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Simone Cristicchi e la Banda di Albiano insieme all'Auditorium Santa Chiara domenica 14 novembre




di GIUSEPPE FACCHINI


Simone Cristicchi e il Corpo Bandistico di Albiano diretto dal Maestro Giovanni Bruni sono i protagonisti di uno spettacolo evento davvero unico che si terrà presso l’Auditorium Santa Chiara di Trento domenica 14 novembre alle ore 17.

“Lo chiederemo agli alberi” è il titolo del concerto di Simone che abbiamo intervistato per Il Cinque.


Simone, come è nato questo spettacolo così originale?

«Mi hanno contattato al rifugio Potzmauer in val di Cembra e mi hanno fatto la proposta di collaborare insieme. La Banda di Albiano con la quale ho fatto anche il videoclip che ha girato il web, aveva già realizzato un progetto con Tosca sulla canzone trentina, ma in questo caso l’esperimento è un po’ diverso perché si tratterà di ascoltare i miei brani riarrangiati dalla Banda. Ci sarà anche un omaggio alla canzone trentina, dei momenti soltanto strumentali dove il Corpo eseguirà dei brani, dei monologhi, delle poesie, il concerto vero e proprio. Sarà una contaminazione molto interessante ed è la prima volta che salgo su un palco con una Banda».


Lo chiederemo agli alberi” è una canzone uscita nello stesso album di “Abbi cura di me” e che ha avuto un percorso davvero particolare...

«La cosa incredibile è che questa canzone, nata un po’ in sordina, ha cominciato poi a circolare nelle scuole, i bambini hanno cominciato a cantarla, ad eseguirla in alcune ricorrenze dedicata alla natura ed è stato un crescendo perché al momento sono centinaia le scuole che hanno adottato questo brano. Mi arrivano video, audio, foto da tutta Italia. Al di là di questo fenomeno che mi fa tanto piacere, perché catturare l’attenzione dei bambini è molto difficile, vi è anche un messaggio importante perché oggi forse più di ieri dobbiamo osservare la natura come fosse un libro di grande saggezza che ci può insegnare molto, rivolgere lo sguardo alla natura ci può riportare a un equilibrio salvifico».


Ci puoi parlare del tuo 2021 dove hai diversificato ancora di più la tua proposta artistica?

«Durante il lockdown ho sfruttato quel tempo sospeso per alimentare la mia creatività e da qui sono nate delle nuove canzoni, lo spettacolo “Paradiso dalle tenebre alla luce”, ho pubblicato molti contenuti sulla pagina Facebook che sono diventati virali. Quando ho ricominciato a fare spettacoli dal vivo, il pubblico già conosceva anche le cose nuove. Come se le persone non vedessero l’ora di ritrovarsi, non tanto per ascoltare un concerto, ma per vivere una esperienza vitale, perché alla fine l’arte è il nutrimento della nostra anima, come il corpo ha bisogno del cibo, la nostra anima ha bisogno di respirare la creatività e l’arte può fare bene.

Il pubblico apprezza la tua autenticità e il rispetto nei testi che hai verso tutti...

«Ho sempre avuto un grande rispetto per il pubblico, cercando di dare il massimo con le canzoni e gli spettacoli e il tempo mi ha regalato un pubblico, anzi delle persone che mi seguono con grande affetto, come un loro amico più che come una figura che si esibisce sul palco lontana e irraggiungibile. A me piace il teatro proprio per la vicinanza e per la magia che si crea ogni volta».


Cosa proporrai nei prossimi mesi?

«Proseguirò in parallelo con gli spettacoli “Paradiso dalle tenebre alle luce” a fianco di un'orchestra sinfonica e ispirato alla Divina Commedia e con “Alla ricerca della felicità”. Mi piace ricordare altresì la serata evento a Gorizia il 3 dicembre con un omaggio a Sergio Endrigo e al suo repertorio. E’ una grande emozione per me, perché sono canzoni indimenticabili, ancora oggi molto amate dal pubblico, e un omaggio a un grande maestro che ha davvero lasciato un segno profondo nella canzone italiana».







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