Coronavirus: salgono a 18 i casi in Trentino, focolaio non locale


TRENTO – Sono attualmente diciotto i casi risultati positivi al Covid-19 sul nostro territorio, lo hanno comunicato poco fa il presidente della Provincia autonoma di Trento e l'assessore provinciale alla salute nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato alcuni componenti della task-force trentina per il contrasto alla diffusione del coronavirus: le situazioni sono tutte sotto controllo ed è stato possibile procedere per ognuno alla ricostruzione epidemiologica.


«Dalle indagini fatte in queste ore abbiamo puntuale conferma che il contagio non ha origine da focolaio trentino, ma da casi conclamati che provengono dall’esterno» ha detto il presidente che ha anche informato delle disposizioni inviate ieri dall’assessore al turismo all’associazione nazionale esercenti funiviari, contenente le raccomandazioni sul comportamento da tenere presso le stazioni sciistiche.


L’assessore alla salute ha elencato i sette nuovi casi odierni, tra cui quello di un’anziana signora ultraottantenne ricoverata a Feltre e poi rientrata in Rsa a Canal S. Bovo, che si trova quindi in isolamento all’interno della casa di riposo. Sono stati sottoposti a quarantena sette operatori sanitari della Rsa. Un altro caso riguarda un sessantaseienne entrato in pronto soccorso a Cles ed ora ricoverato in terapia intensiva a Rovereto. Confermati anche in questo caso, come quello anticipato ieri della signora della Val di Cembra, i contatti con frequentazioni esterne. Le loro condizioni di salute sono buone. Positivo anche un uomo di cinquantacinque anni che si è presentato all'ospedale di Cavalese. Non risiede in zona e si ritiene anche per lui che il contagio sia avvenuto per frequentazioni esterne. In due altri casi la scoperta del contagio è avvenuta grazie a chiamata domiciliare dell’equipe sanitaria, per cui è stato disposto l’isolamento presso la loro abitazione; infine due persone che si sono presentate all’ospedale di Trento


«Lo scrupoloso rispetto dei protocolli ha evitato ulteriori contagi» ha sottolineato l’assessore alla salute, evidenziando che nessun operatore sanitario trentino che ha intercettato i casi è stato messo in quarantena. È stato infine comunicato che due turisti provenienti da Codogno si sono presentati al pronto soccorso di Trento. Trattati secondo il protocollo di sicurezza, sono in corso le azioni per il loro rientro nel paese di origine.


Il presidente ha ribadito che tutti i casi intercettati e seguiti hanno permesso di ricostruire l’origine del contagio e di conseguenza questo è stato circoscritto. Un aspetto che anche il direttore del Dipartimento prevenzione dell’Apss Antonio Ferro ha considerato come importante: «Capire quale è il paziente zero e ricostruire dove si è contagiato il soggetto permette di “recintare” il contagio – ha detto – questo consente di apporre sistemi di contenimento e mettere in atto misure di salute pubblica».

Circa le raccomandazioni agli impianti funiviari, riguardano in particolare l’accesso alle telecabine, per cui deve essere imposto un percorso che preveda l’affiancamento al massimo di due persone che mantengano una posizione di almeno un metro di distanza l’una dall’altra nella costruzione della fila d’ingresso. Del personale deve essere appositamente predisposto per far rispettare questa indicazione. Le cabine e il locale dove viene collocata la linea d’ingresso devono essere continuamente areate e in ogni cabina deve essere esposto in modo chiaro e leggibile un avviso che evidenzi il rispetto delle prime quattro raccomandazioni del decalogo emanato dal Ministero della salute per comportamenti individuali.

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