Oggi è il 25 dicembre, ma non è Natale, perché...


Il 25 dicembre la Chiesa celebra la nascita di Cristo. Tale data, tuttavia, appare puramente convenzionale, poiché della venuta al mondo del Salvatore non si conosce né l’anno, né il mese, né tanto meno il giorno…


di JOHNNY GADLER

Stando alla tradizione Gesù avrebbe visto la luce 753 anni dopo la fondazione di Roma. In realtà non può essere nato in quell’anno perché Erode il Grande, il re della Giudea che secondo il Vangelo di Matteo ordinò la famosa “strage degli innocenti” proprio per uccidere il Cristo, morì 749 anni dopo l’edificazione dell’Urbe. Gesù, quindi, nacque presumibilmente 748 o, al massimo, 749 anni dopo la fondazione della Città Eterna, il che equivale al 5 o al 4 a.C. L’errata collocazione temporale circa la nascita di Cristo sarebbe imputabile a Dionigi il Piccolo il quale, nel VI secolo, formulò tale ipotesi tramandandola poi ai posteri.

Anche il mese di nascita, dicembre, è tutt’altro che credibile. Anzi, ciò sembra possa essere escluso proprio da una attenta lettura dei Vangeli, in particolare quello di Luca dove si narra come a Betlemme nella notte in cui Gesù vide la luce vi fossero molti pastori intenti a custodire le loro greggi.

Si sa per certo che, a quel tempo, i pastori partivano per i pascoli non prima dell’inizio della primavera e rientravano con l’arrivo della stagione autunnale. Gesù Cristo, quindi, dovette nascere in un giorno compreso tra la fine di marzo e gli inizi di ottobre e ciò appare suffragato anche dal fatto che, in molte località e almeno fino al IV secolo, il Natale veniva celebrato il 28 marzo o il 18 aprile, o ancora il 29 maggio.

Ma allora, da dove scaturì l’usanza di festeggiare il Natale il 25 dicembre?

Nei primi secoli dell’era cristiana i fedeli erano soliti festeggiare la nascita di Cristo il 6 gennaio, ricorrenza che all’inizio del IV secolo fu però spostata al 25 dicembre. Perché proprio in quella data? La questione è piuttosto complessa e necessita di alcune considerazioni di carattere storico.

Nel 46 a.C. Giulio Cesare aveva riformato il calendario romano, assumendo come lunghezza dell’anno un periodo di 365 giorni, ai quali bisognava aggiungere un altro giorno ogni quattro anni; si trattava, in pratica, dell’istituzione dell’anno bisestile.

In base a tale calendario, detto giuliano dal nome del suo ideatore, il 25 dicembre coincideva con il solstizio d’inverno, considerato – visto che le giornate cominciavano ad allungarsi – il giorno della rinascita del sole.

Per i popoli dell’antichità la rinascita del sole rappresentava un momento assai significativo, che in molte zone della Siria e dell’Egitto si svolgeva secondo rituali ben codificati.

Tutti i celebranti, infatti, si radunavano nei santuari e a mezzanotte uscivano gridando: «La Vergine ha partorito. La luce cresce».

In quel contesto la Vergine era identificabile con la grande dea orientale che presso i semiti veniva chiamata Dea Celeste o Vergine Celeste, mentre presso gli Egizi vi era addirittura l’usanza di raffigurare il “neonato” sole con l’immagine di un bambino che, proprio nel giorno del solstizio d’inverno, veniva esposto al popolo.

Nel III secolo d.C., in una fase di profonda crisi sia economica sia culturale dell’Impero romano, avevano trovato una certa diffusione anche nella città di Roma molti culti misterici, fra i quali spiccava quello di Mithra, altra divina orientale legata alla venerazione del sole.

L’imperatore Aureliano (270-275 d.C) aveva addirittura istituito una festa in onore del sole, denominata Natalis Solis Invicti, cioè Natale del Sole Invitto, ricorrenza che cominciò ad essere celebrata proprio il 25 dicembre, richiamando sempre una gran folla.

Pertanto i Dottori della Chiesa, fortemente preoccupati per il dilagare di quell’usanza pagana, decisero di festeggiare anche loro la nascita di Gesù Cristo il 25 dicembre, collocando al 6 gennaio l’Epifania.

Sull’origine pagana di tale tradizione troviamo un’autorevole conferma in S. Agostino, il quale esortava i cristiani a celebrare il 25 dicembre non come la festa del sole, bensì come la festa di colui che aveva creato il sole.

Illuminanti risultano anche le parole del pontefice Leone Magno (440-461 d.C.) che osservava: «Alcuni cristiani prima di entrare nella basilica di San Pietro, dopo aver salito la scalinata che porta all’atrio superiore, si volgono verso il sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro. Siamo angosciati per questo fatto che viene ripetuto in parte per ignoranza e in parte per mentalità pagana».

Ma, alla fine, il 25 dicembre passò alla storia come il giorno della nascita di Cristo.




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