Bieno: in mostra le vicende agricole della Valsugana tra '800 e '900




di GIANCARLO ORSINGHER

Lo scenario rurale con il monte Lefre da una parte e il monte Tauro dall'altra e, lungo una gradevole passeggiata di alcune centinaia di metri, una trentina di gigantografie che illustrano svariati aspetti della vita contadina in Valsugana nella prima metà del secolo scorso.

Sono questi gli ingredienti della mostra fotografica “Sulle vicende agricole della Valsugana” che per tutta l'estate è possibile visitare liberamente e in piena sicurezza da Covid19 nel suggestivo parco fluviale di Bieno.


L'iniziativa dell'Ecomuseo della Valsugana – dalle sorgenti di Rava al Brenta, curata da Irene Fratton e allestita da Andrea Tomaselli, ha preso lo spunto dall'omonima ricerca di Franco Gioppi, pubblicata nel 2018 dall'Associazione Agraria di Borgo Valsugana, portando alla luce e quindi facendo conoscere alla popolazione una serie di interessanti avvenimenti e aneddoti della Valsugana agricola tra Otto e Novecento.

La mostra ripropone alcune delle immagini presenti nel volume e ne propone di nuove provenienti da fonti locali diverse, come biblioteche, archivi comunali e collezioni private.

La “passeggiata agricola” fa immergere il visitatore in alcune delle attività che a lungo hanno fatto parte della vita quotidiana dei nostri contadini, almeno fino a quando la meccanizzazione non ha cambiato il modo di coltivare la terra. Lungo il percorso troviamo così il pascolo, la fienagione, la cura del bestiame, il lavoro in malga, la raccolta della legna, la cura del bosco, l'apicoltura, la costruzione di attrezzi da lavoro, la vendemmia, la tosatura delle pecore, lo sfogliare le pannocchie. Attività che spesso e volentieri coinvolgevano tutta le generazioni del corposo nucleo familiare, dai bimbi ai nonni e con le donne molto frequentemente in prima linea.

Lungo il percorso però troviamo anche momenti più intimi della famiglia contadina, come la rasatura della barba a malga Montalon e pure avvenimenti invece molto pubblici come il mercato del bestiame, la festa degli alberi o la festa dell'uva a Castel Ivano.

Un'immersione quindi piuttosto completa nell'agricoltura valsuganotta del passato che, per chi vuole, può essere approfondita con la lettura del lavoro che, come detto, è stato alla base della mostra. Oltre 200 pagine corredate da una ricca iconografia che ci fanno scoprire cronache e storie di vita agricola e anche di vita quotidiana.

Un viaggio che parte nel 1810 con l’accenno alla “Memoria sull’Agricoltura della Valle Sugana nel dipartimento dell’Alto Adige” del borghesano Carlo Aloisio Hippoliti dalla quale risulta che «...il grano turco, così detto sorgo, il vino e la seta sono i prodotti principali (…). Diversi rami di agricoltura sono sufficientemente ben trattati, altri, all’incontro, in parte negletti e però suscettibili di miglioramento. (…) Le terre generalmente della Valsugana, nella maggior parte, vengono coltivate col mezzo di mezzadri (…). Pochi fondi sono coltivati da’ giornalieri” pagati in estate “...non di rado anche lire una e settantasette centesimi ed inoltre, per titolo di regalia, viene data loro ogni giorno una bozza di vino».

Sfogliando il volume ci si imbatte nell’epopea della produzione della seta e, come scriveva don Gioacchino Bazzanella nelle sue “Memorie di Tesino”, scopriamo che «si principiò (verso la metà del secolo XVI) ad introdurre nella bassa Valsugana l’arte di fare la seta, piantare gli arbori detti morari, e coltivare gli vermi detti cavalieri…» e pure che già nel 1736 a Borgo c’è un filatoio impiantato dai Conti Dinasti Giovanelli. Non mancano le tragedie come nel decennio successivo quando il povero Francesco Cia cade da un gelso intento a «brucar foglia pei cavalieri».

Strettamente legata alle produzioni cerealicole è invece la presenza dei numerosi mulini dislocati praticamente ovunque ci fosse una piccola caduta d’acqua e molto interessante è la storia della nascita a Borgo del primo caseificio.

Angelico Prati nel suo “Dizionario valsuganotto” fa risalire al 1280 le prime testimonianze valsuganotte del “graspà” o “brascà”, cioè dell’uva ammostata e gli uvaggi di varietà padovana e vernaccia costituiscono la parte preponderante delle decime dovute dai nostri contadini sei-settecenteschi ai castelli delle tre giurisdizioni della valle. Pochi forse sanno però che ancor oggi nei sotterranei dell’Agenzia delle Entrate di Borgo Valsugana rimane qualcosa dei bollivino dell’ex Cantina sociale di Borgo, attiva all’inizio del secolo scorso.

I grandi edifici a Castelnuovo, sulla strada verso Scurelle e a Borgo, in via XXIV maggio, ci ricordano l’importanza che ha avuto la coltivazione del tabacco, iniziata in Valsugana alla fine del 1800 sull’esempio di quanto praticato nel vicino Canale di Brenta, anche se solo alla metà degli anni Venti del Novecento i contadini locali si convincono della bontà dell’iniziativa.

Di questo e di altro ci racconta il libro di Franco Gioppi, con la citazione di tanti valsuganotti «che hanno fatto l’agricoltura» nei due secoli passati.

Una passeggiata “didattica” al parco fluviale di Bieno accompagnata poi da una buona lettura ci fanno quindi conoscere e apprezzare tanti aspetti, spesso inediti, dell’agricoltura in Valsugana nel passato.



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