Ravina: genitori e figli provano a conciliare famiglia e lavoro con il progetto Families_Share



Si chiude con l’ultima attività dedicata ai più piccoli l’esperienza di FBK all’interno del progetto europeo Families_Share. Un laboratorio aperto durato 3 anni in cui persone, organizzazioni e nuove tecnologie hanno creato sinergie per co-progettare soluzioni di welfare comunitario e migliorare l’equilibrio tra vita privata e lavoro delle famiglie...

È l’obiettivo di Families_Share, il progetto europeo finanziato nell’ambito del programma “Collective Awareness Platforms for Sustainability and Social Innovation (CAPS)” di Horizon 2020, che si propone di creare una nuova offerta di welfare “dal basso e partecipato” che vada ad affiancarsi a quello tradizionale, spesso incapace di garantire una piena conciliazione tra esigenze familiari e impegni professionali, sostenendo le famiglie con servizi per l’infanzia, soprattutto nel periodo estivo e attività doposcuola, con particolare attenzione alle famiglie a basso reddito. La Fondazione Bruno Kessler è parte del progetto Families_Share, coordinato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia che ha l’obiettivo di studiare e sperimentare, assieme ad altri otto partner europei, pratiche innovative di conciliazione sfruttando le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie e dalle reti sociali.

Ultimo di questi esperimenti è la collaborazione tra FBK e la cooperativa Progetto ‘92, che ha visto genitori e figli condividere gli spazi all’interno del vivaio Tuttoverde di Ravina, nel massimo rispetto delle attuali normative di sicurezza. Così i bambini si sono potuti dedicare alle attività laboratoriali organizzate dagli operatori della cooperativa, mentre gli adulti che lo desideravano hanno potuto lavorare in modalità agile negli spazi del vivaio e contribuire alla realizzazione dei laboratori. Una app, realizzata all’interno del progetto Families_Share, ha permesso di rimanere aggiornati su tutte le novità e, soprattutto, ha concesso ai genitori di gestire una piccola turnistica per supportare gli operatori in attività e giochi per i più piccoli.

Il progetto, partito nel 2018 e articolato in 6 City Lab (a Trento, Venezia, Bologna, Budapest, Salonicco, Courtrai), fa leva infatti sui concetti della distribuzione solidale del tempo e delle competenze tra i partecipanti coinvolti, come avviene per le banche del tempo e le social street, in un’ottica di mutuo aiuto e di comunità auto-organizzata, abilitata da piattaforme e tecnologie digitali. FBK coordina il City Lab trentino, le cui attività si focalizzano soprattutto in ambito organizzativo ed aziendale. «La sperimentazione in corso a Trento si inserisce in una riflessione più ampia sui possibili scenari del welfare e vede genitori, dipendenti e aziende collaborare insieme per la co-produzione di servizi per la cura dei bambini, in un’ottica di condivisione delle responsabilità e di benessere organizzativo – spiega Chiara Leonardi ricercatrice dell’unità Intelligence Interfaces and Interaction (i3) e co-referente del progetto -. Oggi i metodi di ricerca e le potenzialità delle nuove tecnologie possono inserirsi con grandissime potenzialità in questo scenario, dando vita a soluzioni che possono colmare con successo le lacune presenti oggi dal sistema di welfare tradizionale».

Il progetto intende quindi, a partire da reti sociali già esistenti come le reti di vicinato e quelle professionali, creare delle comunità di persone che si aiutano, collaborano e si organizzano nella gestione dei figli creando dei rapporti di solidarietà e dei legami basati sulla fiducia. E proprio per agevolare la collaborazione e il coordinamento tra i partecipanti, i ricercatori hanno sviluppato una app: «L’applicazione, così come tutto il design dell’infrastruttura tecnologica implementata, è frutto di un lavoro di ascolto e di analisi dei bisogni che ha coinvolto centinaia di genitori in sei città di quattro Paesi europei durante il primo anno di progetto – spiega Gianluca Schiavo, anch’egli ricercatore dell’unità i3 di FBK  -. L’elemento fiduciario tra le comunità di persone che partecipano a Families_Share resta fondamentale e pertanto la tecnologia che abbiamo sviluppato non vuole sostituirsi all’interazione sociale reale, ma per essere strumento abilitante che consente agli attori di gestire al meglio le attività e coordinarsi in modo semplice e sicuro».

Un progetto in due fasi. Una di analisi dei bisogni e co-progettazione per realizzare la base tecnologica e le prime attività, che ha visto il coinvolgimento di oltre 500 persone a livello europeo (78 solo a Trento) e la redazione di oltre 400 questionari da parte dei dipendenti delle aziende aderenti al Distretto Family Audit di Trento. Sempre con la partecipazione di FBK, è partita la seconda fase, che ha visto nascere le prime proposte di welfare e coinvolgere oltre 500 persone nelle diverse città europee. In tre anni di progetto, che hanno portato alla realizzazione di numerosi laboratori e camp con attività scientifico-didattiche dedicate a bambini dai 6 ai 13 anni, sono state oltre 50 le famiglie coinvolte a Trento, con la partecipazione attiva dei genitori-lavoratori in sinergia col Servizio Risorse Umane di FBK e del Distretto Family Audit . Anche durante il periodo di lockdown, la comunità di genitori-colleghi di Families_Share si è ritrovata in remoto per attivare dei laboratori per condividere attività e piccoli esperimenti con i loro bambini e bambine.  «Il lavoro “in rete” e la condivisione di risorse e persone tra le diverse realtà ha permesso infatti di aumentare le iniziative, estendere il numero di persone e bambini coinvolti, nonché di abbassare i costi delle attività, – spiega Massimo Zancanaro, responsabile dell’unità i3 di FBK – mantenendo una elevata qualità dei contenuti proposti. I feedback raccolti nel progetto rivelano un grado di soddisfazione mediamente molto alto, anche negli altri laboratori dei partner europei. La speranza è quella di poter continuare a lavorare su questi modelli per contribuire al miglioramento della conciliazione famiglia-lavoro».




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