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A Palazzo Tomelin inaugurata la scultura "Sinfonia n. 2" di Bruno Lucchi


L'artista Bruno Lucchi con la sua opera "Sinfonia n. 2"




In occasione della consegna dei Premi allo Studio per l’anno 2020-2021 è stata inaugurata la scultura in bronzo “Sinfonia n°2” realizzata dall’artista levicense Bruno Lucchi. Il titolo dell’opera è stato ispirato dalla composizione musicale del grande Maestro ed amico di Lucchi, Ezio Bosso, scomparso nel maggio del 2020. Un’opera, quella di Lucchi, che ora si affaccia sul salone della sede della Cassa Rurale Alta Valsugana dalle arcate del primo piano, entrando così a far parte della prestigiosa collezione artistica dell’Istituto.


«Nelle versioni precedenti – ha raccontato Bruno Lucchiquesta scultura portava il nome di “Equilibri” che, assieme all’“Androgino” e alle “Coppie”, è sicuramente l’opera che più mi rappresenta. Un gioco di equilibri, una ricerca continua, infinita, tra armonia e proporzioni. È un’opera in “progress”, un’evoluzione continua alla ricerca della perfezione».

Il Presidente della Cassa Rurale Alta Valsugana, Franco Senesi, nel corso dell’inaugurazione, ha evidenziato che: «Nel solco della valorizzazione degli artisti del nostro territorio, una creazione come quella di Bruno Lucchi non poteva mancare nell’habitat naturale rappresentato dal prestigioso salone della Cassa Rurale Alta Valsugana».

«Quando ho iniziato questa scultura – nella dettagliata descrizione di Lucchi – ricorreva il primo anniversario della morte dell’amico-maestro Ezio Bosso. La sua musica, compagna delle mie giornate, in quei giorni era più presente del solito. Durante la lavorazione della grande opera “Equilibri”, infatti, nel lettore CD “girava” la Sinfonia n° 2 di Bosso. Questa composizione mi è entrata dentro, diventando un mantra. La sua energia era quella di cui avevo bisogno e che mi è servita per realizzare un lavoro così importante e complesso. Ci è voluto più di un mese di lavoro. Formare questa scultura è stato infatti molto complicato, un gioco di equilibri vero e proprio. Dopo averla formata, quando la consistenza della creta lo permette, la si deve svuotare, lasciando che la creta esterna abbia uno spessore uniforme, così che dopo una lunga asciugatura durata circa un mese, non si formino crepe o rotture durante la cottura. A questo punto è iniziato il viaggio in fonderia, dove è stato fatto il calco in gomma siliconica indispensabile per realizzare l’opera in cera. Dopo il complicato e spettacolare versamento del bronzo liquido nel calco, abbiamo l’opera pronta per la sabbiatura e la cesellatura.

Otto mesi di lavoro per realizzare un’opera d’arte in bronzo che si manterrà inalterata nel tempo».


BRUNO LUCCHI

Nato a Levico Terme nel 1951, dove tuttora vive e lavora. Ha studiato all’Istituto d’Arte di Trento completando gli studi al Magistero delle Belle Arti di Urbino.

La terra è da sempre la sua materia prediletta da cui nascono le sue opere. Il rito del fuoco trasforma in terracotta all’interno del suo atelier, figure che diventano poi bronzi e porcellane.

Sono numerose le opere pubbliche dello scultore Lucchi, presenti in molte città: dall’ospedale di Legnago a Verona, alla gigantesca installazione in bronzo del “Dio Poseidone” su una nave della flotta italiana. Così come sulla più grande nave da crociera italiana ha realizzato sei figure in bronzo.

Ma sue realizzazioni sono presenti anche nell’ingresso del plesso ospedaliero di Cles, nella palestra di Bondo in Trentino e presso l’Istituto di Cultura Marittimo Portuale di Trieste.

E poi, monografie, cataloghi e docufilm in italiano ed in francese ripercorrono tutta l’opera di questo grande artista, a partire dalle principali mostre personali, presentate nel tempo presso il Muse di Trento o il Forte delle Benne di Levico Terme. Pubblicazioni e documentari che ricordano più di 200 esposizioni personali ed altrettanto numerose mostre collettive.



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