Le scuole a Pergine: cinque secoli sui banchi

Aggiornato il: 8 nov 2020



di Johnny Gadler


Le prime scuole in Valsugana risalgono al '500 e si trovavano nei centri maggiori: Borgo e Pergine. Nel '600 compaiono anche in centri minori, come Torcegno. Nel '700 la riforma di Maria Teresa d'Austria introduce la scuola obbligatoria.

La comparsa delle prime scuole nei vari paesi della Valsugana non porta una data precisa. Si trattò di un processo graduale e lento, che – com'è logico attendersi – ebbe i suoi epicentri nelle comunità più popolose: Pergine e Borgo.


CHIESA E PRIME SCUOLE

Di certo le prime scuole non furono alla portata di tutti e spesso si svilupparono su iniziativa della sfera ecclesiastica. In un saggio sulla scuola elementare trentina, pubblicato nel 1959, lo studioso Enrico Leonardi asseriva che «l'obbligo imposto ai curatori d'anime d'impartire ai fanciulli la dottrina cristiana li abbia portati in tanti casi a fondare la scuola del popolo, per insegnare oltre alla dottrina cristiana anche a leggere, poi anche a scrivere e in fine a far di conto».


SCUOLE A PERGINE NEL '500

A Pergine la prima scuola di cui si abbia notizia è quella privata di grammatica, menzionata come scuola “di Lettere” nel 1540, di “Lettere d'Humanità” nel 1548, di “Lettere di Grammatica” nel 1552, di “Grammatica” nel 1572, di “Grammatica e Conti” nel 1576.

Nel 1580 il maestro Orazio Leporini, originario di Thiene, aprì una scuola privata in parte sovvenzionata dalla Comunità, ma riservata solo ai figli delle famiglie più facoltose del paese.

SCUOLE A PERGINE NEL '600

A Pergine nel 1665 alcuni sacerdoti, grazie anche al contributo dell'Amministrazione comunale e dell'Ospedale di S. Spirito, cominciarono a tenere delle lezioni presso la Casa della Magnifica Comunità.

Nel 1692 comparve una scuola privata di Grammatica, mentre negli anni precedenti nacquero alcune scuole private maschili: a Viarago nel 1662, a Tenna nel 1672 e a Sant'Orsola nel 1684.


LA SCUOLA DELL'OBBLIGO

Nel corso del XVIII secolo una sovrana illuminata, Maria Teresa d’Austria, si rese conto di quanto fosse importante migliorare l'istruzione e promosse una serie di riforme dell'istruzione sia superiore ma, soprattutto, elementare.

Il 6 dicembre 1774 fu così pubblicato il "Regolamento scolastico generale per le scuole normali, centrali e triviali". L'aspetto più importante del provvedimento era quello che sanciva l'obbligatorietà dell'istruzione per i bambini tra i 6 e i 12 anni, indipendentemente dalla loro estrazione sociale o dalle possibilità economiche della famiglia d'origine, la quale in caso di inadempienza rispetto a tale obbligo rischiava pure pesanti sanzioni.

Il nuovo regolamento prevedeva tre tipologie di scuole: la scuola triviale, (la più diffusa, che doveva insegnare le basi leggere, scrivere, far di conto), la scuola principale (con l'insegnamento di più materie e presente solo nei centri maggiori) e la scuola normale dove venivano formati i maestri e che doveva essere di esempio per le altre. All'inizio queste scuole furono istituite solo nei capoluoghi: in Trentino ebbe sede a Rovereto.


SCUOLE A PERGINE NEL '700

Rispetto a Borgo, Pergine si adeguò solo anni dopo alla riforma teresiana, se corrisponde al vero quanto scrisse l'archivista Pietro De Alessandrini nelle sue “Memorie di Pergine”. Egli infatti riferisce che nel 1788 «per ordine del P.V. Pietro Vigilio dei conti Thunn s’istituirono le scuole Normali in questa borgata. Dovevano servire pei soli fanciulli maschi, e per provvedere in qualche modo alla mancanza dei fondi, si trovò conveniente di sottomettere anche le pie fondazioni e le confraternite in allora esistenti ad un’annua contribuzione, e di obbligare anche i capi di famiglia nonché i tutori, a concorrere mediante lo sborso di fiorini 1.36 per ogni scolare».

Le lezioni si svolgevano a casa di Domenico Leporini in Via delle Scuole (oggi Via 3 Novembre) ed erano tenute inizialmente da due frati del convento di San Francesco.

