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Musica. Monica Giorgetti, una vita dedicata al jazz





di ARMANDO MUNAO'


Fra le personalità artistiche del Trentino che meritano una particolare citazione, Monica Giorgetti, romagnola di nascita, ma trentina e valsuganotta di adozione (ha sposato il borghesano Alessandro Dalsasso) è una di quelle.


E lo è non solo per le sue indiscusse capacità canore o la sua specifica preparazione, ma anche e soprattutto perché, con le sue interpretazioni, ha saputo dare una nuova e dinamica vitalità alla musica jazz rendendola accattivante, comprensibile e piacevolmente gradita anche a chi, per la prima volta, si avvicina a questo particolare universo canoro.

Oggi Monica è anche docente presso le Scuole Medie di Borgo Valsugana e alterna, all'insegnamento, le qualificate e ricercate esibizioni che, sempre di più, la rendono artista di “vero successo”.


E a proposito di successo e di esperienze “internazionali” è doveroso citare, oltre ai tantissimi e applauditi concerti in Italia, anche la sua partecipazione ai prestigiosissimi Jazz Composers Symposium a Tampa 2017 (Florida - USA) e a Greeley 2019 (Colorado – USA) insieme alle grandi icone del jazz mondiale come Chris Potter, Bill Frisell e Vince Mendoza.

La storia e la passione per il jazz, ci dice Monica, risalgono alla sua infanzia vissuta fra i dolci pendii dell’entroterra romagnolo, e dove, ci precisa con parole sue, «il desiderio di cantare è da sempre stato dentro di me e, probabilmente, ho imparato prima a cantare che a parlare. La mia infanzia s’è imbevuta di tutta quella musica che mio fratello Andrea ascoltava e che io udivo dalla stanza accanto. De Andrè, De Gregori, Pink Floyd, Morricone, ma soprattutto, i Beatles. La musica, a casa mia, era parte integrante della nostra quotidianità e del nostro vivere».

Con l’adolescenza, fra gli studi di economia turistica e il crescente amore per la musica, cresce in Monica l’esigenza di rendere il suo "iniziale" canto il più consapevole e meno improvvisato possibile.



Ed è forse per questo che a sedici anni si iscrive ad una scuola di canto, una piccola realtà che, sebbene risiedesse in un paesino remoto della Romagna, è stata in grado, grazie ai suoi qualificati insegnanti, di trasmetterle, sottolinea, «l'amore per la musica dal vivo, i live, ma soprattutto per quelle parole e quella musicalità che, fino a quel momento, avevo solo sentito riecheggiare dal sax di mio zio Lele: la musica jazz.  Inizio così ad ascoltare gli standard jazz della tradizione americana, la musica Bossa Nova, a fare i miei primi concerti e saggi con le band di allievi. Mi sentivo pienamente a mio agio sul palco e affascinata da quelle armonie e melodie che potevo interpretare e rendere mie, lontana dai vincoli e ritmi statici della musica pop».

Conclusa questa esperienza e conseguita la maturità, Monica si iscrive al triennio di musica jazz presso il Conservatorio A. Buzzolla di Adria (RO), malgrado l’ammonimento dei propri genitori.

Monica stessa sottolinea che: «L’apprezzamento e il contributo famigliare è stato fondamentale per permettermi di raggiungere gli obiettivi che mi ero prefissata ma, in quel frangente, i miei genitori, persone pratiche che badano al sodo, temevano che un percorso musicale mi schiudesse un futuro lavorativo incerto».

Invece, nonostante la giovane età, arriva prestissimo la prima cattedra da docente di canto presso l'Associazione Musicale Ottava Nota di Ravenna, apripista per impegni sempre più numerosi ed edificanti, a tal punto da far ricredere anche i recalcitranti genitori.

«Il mio percorso formativo, però – sottolinea Monica –non era finito perché mi aspettavano altri tre anni di intenso studio, tra tecnica pianistica da praticare, seminari da frequentare, clausure domestiche a studiare e apprendere tutto ciò che negli anni precedenti non avevo mai sfiorato nemmeno con il pensiero. E ancora composizione, teoria improvvisativa e pianoforte. E chi lo aveva mai toccato un pianoforte prima di allora!

Ed è stato in questo particolare momento che ho incontrato la mia mentore vocale, Diana Torto, docente magistrale e cantante meravigliosa, la quale ha segnato profondamente il mio stile e la mia formazione. Ho iniziato quindi a collaborare con diverse formazioni e a frequentare l’ambiente jazzistico della mia regione. In particolare ricordo la mia figura di giovane ventenne sul palco insieme a musicisti molto più navigati e professionisti di me cimentarsi in un tributo alla voce di Billie Holiday, i White Jazz Quartet insieme al Maestro Guido Facchini al pianoforte (arrangiatore e direttore d’orchestra dei Quintorigo). Dai saggi della “scuolina” di musica di campagna ai palchi di piazze, qua e là, per l’Emilia – Romagna, era per me meraviglioso».


