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Che tipo di cane prendere?





di ANDREA FALCONERI*

Impossibile dare definizioni assolute, ma quanto meno si possono definire delle linee guida...


Questo mese ci occupiamo di quale tipo di cane prendere. Una domanda che non ha una risposta univoca, perché dipende da un insieme di fattori. Vediamoli...



Molti mi chiedono che tipo di cane prendere. Ovviamente dipende da un insieme di fattori che identificano il proprietario: esperienza, età, situazione economica, salute, stile di vita, carattere, composizione famigliare, abitudini, tempo a disposizione, energia, voglia ecc.


CUCCIOLO O ADULTO?

Il cucciolo (da 2 a 4 mesi) ha bisogno di moltissime attenzioni e molto lavoro; essendo nel pieno della fase di apprendimento ci sarà parecchio da fare, in questo caso ci saranno i presupposti validi per ottenere un cane equilibrato ed educato, che si comporti secondo le indicazioni e le intenzioni del proprietario.

Si parla di presupposti e mai di certezza, in quanto esistono delle variabili che possono influenzare il risultato, prima tra tutte la “genetica”, che nessun proprietario, nemmeno il più bravo, potrà mai stravolgere.

Non meno influenti sono le competenze della fattrice, dell’allevatore, l’ambiente, i traumi e molte altre cause esterne al binomio che modificano il processo di costruzione comportamentale di un cucciolo.

Un cucciolo può nascondere patologie o difetti morfologici difficili da evidenziare, che si manifesteranno solo in età adulta, escluse le garanzie che dà il documento “Pedigree”.

Il cane adulto (dai 2 anni in avanti) si può dire abbia meno possibilità di “modellamento comportamentale” rispetto al cucciolo, nonostante oggi in cinofilia i limiti in questo senso si siano ampliati di molto grazie all’utilizzo di metodi e strumenti innovativi, ma alcuni processi cognitivi possono essere talmente fissati e ripetuti negli anni dal cane adulto, che estirparli richiederebbe troppo tempo o troppo stress psicofisico. In alcuni casi, infatti, si parla di gestire e non più di educare o rieducare il cane.

Chi decide di prendere un cane adulto, deve essere pronto ad accettare in parte la sua identità, i suoi limiti, i suoi difetti, lavorarci certamente per smussare gli angoli, ma dovrà essere in grado soprattutto di gestirlo, adeguando la propria quotidianità al suo nuovo compagno di vita.

A differenza del cucciolo, nel cane adulto sono solitamente già evidenti i tratti morfologici e caratteriali definitivi, oltre ad eventuali patologie genetiche altrimenti nascoste, salvo la presenza del “Pedigree”.


MASCHIO O FEMMINA?

Molti sono i luoghi comuni attorno a questo punto, nella maggior parte dei casi, privi di alcun senso.

Il cane è un animale che interpreta il gruppo sociale in cui vive (famiglia) secondo un’organizzazione.

Questo significa che ogni unità ha un ruolo, una posizione sociale e quindi un “posto” che il cane collega a quel soggetto; ruolo non necessariamente definitivo, anzi, con l’età e con le esperienze, i ruoli possono naturalmente cambiare.

Alcuni soggetti definiti “scalatori sociali” sono alla continua ricerca di questo “passaggio di grado” e mettono continuamente alla prova i membri del gruppo, siano essi a quattro o due zampe.

Necessitano quindi di un proprietario fermo, sicuro di sé e capace di assumere una forte leadership.

Altri soggetti invece particolarmente “remissivi”, concilianti o arrendevoli, non manifestano nessuna intenzione di cambiare le cose, amano il loro “ultimo posto” sociale e non hanno nessuna intenzione di metterlo in discussione.

DA COSA DIPENDE

QUESTA SCELTA?

In parte dalla genetica, in parte dalla fortuna, solo per ultimo dal sesso del cane.

Certamente si possono trovare femmine “scalatrici sociali” e maschi assolutamente “remissivi”, ma bando all’ipocrisia, possiamo affermare che statisticamente è più probabile ritrovarsi nei casi inversi.

Fisiologicamente parlando, la femmina non ha nessun vantaggio o svantaggio rispetto al maschio, a meno che non si parli di cani con Pedigree con fini riproduttivi, in quel caso la gestione della femmina fattrice è decisamente più complessa e laboriosa del maschio stallone, mentre nel caso di meticci, per ovvi motivi, la sterilizzazione è d’obbligo per entrambi, quindi inutile porre il confronto.

Da un punto di vista “relazionale”, convivere con un cane maschio o con una femmina non è certo la stessa cosa. Non esistono regole scritte a riguardo che possano descrivere in maniera schematica o generale questi due tipi di convivenza.

Tendenzialmente ritroviamo nella femmina atteggiamenti sociali volti alla maternità, quindi probabilmente più disponibilità alle effusioni, all’ottenimento della calma, della pace all’interno della famiglia e a stemprare i momenti di tensione, mentre probabilmente il maschio, più competitivo, a volte meno dipendente dalle coccole, è spesso meno collaborativo e alla continua ricerca della gratificazione nel suo ruolo sociale.

Ovviamente stiamo trattando un argomento talmente articolato e ricco di variabili che non è possibile dare delle definizioni esatte e assolute, ma quanto meno possiamo definire delle linee guida.


*Andrea Falconeri è manager presso un'azienda milanese che si occupa di tutela del credito. Da 30 anni tiene corsi GRATUITI presso il suo centro addestramento cani di Levico Terme, nelle scuole e sui social.

Allevatore di golden retriever, maltesi e springer spaniel e proprietario della pensione per cani 5 stelle di Roncegno.


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