Gli "alieni" sbarcati in Valsugana possono causarci gravi danni



Una gita in bici o una passeggiata in Valsugana può riservare qualche sorpresa, come imbattersi in uno strano animale, non tipico della nostra zona; un animale “alieno” come il visone americano che introdotto per l'allevamento nel bassanese negli anni '70, oggi può rappresentare un serio pericolo...


di GIANCARLO ORSINGHER

Una gita in bici o una passeggiata nel fondovalle della Valsugana, magari nella zona della Riserva naturale provinciale Fontanazzo di Grigno, può portare a degli incontri inaspettati.

Nel giugno scorso c’era stato l’avvistamento eccezionale dell’orso “acrobata” di Calliano, in trasferta lungo il fiume Brenta, ma con un po’ di fortuna ci si può imbattere in qualche altro animale strano, sicuramente non tipico della nostra zona; un animale, appunto, “alieno”.


Presenze aliene

È il caso del visone americano (Neovison vison), un mustelide parente della puzzola che, come dice il nome, è nativo dell’America settentrionale.

Di questa specie si era parlato di sfuggita nella primavera scorsa, quando un esemplare venne catturato all’interno di uno stabilimento di Borgo Valsugana per poi venir dato in custodia a un privato e morire infine non avendo resistito alla cattività.

Ma la presenza di questo mustelide in Valsugana risale ormai ad alcuni anni fa, come ci racconta Gerri Stefani, laureato in scienze naturali di Tezze di Grigno, profondo conoscitore del territorio e soprattutto dell’asta del fiume Brenta verso il confine con il Veneto.

«Il mio primo avvistamento di visone americano risale al 2013 o 2014 nella zona fra Grigno e Tezze quando ne vidi un esemplare nel fiume Brenta. Più tardi ne venne anche trovato uno morto alle foci del rio Resenzuola. Da allora gli incontri con questo mustelide sono stati più di uno, il più recente qualche settimana fa nella zona del biotopo Fontanazzo quando, in occasione di un’escursione guidata, ne abbiamo visti due».


Come è arrivato da noi?

Per capire come questo animale sia arrivato da noi, dobbiamo andare indietro fino attorno al 1970 quando, in una frazione del Comune di Lusiana Conco, qualche chilometro a nord ovest di Bassano, viene fondata l’azienda “Savi”, un allevamento di visoni americani, animali da pelliccia. Nel 2005 un blitz animalista arreca gravi danni all’azienda senza però intaccare i circa 15 mila capi presenti.

Tra il 2008 e il 2010 altri due blitz nell’allevamento di Lusiana Conco hanno portato allo scassinamento delle gabbie e alla liberazione di alcune migliaia di visoni, che in parte sono morti perché incapaci di sopravvivere in libertà, in parte sono stati ricatturati, ma in parte si sono inseriti nell’ambiente, allontanandosi gradualmente dalla zona di Lusiana, arrivando al Brenta e cominciando a colonizzarlo sia a monte che a valle del bassanese.


Un danno per la biodiversità

Il visone americano infatti è un animale carnivoro che vive lungo i corsi d’acqua e anche in acqua; è capace di immergersi fino a cinque metri di profondità e di nuotare per alcune decine di metri sott’acqua; è un predatore che si nutre di piccoli roditori, pesci, anfibi e può causare danni ai nidi degli uccelli acquatici. La presenza di questa specie aliena è quindi un problema non indifferente per la biodiversità del nostro territorio e del nostro ambiente fluviale in particolare.


L'interrogazione

Nel maggio 2017 in risposta ad un’interrogazione sulla presenza del visone americano lungo il Brenta trentino, l’allora assessore provinciale Michele Dallapiccola affermava che «ad oggi sembra che si tratti di un solo esemplare e, non essendoci allevamenti in zona, tutto lascia supporre che il problema rientrerà da solo con il tempo, anche se la questione non va sottovalutata».


Cos'è cambiato nel tempo?

Intanto c’è da dire che l’allevamento di Lusiana Conco, che con circa 30 mila capi era arrivato ad essere uno dei più grandi d’Italia, ha chiuso i battenti nel 2018 per motivi ambientali: i titolari avrebbero dovuto effettuare la bonifica dell’amianto presente nei capannoni che però, probabilmente, hanno considerato troppo onerosa; inoltre il mercato delle pellicce si è ridotto di molto rispetto al passato e quindi l’attività non è stata forse considerata più sufficientemente remunerativa. Il rischio di ulteriori “rilasci” perciò non c’è.

