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Giorgio Bertotti (Gs Valsugana): «Lo sport ti insegna ad accettarti»





di GIUSEPPE FACCHINI


Giorgio Bertotti, allenatore del GS Valsugana conosciuto sia per le capacità tecniche che umane, segue Sofia Pizzato e altri/e atleti/e della società valsuganotta nella nuova stagione agonistica 2022.


Giorgio, parlaci del tuo percorso sportivo...

«Alle scuole medie a Trento il mio professore di educazione fisica era Luigi Cavalieri e con lui mi allenai nei corsi di avviamento all’atletica leggera. Ho gareggiato con il Cus Trento, diventato in seguito Marzola, oltre che con Quercia e Aeronautica Militare. Smisi per problemi alla schiena nel 1985 e iniziai ad allenare con l’ATAF Trento insieme a Graziano Paissan e Bepi Groff come presidente; poi dal 1995 ho allenato a lungo libero da vincoli societari (a parte un periodo a Brunico con la società di Gerth Crepaz) atleti di diverse società, tra cui Fiamme Oro, Fiamme Gialle e diversi atleti della nazionale nigeriana di velocità. Dal 2010 al 2015 ho fatto il preparatore atletico delle giovanili di Trentino Volley, lavorando inoltre come preparatore atletico nel pattinaggio e nel tennis. Sono rientrato nel giro dell'atletica a Mezzolombardo a fine 2016, per poi approdare dopo qualche mese al GS Valsugana».

Cos’è l’atletica leggera per te?

«Libertà, benessere, restare giovani almeno mentalmente».

Come imposti il tuo lavoro?

«Il lavoro è sempre rapportato all’età, con chi è più giovane ci si diverte principalmente e in alcuni casi ci troviamo a supportare la famiglia, poi mano a mano che crescono sono sempre più allenatore. In ogni caso cerco di valorizzare, non faccio nessuna differenza, guardo l’impegno e non i risultati».


Cosa è cambiato negli anni?

«Il lavoro con i ragazzi è molto cambiato. Una volta era più semplice, perché avevano meno cose per la testa e molta più capacità di rincorrere un obiettivo, lo volevano raggiungere a tutti i costi. Ora, a parte qualche eccezione, sono troppo dispersivi e spesso difettano di grinta e voglia di arrivare. L’atletica in ogni caso ti insegna ad accettarti per come sei e quello che fai, ti impegni per vincere e ti insegna anche a perdere»

Il rapporto con la scuola?

«Quasi inesistente. Io non vedo più ragazzi al campo mandati da insegnanti di educazione fisica e se vengono è per volontà loro o dei genitori. È una grande lacuna l’assenza della scuola nello sport. Un altro problema sono i campi: anni fa erano sempre aperti e liberi, a disposizione dei ragazzini; ora non c’è nessuno che li accoglie, ci sono i tornelli, non possono entrare e vanno via. Gli impianti devono essere aperti e non transennati».


Quali gli obiettivi del 2022?

«In questo momento Sofia Pizzato è il traino non solo per i risultati, ma perché è anche molto amica di tutti, dà sempre una mano e si allena con il gruppo, cercando di spronarli all’impegno. L’obiettivo è crescere bene nella nuova categoria allieve, con un occhio puntato sui campionati italiani e magari lo sguardo rivolto a qualche partecipazione a meeting internazionali giovanili. Ma possono ambire a ottimi risultati e partecipare agli italiani anche Federica Giacomoni, Gaia Galvagni, Francesco Ciola. E anche nelle staffette si può fare molto bene con Sofia Galvagnini e Giulia Cimadom, arrivate quest’anno. Spero inoltre che i ragazzi che ora gareggiano con il Lagarina ed allenati da Claudio Pedri possano far bene anche loro. Tengo molto al pieno recupero di Davide Zeni».





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