«In sul finire del secolo XVIII – proseguiva l'Alessandrinisi aprirono le scuole anche per le ragazze, e la spesa annuale per l'onorario ai maestri, alle maestre, al bidello, per l'affitto e riscaldo dei locali ascendeva ad annui fior. 715 abusivi. Per raggiungere quest'importo doveasi ricorrere al ragionevole mezzo di collette e di sovraimposte. I fanciulli frequentanti la scuola ascendevano a circa 300, le fanciulle di rado avvicinavano il numero di 270».

Negli anni precedenti, inoltre scuole maschili erano state aperte a Canzolino e Madrano nel 1715, a Mala nel 1781, a Pergine, tenuta da don Gaetano Todeschini nel 1785 e da don Domenico Zampedri di Mala nel 1786, e a Nogaré nel 1786. Una scuola femminile risultava attiva a Viarago nel 1799.

Ovviamente si trattava di scuole riservate ai figli dei benestanti, anche perché a quei tempi l’istruzione per molti doveva rappresentare una perdita di tempo se ancora nel 1803 il perginese don Francesco Tecini si ritrovava a scriveva le seguenti parole: «Molti col pretesto che l’uomo di campagna e l’artigiano non ha da essere un letterato, si tengono all’opposto estremo e lo lasciano giacere ne’ pregiudizi e nell’ignoranza. Taluno tra costoro giustifica la sua pigrizia o la sua ignoranza col mettere in derisione come inutili le eccellenti scuole normali che già da molti anni per nostra vergogna sono in pieno fiore nei vicini paesi già austriaci fra’ quali esemplarmente si distingue la coltissima città di Rovereto».


L'ASSENZA DI CONTROLLI

A comprendere quale fosse la situazione delle scuole popolari nel Trentino, e soprattutto in Valsugana, concorrono gli articoli pubblicati nella seconda metà dell’800 dal Giornale d’istruzione popolare, agricoltura, economia e commercio “La Valsugana” che nel numero 5, datato 1° marzo 1877 riportava:

«In generale il profitto nelle scuole specialmente di campagna sarebbe di certo più significante, se la sorveglianza sulle medesime venisse esercitata dalle persone, cui incombe, con zelo migliore e con più cognizione di causa» […] Intendo dire dei Comuni ed essenzialmente di certi Comuni, i quali mostrano col fatto, che loro ben poco importa, che la scuola venga tenuta bene o male. Essi mostransi in questo riguardo vergognosamente apatici: badano unicamente a limitare la spesa per la pubblica istruzione; le loro cure non vanno più in là, e non si danno poi la briga di vedere, se quel che spendono, apportino meno i volumi proporzionati vantaggi. […] Quanti maestri giunti al termine dell’anno scolastico potrebbero giurare di non aver veduto in tutto l’anno nella scuola la barba del Capo Comune! Se costui fa fare la minima altra spesa comunale, delega tosto un ispeziente a sorvegliare a che l’opera venga eseguita a prescrizione; e la scuola, che è l’opera comunale la più importante, resta da lui così negletta e trascurata. E così che dico del Capo Comune, sia parimente detto de’ Rappresentanti comunali e di tutte le persone influenti e più illuminate del paese i quali pure dovrebbero qualche volta saper trovare un momento per visitare la scuola. È ben vero, che la maggior parte di questi sono nella scuola giudici incompetenti per mancanza di cognizioni; ma avranno però tanto di buon senso per conoscere, se il maestro faccia il suo dovere, se insegni con amore».


GENITORI POCO ATTENTI

Ma uno dei maggiori problemi individuati dal cronista de "La Valsugana" era il disinteressamento dei genitori. In un articolo del 1° aprile 1877, infatti, si leggeva: «La piaga maggiore per le scuole popolari ne viene da parte dei genitori, la maggior parte dei quali non sanno condegnamente apprezzare l’istruzione, e conseguentemente la lasciano ai loro figli trascurare e negligentare.[…] Vi sono genitori, i quali non si curano dei loro figli, quanto curansi del loro bestiame. […]. Ho veduto genitori mandare a scuola i loro figli da soli, e passare interi anni scolastici, senza che il maestro abbia il piacere di conoscere i genitori di certi suoi scolari. Non sarà questa un’infamia?».

LE SCUOLE A PERGINE NELL'800

La legge teresiana sulla scuola rimase in vigore fino 1803, quando dopo la soppressione del Principato vescovile di Trento furono adottate le leggi scolastiche austriache. Nel 1809 tali normative furono sostituite con quelle bavaresi, a cui dal 1810 al 1813 subentrarono, nel mutato quadro politico, le leggi del regno italico di Napoleone.

