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Musica. Il ritorno di Caterina Cropelli





di GIOVANNI FACCHINI


Caterina Cropelli, 27enne cantautrice trentina nata a Cles, ospite l'8 luglio di Lagorai d’InCanto nella splendida cornice della Panarotta assieme al musicista trentino Daniele Groff. La incontriamo tra una pausa e l’altra dei suoi appuntamenti musicali.


Caterina, i tuoi primi passi nel mondo della musica?

«Fin da piccola mi è sempre piaciuto cantare e nell’adolescenza ho deciso di imparare a suonare uno strumento seguendo un libro che avevo in casa: la chitarra. Negli anni successivi ho suonato in numerosi alberghi e locali, prendevo l’autobus e mi recavo dove richiedevano la mia musica. Ho sempre cantato in inglese, poi un giorno ho partecipato a X Factor e ho attuato uno switch linguistico verso l'italiano».

Come sei arrivata a X Factor?

«Era un’esperienza che volevo provare da sempre, da quando dieci anni prima ho visto esibirsi in questo contest la mitica band trentina The Bastard Sons of Dioniso con Federico Sassudelli, Jacopo Broseghini e Michele Vicentini e sono cresciuta con il loro mito, tutt’oggi ancora presente. Era il mio sogno e mi sono presentata assieme ad altre 50 mila persone ai provini e ho pensato che non ce l’avrei mai fatta. C’erano ragazze e ragazzi che si presentavano da parecchi anni, ma venivano rimbalzati nonostante la grande tenacia e bravura. Quando ho superato i vari step, mi sono sentita davvero molto fortunata. A X Factor ho iniziato le esibizioni live con La Canzone di Marinella di Fabrizio De André. Far suonare la propria voce in due lingue diverse non è stato facile, è stata una ricerca complicata, ma riuscita, del mio suono vocale, visto che l’inglese è molto più musicale ed è sempre stato nelle mie corde. La fortuna mi ha assistito anche nell’essere accolta e prodotta da Fiabamusic, la mia attuale etichetta discografica di Piero Fiabane.


La tua partecipazione a Lagorai d’Incanto in Panarotta?

«Sono molto felice del mio ritorno al Lagorai d’Incanto dopo la mia prima esibizione di alcuni anni fa. È bello poter tornare in un luogo a me così familiare, poiché la montagna unita alla musica è la mia comfort zone, la mia situazione perfetta!».


Nel tuo secondo album “In queste stanze piene”, cosa rappresentano e racchiudono queste stanze?

«Il titolo dell’album è arrivato solo alla fine della mia scrittura dei brani, visto che ho riscontrato che in quasi tutte le mie canzoni si ripeteva la parola “casa". In queste stanze di una casa caotica sono racchiusi ricordi, promemoria per il futuro, fatti ai quali ho dato un luogo preciso e delle parole per esprimerli. È tutto un mix di emozioni, sentimenti, metabolizzazioni e post-it. Ci sono anche molte stanze che non sono state ancora aperte all’interno della casa, che è sempre in espansione come un grattacielo».


Cosa ti aspetti dal futuro?

«Penso al futuro come qui e adesso, sempre nel breve periodo perché non vorrei essere illusa dagli eventi. Cerco di vivere pienamente il presente e quest’estate porterò in giro per l’Italia le mie canzoni. Sono inoltre in una fase di osservazione del mondo e di me stessa, scavo all’interno per un continuo mettersi in discussione per ricercare le parole con cui descrivere al meglio questa vita e per trovare sempre nuovi spunti per il mio lavoro».

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