Gigi D'Alessio: «Il mio 2019, anno fortunato»


di Giuseppe Facchini


Gigi d'Alessio è stato l’ospite speciale del Festival di Castrocaro edizione 2019. Noi eravamo presenti e l'abbiamo intervistato...

Gigi, quando partecipi al Festival dei giovani, penso ti venga naturale un pensiero ai tuoi esordi...

«Assolutamente sì, è inevitabile perché Castrocaro è stata una finestra importante per i giovani. Da qui sono partiti nomi storici della canzone italiana e con l’organizzazione di Lucio Presta e il suo staff può ritornare ad avere questo ruolo. Si inizia a scrivere una storia, ma serve la prefazione e io reputo Castrocaro la prefazione per una carriere artistica».


Quanto è difficile oggi proporre i giovani talenti musicali?

«Oggi ci sono tanti talent, c’è più possibilità ma anche più concorrenza; in un minuto abbiamo l’opportunità di ascoltare le influenze musicali che ti arrivano dall’altra parte del mondo. Questo costringe il cantautore a stare al passo sulle cose. La musica sta avendo un cambio repentino, per la mia generazione serve un aggiornamento come si fa per le applicazioni. Le canzoni purtroppo non le stiamo componendo ma costruendo, si è perso qualcosa nella creatività. Oggi tu puoi andare su Internet e scaricarti i vari suoni. Gli arrangiatori e i produttori fanno il disco e spezzettano i suoni, uno prende di qua e uno prende di là».


Pensi sia cambiato tanto il modo di fare musica?

«Credo sia cambiato proprio il modo di lavorare. Diciamo la verità, non si suona più; è un po’ come andare all’Ikea. Si suona poco la musica, si costruisce. "Io suono il computer", mi ha detto un giovane, e per chi fa musica questa frase assomiglia a una coltellata. Nei testi manco a dirlo, difficilmente trovi una bella canzone d’amore. Tutto usa e getta ma non solo nella musica».


Parliamo del tuo 2019...

«Un anno nel quale ho vissuto l’esperienza di giudice a The Voice, molto bella, sia per il rapporto con i giovani che con i colleghi. Qualcuno mi ha anche scoperto, "ah, tu suoni anche il pianoforte?". Il 18 ottobre scorso è uscito il mio nuovo album dal titolo "Noi due", un disco dove abbiano usato sonorità diverse, ma sempre tenendo fede alla composizione. Ho scritto prima le canzoni al pianoforte e alla chitarra, partendo dalle fondamenta e dopo sono state rivestite. Credo che abbiamo fatto un buon lavoro. Nella musica non ci sono barriere, mi sono divertito, il disco contiene musica a 360° gradi. Mi aspettano ora tre puntate in televisione, su Rai1, con lo show "Vent'anni che siamo italiani" assieme a Vanessa Incontrada e poi via con il tour mondiale con le anteprime a Roma e Milano che saranno a gennaio».


Gigi, spesso hanno cercato di etichettarti, relegandoti in un ruolo ben definito...

«(ride, NdR) Questo per merito di alcuni tuoi colleghi che sono contro il successo popolare. Io non sono stato un prodotto imposto dalla stampa, ma la stampa è stata costretta a parlare di me. Ti devi difendere da chi non ha capito chi sei e da chi vuole per forza ghettizzarti. Ho un bel rapporto con il pubblico, nessuno mi ha regalato niente. Più di vent’anni di carriera sono importanti».

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