Manca un monitoraggio

Di sicuro attualmente la presenza del visone americano nel tratto del Brenta trentino non è limitata a un solo esemplare, ma non è possibile dire quanti ce ne siano perché non è mai stato fatto un monitoraggio specifico, che sarebbe estremamente utile attivare per poi pensare a delle azioni di gestione della specie. È assolutamente necessario fermare questo animale prima che risalga il Brenta fino ai laghi di Levico e Caldonazzo perché i danni alla fauna locale che potrebbe arrecare lì sono ancora maggiori. Già nella zona dell’Ampliamento Biotopo Sorgente Resenzuola, poco sopra Tezze la sua attività predatoria potrebbe mettere a rischio l’esistenza di specie molto significative come il martin pescatore, lo scazzone, il gambero di fiume e quella che è forse la popolazione più interessante del Trentino di lampreda padana.


Cosa si dovrebbe fare?

Come detto, il primo intervento dovrebbe essere un monitoraggio puntuale della presenza del visone americano in zona, magari prendendo spunto da quanto fatto negli anni passati nel vicino Veneto. Possono essere sicuramente utili le esperienze di altre iniziative legate alle specie aliene, come il progetto europeo LIFE “ASAP- Alien Species Awareness Program” coordinato dall’ISPRA l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e concluso nell’estate scorsa (lifeasap.eu).

Sarebbero poi importanti azioni di divulgazione, informazione, didattica per far capire alla popolazione i problemi causati da questa e da altre specie aliene invasive, sia animali che vegetali, alcune delle quali vengono immesse nell’ambiente – accidentalmente o volontariamente – proprio dai cittadini, come ad esempio le tartarughe e i pesci rossi.


Che dice la forestale

Marco Olivari, direttore dell’Ufficio distrettuale forestale di Borgo Valsugana, conferma la presenza di alcuni esemplari di visone americano lungo l’asta del Brenta, segnalati soprattutto da guardiapesca, pescatori e dalla guardia ittico-venatoria. È stato ritrovato anche qualche individuo morto.

Per il momento il punto più a ovest dove sicuramente il mustelide è arrivato è Borgo, alla confluenza del Moggio con il Brenta.

Una quantificazione precisa della presenza dell’animale non è facile, ma comunque si tratta di qualche individuo, non di una popolazione consistente; questo comunque – prosegue Olivari – non significa che si debba abbassare la guardia, tutt’altro. La presenza del visone americano potrebbe diventare pericolosa per la fauna locale (ittica e non), a causa della sua adattabilità al territorio e della sua dieta "generalista" che comprende piccoli pesci, rane, crostacei, molluschi, uccelli acquatici, roditori.


Alieni: non solo visoni

Se il visone americano è una specie aliena che può creare problemi al nostro territorio, ce ne sono altre che oltre ad essere aliene sono anche invasive e che problemi ne creano sicuramente.

Ad esempio il gambero della Louisiana e la tartaruga palustre americana – inserite a differenza del visone nella lista delle specie aliene invasive di importanza a livello di Unione europea – presenti piuttosto diffusamente nei corsi d’acqua il primo e nei laghi di Caldonazzo e Levico la seconda. La tartaruga in particolare è arrivata in questi specchi d’acqua perché chi la teneva in casa come animale “da compagnia” se ne è voluto disfare, arrecando inconsapevolmente un grave danno all’ambiente: questi animali sono infatti carnivori e si cibano di girini, molluschi e piccoli pesci impoverendo la biodiversità delle nostre acque.

Oltre a quelle inserite nella lista europea, ci sono altre specie aliene e invasive che stanno creando non pochi problemi in determinati territori e per quanto riguarda la nostra zona possiamo ricordare ad esempio la zanzara tigre e la lumaca rossa, oppure la Drosophila suzukii e la cimice asiatica che ben conoscono i nostri frutticoltori.

Se pensiamo alle piante presenti lungo l'asta del fiume Brenta, inserite o meno nella lista europea, possiamo ricordare ad esempio il poligono del Giappone o la balsamina, quel bel fiore rosa che costeggia la linea ferroviaria della Valsugana.

Infine ricordiamo anche che alcune specie aliene invasive sono diffuse in Europa in maniera così ampia e da così tanto tempo che non vengono quasi più considerate tali; è il caso della comunissima robinia (Robinia pseudoacacia), originaria degli Stati Uniti sud-orientali; fu introdotta nel 1601 in Francia come albero ornamentale dai giardinieri del re Luigi XIII ed è stata poi usata in tutta Europa sia nei giardini che per il consolidamento dei terreni.

Fra gli animali ricordiamo il pesce siluro, oggi presente in moltissimi fiumi italiani; originario dell'Europa Orientale e dell'Asia Occidentale, fu introdotto in Italia dall’inizio degli anni Cinquanta in poi per la pesca sportiva.

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