in scienze motorie. Avevo voglia di provare in un'era molto fertile per la comicità dei primi anni 2000 con l’esplosione del cabaret. Si faceva ovunque, bastava uno scantinato e la gente veniva, aveva voglia di scoprire una forma di spettacolo che prima era popolare ma relegata ai ristoranti e teatri, poi in qualsiasi locale andava bene e abbiamo creato questo gruppo "I Turbolenti” che voleva rifarsi in parte ad Aldo Giovanni e Giacomo, Zelig ci ha messo in stand by, poi con Diego Abatantuono è nata una bella amicizia. È lui che mi ha spinto anche alla carriera solista. Il gruppo era il mio habitat, fare le serate era come una gita scolastica, si stava bene, si mangiava e beveva. Adesso sono solo, un giorno canterò la solitudine del comico, i viaggi in macchina, si ripensa al senso della vita, le notti in macchina, gli hotel. Se posso dopo uno spettacolo cerco di ritornare subito a casa, ho tre cani che mi aspettano».
Come si è evoluto lo spettacolo comico?
«È cambiato molto il linguaggio. Noi abbiamo fatto la gavetta, si andava nei locali prendendo anche insulti. Ora ci sono i social che fanno crescere situazioni comiche, partendo da un canale personale tipo Instagram o Tik Tok per poi crescere. Ma poi c’è il confronto con il pubblico reale e la cosa cambia. È un passaggio difficile, il pubblico dal vivo non è quello che ti vede sui social. Quando hai la fortuna di lavorare in teatro hai i numeri per fare la tournée ma se il prodotto non è forte il pubblico ti lascia. Una volta si cresceva insieme, si facevano laboratori teatrali. A Milano avevamo lo “Scaldasole” dove sono nati tutti. Chi ha fatto questo percorso nella fucina di nuovi talenti, ha poi trovato la sua collocazione. Prima era un pullman nella stessa direzione, ora siamo in macchina da soli».
Il tuo personaggio Chicco d’Oliva?
«È nato a Colorado, il mio primo successo. Diego Abatantuono mi ha spinto a fare il personaggio nato dalla mia passione per il vino che coltivo da anni. Amo il Trentino, ho fatto il cast di Colorado ad Andalo e mi è rimasto nel cuore, ho tanti amici e mi piacciono i vini del Trentino. I personaggi nascono dalle mie passioni come la storia».
Diego Abatantuono?
«È stato fondamentale nella mia crescita, condividiamo la passione per il calcio su due sponde diverse, il calcio poi è un modo per trovarsi con gli amici in spensieratezza».
Il tuo 2026?
«“Sogno o son single” è il mio spettacolo e valorizzo tutto ciò che la singletudine ti porta. Quando hai bisogno dei tuoi spazi e diventi selettivo, avere una relazione vuol dire condividere tempo e spazio con un'altra persona. E ringrazio sempre il pubblico che mi dà possibilità di fare spettacolo».
Giuseppe Facchini






