BRUNO LUCCHI: la bellezza in tutto il suo splendore direttamente a casa

Aggiornato il: giu 8




Nella “Cartolina” di oggi non scriverò di emergenze, tamponi, sanità, pandemia, contagi, camici, test positivi o negativi, quarantena, vaccini, lockdown (tutto chiuso), isolamento, mascherine, guanti, task force (unità di pronto intervento), focolai, zone rosse, ricoveri, terapie intensive, virus, Covid19, fase due. La pretesa non è quella di cancellare la realtà incerta che stiamo vivendo, ma di regalare una piccola boccata d'aria fresca, di questa luminosa e spudorata primavera che ci osserva al di là delle nostre finestre. Desiderio di molti. Se volete. Se avete due minuti. Mettetevi comodi, e cominciate a leggere.



Il mattino ha l’oro in bocca”, credo sia un proverbio messo in giro da qualche saggio che al mattino, come me, non riesce a stare a letto. Mi sveglio prestissimo. Temporeggio sotto le coperte.

Faccio il punto sui pensieri della notte: i sogni fatti e i progetti da realizzare. Poi programmo, mentalmente, la giornata.

Mi alzo. Su un leggio, ogni santo giorno, volto la pagina di uno di quei libri ben curati con immagini abbinate a frasi riflessive che tentano di racchiudere la verità in una formuletta.

Mi paiono un po' utopistiche ma piacevoli da leggere appena svegli. Mi soffermo sull'immagine: un'alba dai mille colori mi illude di essere altrove.

Ancora in pigiama mi attrezzo con il mio tappetino per la ginnastica mattutina. “I cinque tibetani”, – un libro scritto da Peter Kelder che svela i cinque riti magici fonti di giovinezza – oltre ad essere un toccasana per i miei dischi dorsali schiacciati ed usurati, è diventato il mio iter quotidiano, per dare inizio alla giornata. Ma prima del “rito dei cinque tibetani”,  lo sguardo scivola verso la grande finestra, rivolta a sud, che incornicia parte della Valsugana e il Becco di Filadonna, in questo periodo ancora ammantato di neve.

Ogni mattina mi viene regalato uno spettacolo diverso: le nuvole rosse sparpagliate nel cielo; la luce riflessa del sole, ancora nascosto dietro le quinte. La foschia, pronta ad abbandonare la scena, disegna un atmosfera surreale.

È d'obbligo, stamane, prendere la Nikon dalla valigetta. Meglio fare in fretta per non perdere l'attimo. In questi giorni di socialità limitata mi mancano i “click”, colonna sonora dei miei viaggi.

“Click”. “Click”. Click”. Suoni onomatopeici che arricchiscono il mio spirito e spesso fonte di ispirazione di queste “Cartoline” indirizzate agli amici.

Finiti gli “esercizi tibetani”, doccia e subito dopo caffè. Intanto i raggi del sole hanno conquistato il paesaggio. Una nuova giornata ha avuto inizio. Da giorni li tengo d'occhio. Timidi, solitari nell'angolo più riparato del giardino. Sono fiori dalla linea morbida, semplice. Si presentano timidi, nella loro forma essenziale. Sfoggiano la loro eleganza con dei colori incredibili.

Dalle montagne del Kazakistan viaggiarono in Persia e in Cina fino a raggiungere la Turchia. Oggi, in questi giorni di aprile, questa piccola compagnia di tulipani, è giunta qui a rallegrare il mio giardino e i miei occhi.

Da sempre nutro una certa ammirazione per la natura.

Li guardo e sembra che mi dicano: «Perché non ci fai una foto?»

Né troppo chiusi, né troppo aperti. È il momento giusto.

Approntare un piccolo set fotografico in casa, senza le necessarie luci e gli sfondi adatti, non è semplice. Le idee in questi giorni di #iorestoacasa, rimbalzano fra le mura di casa. Mi arrangio come posso. Chiedo aiuto alla fantasia: il tappetino usato per gli esercizi dei “cinque tibetani” diventa lo sfondo; la grande finestra rivolta a sud, eccola trasformarsi in impianto luci professional. Dobbiamo saper reinventarci. È l'insegnamento di questo tempo. Trascorro un'oretta con una visione così straordinaria. La Bellezza in tutto il suo splendore, direttamente a casa propria. Non è cosa da poco.

“La Cultura, è necessaria?” - Ci si chiede in questi giorni. “La Bellezza, è necessaria?” - Io l'ho sempre saputo.

Voglio essere pratico. Preferisco dare la risposta così, con le fotografie che vedete. Poesie mute. Colorate.


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