In questo periodo a Pergine vi erano due classi, con due maestri e 150 alunni. Per essere ammessi, oltre ad avere un'età compresa fra i 6 e i 12 anni, bisognava presentare un certificato che attestasse di aver avuto il vaiolo o di aver effettuato il vaccino.

Nel 1814 furono ripristinate le leggi austriache sulla scuola che sarebbero rimaste in vigore fino al termine della Grande Guerra con il passaggio del Trentino all'Italia.

Nel corso dell'800 uno dei maggiori problemi delle Scuole Popolari fu il reperimento di una sede adeguata.

Nel 1870 la Scuola Popolare di Pergine annoverava 4 classi maschili e 4 classi femminili, più due scuole normali a Zivignago.

Il costante aumento degli studenti spingeva verso la costruzione di un nuovo edificio scolastico che in molti avrebbero voluto erigere in un prato vicino ai Canopi, ma anche in questo caso l'ipotesi alla fine sfumò e così nel 1873 si decise di sopraelevare la vecchia sede di Casa Cerra. La decisione si rivelò una soluzione tampone, perché ben presto si dovettero prendere in affitto altri locali da adibire ad aule scolastiche.

Nel 1890 a Pergine, come riporta la “Guida del Trentino” di Ottone Brentari, vi erano «Asilo Infantile (affidato alle ancelle della Carità di Brescia); scuole popolari con 4 classi maschili, 4 femminili, promiscua a Zivignago; scuola industriale di due corsi, sovvenuta dal governo. In questa (che è aperta dal Novembre all'Agosto) vengono impartite, nei giorni di Domenica (dalle 8 alle 10 ant. e dalle 12 alle 2 pom.) lezioni di disegno, geometria, calcoli applicati alle arti e mestieri. Il comune spende per l'istruzione fior. 4700».

LE SCUOLE IN VALSUGANA

Nel 1890 a Civezzano vi erano nove classi con 4 maestri e 5 maestre, per una spesa annua di 2400 fiorini. A Calceranica le classi erano tre, a Caldonazzo sei con 320 scolari per una spesa annua di 1930 fiorini, a Levico nove. A Telve per le sue cinque scuole il Comune spendeva 1500 fiorini, mentre a Telve di sopra vi erano due scuole per una spesa di 400 fiorini.

Carzano aveva due scuole con una spesa di fiorini 425; a Roncegno lavoravano tre maestri e otto maestre, con una spesa di 2500 fiorini annui. A Castelnuovo si trovavano tre scuole, con un maestro e una maestra per una spesa annua di fiorini 700.

Ad Agnedo vi erano due scuole, così come a Scurelle. A Pieve Tesino le classi erano cinque per una spesa di fiorini 1400 e un asilo infantile mantenuto dal comune e da privati. A Castel Tesino si contavano 3 scuole maschili, 3 femminili e una mista. La scuola dell'amministrazione comunale per l'istruzione era di 3000 fiorini.

Ospedaletto aveva una scuola con due classi promiscue per una spesa annua di 510 fiorini.

Il Comune di Grigno aveva 8 insegnanti: 4 a Grigno, 3 a Tezze e una maestra che in inverno insegnava a Selva e in estate a Frizzone. Il totale della spese per l’istruzione era di 1907 fiorini.


A PERGINE NEL XX SECOLO

Ai primi del '900 l'orario delle Scuole Popolari di Pergine risultava il seguente: al mattino dalle 8.00 alle 11.00 e al pomeriggio dalle 14.00 alle 16.00. I ragazzi non potevano portare a scuola né giochi, né – per ragioni di igiene – cibo. Un organo molto importante era la Conferenza dei Maestri, composta dal maestro dirigente, dai maestri, dalle maestre e dai catechisti.

Durante la Grande Guerra la scuola perginese conobbe momenti drammatici: l'edificio scolastico fu requisito e destinato ad ospedale di guerra, i maestri chiamati alle armi, sfollati o, peggio ancora, internati.

Quando il 3 novembre 1918 gli italiani entrarono a Pergine, fu impartito l'ordine di riaprire le scuole. Seppur in condizioni molto disagiate – mancavano le lavagne e la luce elettrica – il 2 dicembre 1918 ripresero le lezioni.

Il resto è cronaca recente di una storia che continua e che, pur tra mille incognite e difficoltà, oggi può dirsi tutto sommato molto fortunata. Ma si sa che la fortuna non è solo cieca: va anche saputa cogliere!


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