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Donazione degli organi: ecco come superare falsi miti, dubbi e sospetti





di FRANCO ZADRA 


E' davvero importante sviluppare una cultura del dono e aiutare le persone a dichiararsi disponibili alla donazione degli organi, poiché nel nostro Paese si contano ogni anno circa 4 mila nuovi trapiantati, con una lista di attesa che è più del doppio.

Conoscere le modalità di registrazione della propria volontà alla donazione – davvero molto semplici e agevoli – porta a scoprire anche i benefici che questa comporta, tanto per il ricevente, che grazie alla terapia del trapianto torna a una vita autonoma, quanto per la famiglia del donatore, il cui lutto, spesso, viene meglio elaborato grazie al valore del gesto compiuto. 


La donazione degli organi, tessuti e cellule ai fini di trapianto è una straordinaria opportunità per le persone che possono contribuire al processo di cura di tanti malati che spesso non hanno altre possibilità di trattamento. 

Molto spesso la cura del trapianto è salvavita, e in ogni caso consente un grande miglioramento della qualità della vita stessa. 

Il trapianto è un intervento chirurgico che consiste nella sostituzione di un organo o tessuto malato, quindi non più funzionante, con uno sano dello stesso tipo proveniente da un donatore. 


LA TRAPIANTOLOGIA È  da sempre l’avanguardia della chirurgia. Nonostante, ai giorni nostri, il trapianto sia un intervento routinario in grado di salvare migliaia di vite ogni anno (se ne eseguono circa 8-10 al giorno), questo tipo di chirurgia rappresenta una tecnica complessa e impegnativa che coinvolge nel suo iter fino a 200 tra operatori e professionisti.

A questo punto, qualcuno potrà ancora pensare che la cosa non lo riguardi e non senta il bisogno di proseguire nella lettura. L’entrare in un quadretto familiare di quelli che ci possono capitare ogni giorno, così come lo ritroviamo in una comunicazione del Cnt (riprodotta di seguito in stralcio), potrà forse aiutarlo a cambiare idea.



A CASA ROSSI SI FESTEGGIANO i 18 anni di Michele che esibisce orgoglioso la sua nuova carta d’identità. 

«In Comune, dove ho ritirato il documento, mi hanno chiesto se volevo esprimere il mio consenso alla donazione degli organi… e ovviamente ho detto di sì!».

«Che cosa? Sei il solito sprovveduto! – replica la mamma –. Su cose così importanti avrei preferito che tu ci consultassi. Si sentono tante storie… a volte si sente di persone che si sono risvegliate dopo essere state dichiarate morte… come facciamo a essere sicuri che non accada a te?». 

Ma non è mai accaduto, leggiamo nel sito Cnt, che una persona dichiarata morta sia tornata in vita, poiché la morte del cervello corrisponde alla morte della persona.

«Puoi stare tranquilla mamma, so quello che faccio».

«Non voglio nemmeno pensare a una eventualità del genere – replica la mamma –, non voglio pensare alla tua morte e in ogni caso deciderò io sul momento». 

No, in caso di dichiarazione scritta resa al Comune, all’Asl o all’Aido, nessuno potrà mai alterare questa volontà e i medici hanno l’obbligo di rispettarla.

«Qualche tempo fa a scuola sono venuti a parlarci del valore della donazione raccontandoci esempi di persone in vita proprio grazie alla generosità di altre. Poi insomma anche alcune mie amiche hanno fatto la stessa scelta e mi hanno convinto… del resto perché non dovrei farlo?».

«Tra l’altro molti di noi hanno anche deciso di iscriversi al Registro Italiano dei Donatori di Midollo osseo, per poter donare, se fosse necessario a qualcuno, le cellule staminali emopoietiche». 

In quel caso bisogna avere tra i 18 e i 35 anni, pesare più di 50 kg ed essere in buona salute.

«Spero almeno tu possa decidere a chi donare eventualmente i tuoi organi… mi sembrerebbe il minimo, è come per le eredità!», replica la mamma scuotendo la testa. 

