Tutti quegli operai militarizzati valsuganotti morti a Cismon del Grappa



Il 5 novembre 1944 durante il bombardamento a Cismon del Grappa perirono numerosi operai militarizzati provenienti da vari paesi della Valsugana (Pergine, Levico, Roncegno, Strigno, Telve) e nella cappella del cimitero di Pergine Valsugana una lapide riporta i nomi dei Perginesi.

di LINO BEBER

Cismon del Grappa è un piccolo paese in Valsugana, situato sull’importante via di comunicazione stradale fra Trentino e Veneto con una linea ferroviaria a un solo binario.

Durante la Grande Guerra e la Seconda Guerra Mondiale la ferrovia era molto importante per gli spostamenti delle truppe e del materiale bellico.

Nel diario della parrocchia “San Marco” di Cismon del Grappa l’allora arciprete don Francesco Caron ha scritto:

«Era mezzogiorno e trenta del 5 novembre 1944, prima domenica di novembre. Si viveva in calma come al solito.

Ad un tratto si sente il rombo degli aeroplani, erano due squadriglie inglesi che avanzavano da sud. La gente, come soleva fare per il passato, non si scompone, ma esce di casa per osservare da dove vengono e dove sono diretti. Senza nemmeno sospettare ciò che sarebbe accaduto.

Mentre si sta osservando di sopra al paese, si vedono staccare da essi degli oggetti lucenti che rapidamente discendono e precipitano e subito uno scroscio formidabile, spaventoso fa tremare la terra, sembrava che le montagne si rovesciassero sul capo. Si capì subito trattarsi di scoppio di bombe, e tutti, spaventati, fuggono a ripararsi.

Allontanatisi gli aeroplani e cessato il rumore dei motori, subentrò la calma. A nord del paese, verso i Ponti, si innalzò subito una colonna di fumo nero. Si presagiscono gravi disgrazie, come purtroppo fu. Le bombe caddero sulla ferrovia e sulle baracche dell’accampamento degli operai della Todt proprio nel momento che stavano consumando il rancio, portando sterminio e morte.

Il cappellano, don Angelo Meneghini, si porta subito sul luogo colpito per prestare l’opera sua.

Mio Dio, che disastro, che rovina! Le baracche completamente atterrate e infrante, sparsi qua e là fra i rottami e il terriccio morti squarciati, feriti che invocano soccorso, ai quali il sacerdote accorre, conforta, impartisce l’assoluzione ed amministra l’Estrema Unzione in fronte.

Arrivano i primi feriti presso l’infermeria in paese, ove sono chiamato e mi reco subito per assisterli, e in paese un via vai di autoambulanze, di operai che fuggono, di persone spaventate, terrorizzate. I poveri feriti, avute le prime cure di soccorso, vengono inviati parte agli ospedali di Bassano, di Cittadella e di Marostica, e parte a Borgo Valsugana. Dal fatale bombardamento improvviso restano morti 52 e feriti un centinaio circa…».


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