Santa Lucia: "l’asenel e la scaleta”, una tradizione perginese



In occasione della Festa di Santa Lucia nelle rivendite di pane del Perginese si possono acquistare dei dolci tipo focaccia dalla forma di asinello e di scaletta. Ecco quando e come nacque questa tradizione...

di LINO BEBER

Il 13 dicembre si festeggia Santa Lucia, martire del III secolo durante la persecuzione dei cristiani al tempo dell’imperatore romano Diocleziano.

Secondo la leggenda Lucia portava cibo e aiuti ai cristiani che si nascondevano nelle catacombe di Siracusa usando una lanterna in bilico sopra la fronte per illuminare la sua strada e lasciare le sue mani libere per portare più cibo possibile. Proprio per questo è considerata protettrice della vista.

Nel mese di ottobre il MART di Rovereto ha esposto il celebre dipinto di Caravaggio che ha rappresentato il Seppellimento di santa Lucia, che si trova nella chiesa di Santa Lucia alla Badia, in Piazza Duomo, a Siracusa.

La tradizione vuole che nella notte tra il 12 e il 13 dicembre la santa, in groppa al suo asinello, faccia il giro delle case e lasci ai bambini regali e leccornie.

Per l’occasione, nelle rivendite di pane del Perginese, si possono acquistare dei dolci tipo focaccia dalla forma di asinello e di scaletta.

L’asinello simboleggia quello di santa Lucia, che porta doni ai bambini, mentre la scaletta serve alla santa per raggiungere le finestre delle case e portare i graditi regali.

L’idea all’inizio del ‘900 ispirò Domenico Mattivi, fornaio di Pergine che aveva il forno, denominato “Panificio Moderno”, con mulino ad acqua lungo il canale macinante a ovest del Spiaz de le oche.

Il Mattivi è nominato in vari atti amministrativi di fine Ottocento e inizi Novecento come levatario, cioè il fornaio che aveva ottenuto la fornitura del pane nei vari comuni del Perginese. A quel tempo molti dei paesi, ora frazioni perginesi, erano comuni autonomi (Susà, Castagné, Vigalzano, Madrano, Viarago, Canezza).

Si racconta che Domenico sia stato l’inventore di questi dolci tipici per fare una sorpresa ai propri figli e il primo a goderne fu il primogenito Giuseppe nato nel 1896.

Iniziò in seguito a prepararli anche per i figli degli amici, finché finirono sul banco delle varie rivendite del pane. Nel 1932 il panificio fu rilevato dalla famiglia Vettorazzi e furono trovati stampi in alluminio a forma di scaletta, di asinello e anche di oca. Alla fine degli anni Settanta il panificio fu abbattuto e al suo posto sorse un moderno condominio tra via Rossi e via Brenta.




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