Oasi Valtrigona. Quei rettili e anfibi che la rendono "ARE"






di GIANCARLO ORSINGHER

L'Oasi WWF di Valtrigona diventa una delle 136 Aree di Rilevanza Erpetologica. ARE è un territorio ben definito, non troppo grande, dove vive una fauna omogena di specie autoctone.


A fine febbraio la Societas Herpetologica Italica ha riconosciuto l’Oasi WWF di Valtrigona come un’Area di Rilevanza Erpetologica (ARE), portando così a 136 il numero di queste aree presenti sul territorio nazionale.

Sgombriamo subito qualsiasi possibile dubbio: l’istituzione dell’ARE di Valtrigona non significa modificare i vincoli sul territorio, anche perché tra l’altro, nel caso dell’Oasi dell’Alta Val Calamento, il sito rientra già nella Rete Natura 2000 facendo parte della Zona di Protezione Speciale-ZPS “Lagorai”, una delle 636 dislocate ungo tutta la penisola e quindi già caratterizzate da una serie di prescrizioni

Ma che cos’è un’ARE? In estrema sintesi è un territorio ben definito, non troppo grande (in linea generale mai superiore ai 10 kmq) all’interno del quale vive una fauna piuttosto omogenea di specie autoctone di rettili e anfibi.

Se vi si trovano almeno 15 specie diverse di rettili e anfibi si parla di ARE “Nazionale”; se queste sono almeno dieci l’ARE è “Regionale”, mentre se le specie presenti sono almeno cinque con non meno di due di esse considerate di interesse a livello UE si tratta di ARE “Locali/Didattiche”, che devono avere però anche delle particolarità documentate, come ad esempio popolazioni più numerose della media, migrazioni riproduttive più intense della media, essere un sito che nel periodo di svernamento ospita un numero elevato di individui.


E l’Oasi di Valtrigona è stata riconosciuta proprio come ARE Locale/Didattica in virtù della notevole presenza di rospo comune (Bufo bufo), rana montana (Rana temporaria), salamandra pezzata (Salamandra salamandra) e tritone alpestre (Ichthyosaura alpestris), soprattutto nella zona del laghetto dell’Agnelezza, oltre a lucertola vivipara (Zootoca vivipara) e marasso (Vipera berus), presenti su gran parte dell’area occupata dall’Oasi.


L’individuazione delle prime ARE da parte della Societas Herpetologica Italica risale al 1995 e ha anticipato di poco il recepimento in Italia della Direttiva 92/43/CEE “Habitat”, che ha portato all’individuazione dei siti della Rete europea “Natura 2000”, al cui interno sono state incluse moltissime aree di rilevanza erpetologica.


L’istituzione delle ARE, oltre alla tutela di anfibi e rettili, ha anche l’obiettivo di mettere a conoscenza di cittadinanza e amministratori che una piccola zona umida o un’area con vegetazione naturale, insignificanti agli occhi dei più, sono molto importanti per la biodiversità e può far sì che la zona sia presa a cuore dalle comunità locali, rispettandola e tutelandola. Questo vale soprattutto per ambienti non protetti, ma può valere anche per habitat situati all’interno della Rete Natura 2000, magari individuati per motivazioni diverse dall’erpetofauna, ma che ospitano al loro interno anche specie di anfibi e rettili molto rilevanti.


ARE, ECCO LE ALTRE SEI AREE TRENTINE

Con le sue 31 ARE la Lombardia è la regione che ospita il maggior numero di zone di interesse erpetologico, seguita dal Lazio con 26 e dal Veneto con 11. In Trentino ne troviamo 6, riconosciute tutte nel 2016, a parte l’Oasi di Valtrigona: i Laghetti di Marco, stagni in ambiente detritico interessanti per l’importante popolazione di rettili, il lago di Loppio e gli stagni della Vela, siti di vitale importanza per la riproduzione di molte specie di anfibi e rettili. Le altre 3 ARE trentine sono in Valsugana, dato che oltre alla neo entrata Oasi di Valtrigona nell’elenco troviamo la Riserva naturale provinciale e Oasi WWF di Inghiaie a Levico Terme, di vitale importanza per la riproduzione di molte specie di anfibi e rettili e infine l’Altopiano di Vezzena con il suo bosco di abeti che ospita la salamandra di Aurora (Salamandra atra aurorae), una sottospecie di salamandra endemica che vive solo qui, in un’area di poco meno di 30 kmq a cavallo del confine fra Trentino e Veneto.


La Società Herpetologica Italica (SHI)

Fondata nel 1993 con sede al Museo regionale di scienze naturali di Torino, la Società Herpetologica Italica (SHI) è un’associazione scientifica che promuove la ricerca erpetologica, la divulgazione delle conoscenze e la protezione di anfibi e rettili e dei loro habitat in ogni parte del mondo e in particolare in Italia.

Articolata in commissioni tematiche ("Conservazione", "Atlante", "Tartarughe e Testuggini", ecc.) è una delle organizzazioni scientifiche accreditate presso l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ai fini del monitoraggio e valorizzazione della biodiversità italiana.

Realizza o patrocina diverse iniziative e pubblicazioni e, dal 2006, pubblica una rivista scientifica internazionale, Acta Herpetologica, che contiene articoli originali su tutti gli aspetti legati all’erpetologia.

Uno dei primi atti della S.H.I. in favore della tutela dell’erpetofauna fu l’individuazione delle “Aree di Rilevanza Erpetologica” (ARE), al fine di valorizzare, per poi poterli meglio salvaguardare, ambienti caratterizzati dalla presenza significativa di anfibi e rettili.



139 visualizzazioni0 commenti