Giuseppe Girardelli: l'alpino di Scurelle che visse due volte

Aggiornamento: feb 24


Un periodico ne aveva parlato già all’epoca dei fatti e più recentemente il quadrimestrale della valle Stura “Marittime” ha riproposto la storia con un pezzo di Massimo Robotti e Matteo Grosso; una storia, quella di Giuseppe Girardelli di Scurelle, che però in Valsugana è sconosciuta ai più. Ecco cosa accadde...

di GIANCARLO ORSINGHER


Protagonista, in parte involontario e inconsapevole di questa storia, è Giuseppe Girardelli, classe 1911 nato a Scurelle, nel giugno del 1940 impegnato con la divisione alpina Pusteria nella breve campagna di guerra contro la Francia in alta valle Stura, nelle Alpi Marittime.

Nato da una famiglia di contadini, lavora sin da ragazzo nella cartiera del paese e nel settembre del 1932 è chiamato alle armi nel btg. Bassano dove rimane per un anno. Negli anni successivi si alternano periodi di richiamo alle armi e di congedo e in uno di questi, nel 1938 sposa Maria Boso, con la nascita della prima figlia, Chiara, un anno dopo.


IL 30 MAGGIO 1940, quando la guerra sta per iniziare, è ancora richiamato in servizio e assegnato al btg. Bolzano stanziato a Brunico. Nella stessa giornata però lo stato maggiore del Regio Esercito dispone il trasferimento della divisione Pusteria in alta valle Tanaro, raggiungendo altre truppe che erano state qui acquartierate durante i dodici mesi precedenti.

I reparti della divisione sono assegnati alla riserva della I armata, ma il precipitare della situazione con la dichiarazione di guerra del 10 giugno fa sì che anche la Pusteria sia indirizzata verso l’alta valle Stura dove dovrà collaborare a sfondare le difese francesi nella zona del colle della Maddalena; è il 17 giugno.

Giuseppe Girardelli con il suo btg. Bolzano arriva all’alba del 21 giugno in alta montagna, ai 2.506 metri del Col de Puriac e da qui dovrà sferrare nella giornata del 23 l’attacco per espugnare i 2.601 metri del Col des Fourches. Quest’ultima è una posizione di grandissima importanza strategica, nel cuore delle difese transalpine, attrezzata con sei casamatte in calcestruzzo e acciaio dotate di mitragliatrici e fucili mitragliatori e sostenuta a poca distanza dai cannoni da 75 mm e da 155 mm di Restefond.


ALL’ALBA del 23 giugno, dopo una glaciale notte trascorsa all’addiaccio, il Bolzano valica Col de Puriac avventurandosi verso l’ignoto tra nebbia, tormenta e una fitta nevicata. Fra gli alpini mandati all’attacco ci sono Giuseppe Girardelli e il commilitone Pietro Lazzarotto, di Valstagna.

La scarsissima visibilità non facilita il compito degli attaccanti italiani, che tra l’altro non conoscono il terreno, e così una quarantina di alpini si spingono in avanti, troppo in avanti, arrivando senza accorgersene fin sotto i reticolati francesi.

UNO SQUARCIO improvviso nel cielo permette ai difensori francesi di individuare gli alpini concentrando su di loro un fuoco incrociato che li costringe a un veloce ripiegamento verso il basso, ma lasciando sul campo morti e feriti; fra i secondi ci sono anche i valsuganotti Romano Vesco e Genesio Tessaro.

Un ufficiale medico francese vuole evitare la carneficina, anche perché sa che a giorni è atteso l’armistizio e non vuole spargimento inutile di sangue; intima così agli alpini di arrendersi o di abbandonare le armi e andarsene. Una quindicina di alpini si arrendono e il resto del reparto ripiega verso Col Puriac.

Tra i feriti Romano Vesco si salverà mentre Genesio Tessaro morirà il 2 agosto all’ospedale di Cuneo. Essendo risultata evidente l’assurdità di un attacco frontale a Col des Fourches l’azione non verrà ripetuta. Dopo pochi giorni, il 25 giugno viene effettivamente firmato l’armistizio, ma nel frattempo, appena terminate le ostilità squadre di barellieri italiani tornano sui luoghi degli scontri per recuperare e identificare i corpi dei caduti. Del btg. Bolzano risulta mancante un soldato e i commilitoni Paolino Fietta, classe 1909 e Vittorio Pasquazzo, classe 1911, identificano in Giuseppe Girardelli il corpo con il viso in parte sfigurato recuperato dai barellieri. Nessuno dei due ha il coraggio di mettere le mani addosso al corpo dell’amico per verificare se nel portafogli c’è la foto della figlioletta Chiara e confermare così l’identità di Giuseppe.

Anche questa salma viene così sepolta, come tutti i caduti della Pusteria, nel cimitero di Bersezio e il 2 luglio Maria Boso, moglie di Giuseppe Girardelli riceve il seguente telegramma: «Gabinetto di Guerra 23 giugno seguito ferite riportate in combattimento est deceduto alpino Girardelli Giuseppe Gioacchino classe 1911 distretto Trento alt salma tumulata cimitero di Bersezio alt Provvedere tosto dovuti riguardi partecipazione famiglia residente Scurelle esprimendo mie condoglianze alt Assicurare alt Sottosegretario Soddu.»

La terribile notizia si abbatte sulla giovane vedova che però vuole assolutamente pregare sulla tomba del suo Bepi per dargli l’ultimo saluto.

Mentre il parroco celebra una messa in suffragio del caduto, cerimonia alla quale partecipa commosso tutto il paese e mentre la famiglia riceve numerose lettere e biglietti di condoglianze, un parente riesce nella non facile impresa di ottenere un lasciapassare che consentirà alla moglie di raggiungere l’alta valle Stura, considerata a tutti gli effetti ancora zona di guerra.

Il nome di Giuseppe Girardelli compare intanto nel primo elenco dei caduti sul fronte occidentale redatto dal ministero della Guerra, come pure sul periodico “L’Alpino”.

Il 6 luglio Maria Boso con la sorella Licia e la gemella di Giuseppe, Erminia, parte in treno alla volta di Cuneo, con una sosta a metà strada, a Milano, dove vengono ospitate per la notte da Narcisa e Lisa Dalceggio, cugine di Maria. Poi la sosta a Cuneo, dove pernottano da una signora conosciuta in treno e commossa dalla storia delle tre donne.

L'8 luglio raggiungono Bersezio e il parroco le indirizza al piccolo cimitero dove le croci in legno segnano le tombe degli alpini della divisione Pusteria e degli altri caduti.

Cercano e trovano quella con il nome di Giuseppe Girardelli...ma c’è qualcosa di strano perché la croce non è infissa nel terreno bensì appoggiata al muro e la terra lì vicino non è smossa, come se non fosse stato sepolto nessuno!


MARIA CHIEDE spiegazioni e viene accompagnata con le altre due donne lungo le sponde del torrente Puriac dove si trova l’11° reggimento. Chiedono a un maggiore mostrandogli il telegramma del ministero; l’ufficiale è confuso... scuote la testa... si rende conto che...


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