No, non è prevista la facoltà di individuare uno o più riceventi a cui destinare organi o tessuti dopo la morte, l’assegnazione è compito del Cnt e dei centri regionali, in base a protocolli definiti.

«Michele – interviene la nonna – sono molto orgogliosa di te per la tua decisione. Io sono anziana e purtroppo la mia opportunità di donare è passata… chi vorrebbe gli organi di una novantenne come me? Ma fossi giovane avrei dato subito il mio consenso!».


NON È COSÌ! L’età non rappresenta un limite per la donazione di organi e tessuti, lo è invece per le cellule staminali emopoietiche. Inoltre, la presenza di una o più malattie non esclude dalla donazione di organi e tessuti.

Il primo caso in Italia di una novantenne che ha donato reni e fegato è del 2017, ma ci sono stati poi numerosi altri casi, persino di ultracentenari; googlare per credere.


DONAZIONE ORGANI: TEMA IMPORTANTE E DELICATO

 Per scrivere di un tema tanto importante quanto delicato come quello della donazione degli organi, occorre affidarsi all’autorevolezza del Centro Nazionale Trapianti che, istituito nel 1999 (Legge 1 aprile 1999 n. 91) presso l’Istituto superiore di sanità (Iss), ha visto nel corso del tempo evolvere ruolo e competenze in base all’evolversi delle tipologie di trapianto e al conseguente mutare della normativa di riferimento. 


Il CNT, che si occupa in senso lato di dono biologico (salvo che per il sangue di cui è competente il Centro nazionale sangue) e del mondo dei trapianti, è l’organismo tecnico-scientifico preposto al coordinamento della Rete nazionale trapianti di cui si avvalgono Ministero della Salute, Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano.

A partire dal 2001, con il riconoscimento del Registro nazionale italiano dei donatori di midollo osseo (Legge 6 marzo 2001, n. 52) e poi a seguire nel 2007 e nel 2010 (D.Lgs 6 novembre 2007, n. 191 e D.Lgs 25 gennaio 2010, n. 16) con la definizione delle norme di qualità e sicurezza per la donazione, approvvigionamento, controllo, lavorazione, conservazione, stoccaggio e distribuzione di tessuti e cellule umani e con le prescrizioni in tema di rintracciabilità, notifica di reazioni ed eventi avversi, il Cnt ha anche il compito di definire per gli ambiti di competenza, i requisiti minimi organizzativi strutturali e tecnologici delle attività di trapianto di cellule staminali emopoietiche (CSE) e, per questo, svolge con le Regioni attività di sorveglianza e controllo. 


Inoltre a partire dal 2019, con l’emanazione del DPCM 20 agosto 2019, n. 130, il Cnt cura anche il Registro nazionale dei donatori di cellule riproduttive per procreazione medicalmente assistita (Pma) di tipo eterologo con la finalità di tracciare, per ragioni di qualità e sicurezza tutto il percorso dal donatore al nato e viceversa. 

Infatti, i centri di PMA al momento che raccolgono, trattano e conservano cellule riproduttive umane, sono assimilabili a degli istituti dei tessuti. Quindi, così come le banche dei tessuti o di altre cellule, devono rispondere ai requisiti di qualità e sicurezza previsti dai D. Lgs. 191/2007 e 16/2010, derivanti da direttive europee. 

Requisiti che devono essere periodicamente verificati dal Cnt e dalle Regioni

Circa l’attività di donazione e trapianto di organi, tessuti e cellule staminali emopoietiche, in Italia, l’informazione diramata dal Cnt è fin da inizio anno puntuale e completa e mette in fila i dati preliminari sulle segnalazioni dei donatori, i prelievi e gli interventi eseguiti; dal secondo semestre, è disponibile una pubblicazione più ampia e dettagliata che offre cifre e volumi di attività anche per singolo centro, con una trasparenza richiesta per legge, ma che vorrebbe costruire quella fiducia del pubblico nei confronti delle istituzioni sanitarie e dei professionisti coinvolti nella donazione e nel trapianto, ed eliminare falsi miti, dubbi e sospetti che ruotano attorno a questi temi.













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