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G.B. Sartorelli, un naturalista eccellente in Valsugana





di MASSIMO DALLEDONNE


Assieme a don Ferdinando Paterno e al fratello Casimiro, Gian Battista Sartorelli è uno dei botanici e naturalisti autoctoni pressoché dimenticati della Valsugana. 


Tutti e tre originari di Telve, uniti dalla passione per la più antica, nobile e preziosa tra le scienze, quel ramo della biologia che tratta degli organismi vegetali sotto ogni loro aspetto e forma. 

«Erborizzatori d’eccellenza – come scrive Franco Gioppi – nati nei palazzi prospicienti la piazza nova di Telve negli ultimi decenni del Settecento e cresciuti setacciando in lungo e in largo i monti e le vallate delle giurisdizioni di Castellalto, Telvana e Ivano ove mossero i loro primi passi volti all’esplorazione della Natura»


Delle loro opere si trovano tracce nelle registrazioni di Antonio Zanotel, Antonio Rossaro, Lino Bonomi, Francesco Festi e Fillippo Prosser anche se il primo a tracciarne le biografie fu il convalligiano Francesco Ambrosi di Borgo, storico, etnografo e botanico illustre che per anni diresse la Biblioteca comunale di Trento nonché l’annesso Museo comunale. 

Dei tre naturalisti Giambattista Sartorelli è il più giovane: fratello minore di Casimiro, venne alla luce a Telve venerdì 11 agosto 1780, figlio di Giambattista e di Anna Paterno di Telve. Dal fratello, scrive l’Ambrosi, apprese le prime mosse nel disagevole cammino della scienza. Percorse i monti della terra natia in cerca di vegetali, e si fermò dinanzi all’imponente spettacolo dei luoghi vestiti a bosco. Raccolse le piante legnose che vi si contengono, le studiò con somma diligenza, e ne ampliò le cognizioni, corroborando ciascuna specie di tutte quelle notizie che servono a distinguere una specie dall’altra, ne indicò i loro usi e l’età che impiegano le piante per giungere alla maturazione. 

«Il Regio Governo lo nominò sottoispettore forestale nel distretto di Lecco in Lombardia [allora territorio del Regno Lombardo Veneto sottoposto all’Impero Austriaco], e poi Ispettore per la provincia di Bergamo. Era a Lecco – scrive ancora Franco Gioppi – quando pubblicò la sua opera sugli Alberi indigeni dell’Italia superiore ed a Bergamo quando, in continuazione della stessa, ebbe a pubblicare le sue Osservazioni sopra i mezzi di conservare i boschi mediante la regolarità dei tagli. L’Istituto Lombardo l’onorò ascrivendolo tra i suoi soci ed egli, sempre intento ad impiegare i propri studi a profitto della scienza, scrisse parecchi articoli bibliografici che vennero inseriti nel Giornale dell’Istituto»

Un’opera che lo teneva occupato negli ultimi anni della sua vita era una Monografia sulle Querce che intendeva dare alla luce ornata di molte tavole. 

Lavorava intorno alla stessa quando il Sartorelli, nel marzo del 1853, fu colto dalla morte.

«Nulla provvide per la conservazione di questo lavoro; e morto lui – continua Gioppi – i suoi scritti furono miseramente dispersi, o sottratti per la malignità di qualche invidioso. Interessanti, inoltre, sono i suoi "Cenni pratici per l’imboscamento dei luoghi nudi e corrosi dalle acque nei monti" inviati al fratello Casimiro il 27 febbraio 1824 e propedeutici, probabilmente, alla stesura della Memoria definitiva preparata da quest’ultimo per la Commissione governativa già riferita dall'Ambrosi. Le sei pagine del manoscritto trattano infatti della natura dei terreni, dei mezzi economici per aumentarne la fertilità e della scelta delle essenze per le operazioni d’impianto unitamente ad un dettagliato elenco di varietà arboree e arbustive approntato sia per interventi da realizzarsi a bassa quota sia per quelli da effettuarsi nei cantieri maggiormente elevati. Tale prospetto riporta inoltre il nome scientifico delle specie consigliate, quello in lingua italiana e quello normalmente usato nel vernacolo valsuganotto ma anche le esposizioni e lo stato d’umidità preferite dalle singole essenze nonché l’epoca della maturazione e della caduta dei semi accanto ai tempi necessari per la fase germinativa e per lo sviluppo del postime prima della messa a dimora»

Gian Battista Sartorelli, è stato un naturalista eccellente che attraverso la conoscenza del regno dei semplici ha offerto le proprie cognizioni tecnico-scientifiche per la difesa dei territori agro-silvopastorali, per la salvaguardia degli insediamenti civili e, indirettamente, per la conservazione dell’ambiente in cui viviamo.


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