Stefano Raffaelli, Risto3: «Con il lockdown il 70-80% in meno di fatturato»



A maggio le attività economiche e commerciali sono ripartite: siamo andati a vedere come in alcune realtà. Fra queste la Risto3, cooperativa leader nel settore della ristorazione di cui abbiamo parlato con il direttore generale Stefano Raffaelli...


di GIUSEPPE FACCHINI


Raffaelli, come è andato il periodo del lockdown

per la Risto3?

«Dal 10 marzo siamo rimasti attivi solamente nel settore sanitario, nelle case di riposo, con i pasti a domicilio per gli anziani e per qualche azienda seppure a regimi molto ridotti. Questo per noi ha comportato un 70- 80% in meno di fatturato e con un migliaio di dipendenti a collaboratori a casa ai quali abbiamo comunque garantito l’anticipazione della cassa integrazione. Adesso piano piano a maggio abbiamo riaperto gli esercizi pubblici e le mense interaziendali, la riapertura è molto timida, siamo tra il 20 e il 40 per cento rispetto ai periodi normali. La ripresa è molto lenta, c’è ancora buona parte del comparto pubblico a casa, le scuole sono chiuse e per noi rappresentano il 50% del lavoro e ormai se ne parla a settembre, con delle modalità e dei numeri ancora non molto chiari. La speranza e l’ottimismo stanno aumentando così come i numeri, tanti sono a casa per impegni familiari o per lo smart working e ancora c’è un po’ di paura nel girare. Siamo fiduciosi che prevalga la voglia di normalità».


Avete fatto la consegna pasti?

«In alcuni casi le mense aziendali hanno ridotto i numeri ma mantenuto lo stesso tipo di servizio, in altri casi hanno preferito la consegna pasti con cestini non utilizzando la mensa. A seconda delle richieste noi ci siamo adeguati un po’ dappertutto, ma sempre garantendo tutto quello che ci era richiesto».


Quali conseguenze hanno comportato il rispetto delle prescrizioni?

«Il rispetto delle misure previste dalle normative, per noi vuol dire eliminare due terzi dei posti a sedere dei nostri ristoranti, vuol dire aumentare in proporzione il personale nel senso che abbiamo sempre del personale addetto alla regolazione degli afflussi e alla continua sanificazione di tavoli, sedie, bagni e di qualsiasi cosa si possa toccare. Ecco quindi che a numeri inferiori ci sono comunque delle azioni e delle procedure maggiori da garantire. Apprezziamo molto la grande comprensione da parte dei clienti, la grande attenzione da parte dei lavoratori e quindi seppur con grande calma vediamo le prospettive che prima o poi ritorneranno quelle di prima».


Hanno riaperto anche i servizi in Valsugana?

«Noi in generale abbiamo aperto i nostri esercizi pubblici qualche giorno dopo la data del 18 maggio, proprio per estrema prudenza, abbiamo anche deciso di riaprirli non tutti assieme ma di fare un programma di riaperture graduale. In Valsugana dal 25 maggio il ristorante self service a Castelnuovo, l’8 giugno il bar al centro commerciale Le Valli di Borgo. Siamo sempre andati avanti in base alle richieste a servire le aziende del territorio con le mense interne».


Una nota significativa?

«Noi al momento non abbiamo notizie di casi positivi all’interno dell’azienda e tra i dipendenti, tenendo presente che buona parte che quelli che avevano lavorato a marzo e aprile lavoravano anche in case di riposo e in ambienti a rischio. Abbiamo avuto la bravura nel seguire le procedure, l’attenzione da parte dei lavoratori e la fortuna di non avere queste tipologie. Per noi l’occhio e l’attenzione deve essere equilibrata nel garantire la continuità del servizio, ma nello stesso tempo la massima attenzione sia verso i clienti che verso i dipendenti e lavoratori che dobbiamo tutelare sia dal lato sanitario che dal lato economico. Abbiamo la fortuna che è stata meritata e conquistata negli anni scorsi di avere una azienda solida da tanti punti di vista e grazie a questo pur con tanti sacrifici e sapendo che quest’anno sicuramente sarà un anno difficilissimo, coltiviamo speranze e fiducia».


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