Levico. Prove concerto in pubblico del Coro della Sosat giovedì 10 settembre alle Terme

Levico, Palazzo delle Terme, Sala Schweizer, ore 20.30. Ingresso libero.
Il lungo rapporto di amicizia tra Coro e Bosso, raccontato per aneddoti dal presidente Andrea Zanotti. Serata all'interno della manifestazione estiva 2026 “Ezio Bosso, Bruno Lucchi. Insieme”.
Con la medesima modalità adottata da Ezio Bosso per avvicinare le persone alla musica, il Coro della Sosat propone prove concerto aperte al pubblico giovedì sera 10 settembre nel palazzo delle Terme di Levico.
I coristi ed il direttore spiegheranno passo dopo passo la tessitura di alcuni brani, li canteranno e dialogheranno con il pubblico che a sua volta potrà intervenire liberamente. La novità si trova all'interno di un classico concerto che il Coro proporrà a partire dalle ore 20.30 nel palazzo termale, con ingresso libero.
Nel suo primo centenario di vita, in questo modo ha voluto ricordare il rapporto artistico ed umano che lo legò per lunghi anni al compositore e direttore d'orchestra Ezio Bosso, proprio nell'estate 2026 dedicata da Levico Terme al musicista scomparso ed all'amico e scultore locale Bruno Lucchi.
Andrea Zanotti, presidente del Coro e grande amico di Bosso, spiega la novità della prova concerto levicense e ricorda alcuni tratti dell'intenso rapporto d'amicizia con il musicista.
“L'idea di fare una prova concerto aperta al pubblico riprende una delle tante suggestioni care ad Ezio, che ne fece, con l'Orchestra del Comunale di Bologna, di memorabili anche nella Piazza Maggiore di quella città. Essa si sostanzia in una esibizione nella quale si mostra al pubblico come è costruito e organizzato un pezzo (in questo caso una canzone) per far capire il lavoro che c'è dietro e renderne partecipe la gente, facendo così cogliere, per così dire dall'interno, la meraviglia della struttura musicale e i segreti della sua articolazione ed esecuzione. Quale modo migliore per ricordare e onorare la memoria di Ezio Bosso?
Zanotti, già docente di diritto canonico all'Università di Bologna (Scienze giuridiche) ricorda Bosso fin dal loro primo incontro.
“L'avevo visto casualmente durante la sua esibizione di Following a Bird al pianoforte durante il Festival di Sanremo del 2016. Mi aveva impressionato, era qualcosa di totalmente diverso dal contesto. Io ero a Bologna, un amico mi aveva detto del trasferimento di Bosso da Torino nella mia città. Questo amico lo aveva aiutato a trovare casa ed io con lui. Insomma ci incontrammo per la prima volta in un bar e poi andammo a casa sua, in vicolo Bianchetti 8”.
Il rapporto umano.
“Mi ero portato lo spartito originale della Montanara, l'aveva ascoltato ed era iniziato così il nostro rapporto, il mio e del Coro, con il maestro. Ero a casa sua ogni settimana, cucinava personalmente. Purtroppo ricordo anche le ultime telefonate, drammatiche...penso che sto morendo...mi diceva.
Il rapporto con il Coro della Sosat
“Prima del Covid andai a casa sua con tutto il Coro, da Trento tutti 40 in bus. Facemmo delle prove che lui guidò, ci dava suggerimenti e ci perfezionava. Replicammo altre volte. Ci invitò anche nella trasmissione televisiva della Rai Che storia è la musica iniziata nel giugno del 2019, al Verdi di Busseto. Disse che eravamo l'anello vivente di congiunzione tra musica colta e musica popolare, ci chiamò per testimoniare questa sua convinzione davanti al vasto pubblico televisivo spiegando come non ci sia differenza tra le due”.
Quando Bosso morì, Zanotto scrisse in memoria, tra l'altro
“Ezio carissimo.....Non ti sei certo risparmiato, e ti sei donato con generosità fin dove – e non di rado oltre - le fibre esili del tuo corpo lo permettevano: lo sanno bene i miei coristi, ai quali hai insegnato – in qualche prova di eccezionale valore che hai ospitato a casa tua – che il canto è intessuto di silenzi, di attese, di ascolto, di forza e di misura. Quegli stessi coristi che in gran parte non conoscono le note ma che tu hai chiamato a testimoniare davanti al pubblico vasto della tv come non ci sia differenza tra musica colta e musica popolare, perché la musica è storia di tutti, pur nella diversità delle sue forme e dei suoi significati. Ti ringrazio di averlo fatto, della dignità di cui ci hai rivestito: è una pagina bellissima della nostra storia che portiamo nel cuore”.






