top of page

Ranieri. «Mi sono emozionato... al Massimo»






di GIUSEPPE FACCHINI


Massimo, sul palcoscenico di Sanreno mancavi da ben venticinque anni e il tuo nuovo brano "Lettera di là dal mare" ha vinto il Premio della critica Mia Martini che per molti artisti vale più della vittoria del Festival. Tu come hai vissuto questa nuova esperienza?

«Questo premio per me è una nuova perla, che si aggiunge al filo che mi porto dietro idealmente. Il brano parla di migranti ed è un problema sempre molto drammatico. Sono tornato in gara con grande piacere ed emozione. Non si può descrivere quello che si prova su quel palco che rappresenta il nostro Oscar americano. Mi dispiace solo che, per via di questa tragedia che ci ha colpiti negli ultimi due anni, siamo dovuti rimanere chiusi in albergo, senza poter fare una passeggiata e parlare con la gente».

Eri emozionato sul palco?

«Nella prima esibizione del martedì l’emozione ha vinto su di me anche alla mia età. A volte invidio i giovani che arrivano con grande sicurezza e libertà».


Raccontaci la tua canzone?

«Fabio Ilacqua è l’autore del testo e della musica. Il brano ha un impatto molto forte che ho avvertito subito, quasi come quando ho sentito “Perdere l’amore”. In quel testo ho visto la mia storia, la prua della nave con la mia famiglia in un viaggio alla ricerca di lavoro e di fortuna. Ho rivisto quella scena e l’ho rivissuta attraverso coloro che lasciano il proprio Paese. Noi italiani siamo stati un po’ i pionieri nel lasciare il nostro Paese e ad essere accolti tra mille difficoltà in altri Paesi. Io ero privilegiato perché nell’attraversare l’oceano dormivo in una cabina. La canzone tratta un tema tragicamente ancora attuale. Una lettera di là dal mare che sia dall’America o da qualsiasi altro Paese. Due ragazzi che partono e mi piace citare la frase del testo “Mai nessun temporale potrà lavare le nostre ferite dal sale”».

Come ricordi l'esordio del 1968 a Sanremo?

«Mi trovai in mezzo a dei giganti del calibro di Louis Armstrong, Toni Renis, Domenico Modugno e rimasi imbambolato a guardare questi miti. L’anno dopo incontrai anche Lucio Battisti».


A proposito di miti, quest'anno a Sanremo ti sei ritrovato in gara con Gianni Morandi. Che effetto ti ha fatto?

«Come ha scritto Gianni, sempre rivali ma grandi amici. Stiamo rivivendo le emozioni di tanti anni fa nei camerini del Teatro delle Vittorie a Canzonissima, quando all’epoca giocavamo anche a carte. Quest’anno, però, a causa della pandemia dovevi andare via subito ed è un peccato, perché la vita dei camerini è meravigliosa e ti aiuta a buttare via l’ansia e le indecisioni. Siamo rimasti eterni ragazzini nell’affrontare le gare, mancavamo da tanto al Festival ed è stato molto bello rivivere quei momenti. Ti danno tanta adrenalina e ti fanno sempre sentire giovane con tanta voglia di fare».





159 visualizzazioni0 commenti
bottom of page