Parco Tre Castagni: i segreti svelati dal manoscritto di Gasperini

Aggiornato il: feb 24


Il Parco Tre Castagni, oggi meta di lunghe passeggiate e location perfetta di concerti, feste ed eventi vari, vanta una lunga storia, della quale conosciamo qualcosa in più grazie a un manoscritto ottocentesco della famiglia Gasperini...

di LINO BEBER

Nel numero di dicembre 2020, parlando di Via San Pietro si è accennato che la parte di San Pietro che nel 1847 divenne proprietà della famiglia Gasperini fu chiamato “Maso Tre Castagni”comprendente la casa padronale nota come “Villa veneziana”, la casa colonica (attuale sede di un settore della Comunità di recupero Maso San Pietro) e un vasto appezzamento di terreno, un tempo adibito a campagna

Nel manoscritto “Memorie di Famiglia raccolte a lume dei Posteri di Famiglia portante diverse epoche ma incominciate solo li 1 Gennajo 1853” scritto da Amedeo, ultimo discendente della famiglia Gasperini, si è appreso che Antonio Gasperini fu Giacomo acquistò la proprietà nel 1847 dalla famiglia Turrer di Serso. Precedentemente era appartenuta alla famiglia Lona di Trento, prima ancora alla famiglia Faes di Trento e ancora prima ai conti Alberti d’Enno. Antonio Gasperini senior la lasciò in eredità al figlio Giuseppe, il quale a sua volta la cedette al fratello Antonio junior (1817-1899) coniugato con Emma Gramatica, genitori di Amedeo (1867-1936) che diede l’ultimo dei nomi al palazzo che si trova in Piazza Municipio, prima chiamato palazzo Bertolini, poi palazzo Gramatica e infine palazzo Amedeo, dove nel 1914 fu inaugurato l’omonimo Teatro.

Pagina 3 delle “Memorie”: «La Tradizione dice che costì fosse un tempo un casolare di caccia dei signorotti del castello. Si dice pure che questa località venne denominata "San Pietro" per una chiesetta dedicata al santo, ma dove questa effettivamente esistesse non è noto».

Pagina 4: «1847 Al tempo della compera non esisteva che "una rozza e pericolante casa rustica", ora quella padronale (…) ancor nel 1847 ne venne principiata la ricostruzione.

Pagine 24-25-26: «1915. Ai 2 Maggio 1915 a causa della guerra mondiale venni internato nel campo di concentramento di Katzenau presso Linz (Austria Superiore). La mia amica divenuta poi mia moglie ebbe cura della mia Madre ormai vecchia, dei miei fratelli e delle mie sostanze. Intimatole che doveva mettere a disposizione la casa padronale pel comando di brigata austriaco, fece trasportare i quadri ed altre cose nella casa a Pergine.

1916. Per istigazione (ai 4 ottobre) dei confinanti venne principiato il taglio del bosco. Tutte le piante pressoché secolari vennero tagliate ad eccezione del castagno millenario e delle due noci per l’insistente preghiera di mia moglie.

1917. Per opera del Dr. Pio Deiacop dirigente il manicomio, fanatico tedesco e a me specialmente avverso, per avergli rifiutata la vendita di quel suolo onde costruirsi una villa, per mero dispetto, si seppellirono a mezzodì della chiusura 600 soldati deceduti in causa di malattie o ferite nel manicomio in allora ospitale di guerra, sepolture poi sospese in causa della infiltrazione d’acqua nel sottosuolo, quantunque fosse stato eseguito un cornicchio di scolo del quale non conosco la precisa direzione, ma che serve egregiamente.

1918. Ritornai ai 30 Novembre dall’internamento di Linz.

1919. Vennero riportati i quadri a S. Pietro e disposti.

1920. Nella primavera siamo venuti ad abitare stabilmente costì».

Amedeo nel 1921 sposò Maria Nones (1873-1945), figlia del calzolaio Carlo e di Elisabetta Lazzari nativa di Ischia.

Verso il 1850 fu costruita la casa colonica, che negli anni '50 fu trasformata nel “Bar Tre Castagni” con servizio di ristorante gestito dalla famiglia della signora Marta Girardi in Broccardo, nipote della vedova di Amedeo Gasperini.

Fu poi acquistato dalla Provincia e utilizzato dall’Ospedale psichiatrico e ora da una delle due sezioni della Comunità terapeutica Maso San Pietro.


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