Una volta conseguito il diploma accademico di primo livello, nel quale presenta una tesi dedicata alle voci della musica sacra di Duke Ellington, compositore che Monica ama profondamente, i successivi due anni vengono investiti negli studi della Magistrale in Musica Jazz presso il Conservatorio G.B. Martini di Bologna.

Studi che si sono conclusi con una tesi, questa volta dedicata ad un altro illustre compositore, Michel Legrand, che le fece ottenere il voto finale di 110  e lode a ricordo, sottolinea, «di una delle giornate più belle della sua gioventù».

Dopo gli studi incrementa le sue collaborazioni e progetti musicali presso numerosi appuntamenti e manifestazioni musicali tra cui il Bologna Jazz Festival che la vede protagonista, come voce solista, dei Concerti Sacri di Duke Ellington diretti da Massimo Morganti.

E cosa dire della bellissima e irripetibile esperienza dell’Urbino Jazz Festival dove Monica è leader del progetto “Like Bill Evans”, insieme ai prestigiosi Dario Deidda e Fabio Zeppetella.

Continua le sue esibizioni cantando nel “Laborintus II” di Luciano Berio al Teatro Comunale di Bologna, in occasione del Festival “Suona Francese”, sotto la direzione di Fabrice Pierre.

E sempre a Bologna ha avuto l’immenso piacere di lavorare con la Filarmonica Arturo Toscanini di Parma, diretta dal Maestro Alessandro Cadario per la XXXIV edizione del Concorso Internazionale di composizione “2 Agosto”.

Le sue collaborazioni, nel corso degli anni, sono state tantissime e la vedono sul palcoscenico insieme ad artisti come Massimo Tagliata, Alessandro Altarocca, Mario Rosini, Michele Corcella, Teo Ciavarella, Paolo Ghetti, Marco Frattini, Stefano Pisetta, Stefano Bedetti, Daniele Di Gregorio.

E dal punto di vista compositivo, come ciliegine sulla torta delle sue esperienze, ha anche avuto l'occasione di partecipare ai prestigiosissimi Jazz Composers Symposium a Tampa 2017 (Florida - USA) e a Greeley 2019 (Colorado – USA) insieme alle grandi icone del jazz mondiale come Chris Potter, Bill Frisell e Vince Mendoza.

Ma oggi, quando è libera dagli innumerevoli impegni, come trascorre le sue giornate Monica? «Ascolto tantissima musica, di tutti i generi, dal jazz, all’opera, alla classica, al rock. Traggo ispirazione dalla poetica delle musiciste come Maria Pia De Vito, Norma Winstone, Samara Joy, Cécile McLorin Salvant. Amo Joni Mitchel, Ella Fitzgerdal e Duke Ellington, ma anche la musica da film e soprattutto la composizione e l'arrangiamento dalle quali  sono molto affascinata. È vero che nel mio essere “artista” sovente mi ispiro sì ai cantati, ma ancor prima amo indagare nella scrittura e nel sentimento dei compositori. E oltre alla musica, alle voci, ai suoni, ho tantissime passioni come il ciclismo su strada e la corsa. Amo viaggiare e la montagna, le mie amate Dolomiti, i suoi paesaggi e i suoi sentieri che fanno da protagonisti durante le mie giornate di ascese e discese per chilometri e chilometri di cammino, ferrate e corsa. Inevitabile dire che mi ispirano a nuove forme musicali, a nuovi temi e melodie. Il richiamo della montagna è stato così forte da stravolgere la mia vita e spostarla a Trento, dove vivo e dove ho trovato nuova linfa per i miei progetti musicali. Musicalmente il Trentino mi ha accolto a braccia aperte e non avrei potuto sperare in un esordio migliore. Fra le diverse collaborazioni, condivido con il pianista Roberto Gorgazzini un fitto calendario di concerti ed eventi musicali intensi ed emozionanti sia nel Trentino sia nelle regioni limitrofe. Abbiamo molti progetti, anche con il qualificato coinvolgimento di importanti nomi del panorama musicale del Nord Italia. Progetti che spero e mi auguro possano concretizzarsi nel corso di questo 2024».

E in conclusione, ma con una punta di vera speranza, ci dichiara che i suoi grandi sogni nel cassetto sono...un paio: incidere un disco a suo nome e insegnare canto jazz al Conservatorio di Trento, che è ora la sua città.











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