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Accadde il 20 marzo. Un omicidio, due cadaveri e un Santo





di JOHNNY GADLER


Padre Jan, canonico della cattedrale di Praga, sembra essere una persona stimata e rispettata da tutti, tanto da entrare anche come predicatore alla corte di re Venceslao. Com’è possibile che alla fine di questa storia rimanga vittima di un assassinio? Che il nostro detective stia seguendo l’uomo sbagliato? Forse, oppure…


Se fosse la trama di un romanzo giallo, la storia di San Giovanni Nepomuceno darebbe non pochi grattacapi al detective di turno.

Poirot o Miss Marple che sia, si ritroverebbe fra le mani una vicenda piuttosto intricata, di cui solo la fine è nota: il corpo di un uomo gettato nottetempo in un fiume, su ordine del re. Un delitto, dunque, di cui si conosce il luogo, l’arma e il mandante, ma che presenta molti lati oscuri per quanto riguarda il movente, la data dell’omicidio e, soprattutto, l’identità della vittima.

Per mettere assieme gli indizi con cui dovrà svolgere l’intricata matassa, il nostro investigatore sarà costretto a catapultarsi in pieno Medioevo.


BOEMIA, ANNO DEL SIGNORE  1340 o giù di lì. Nel piccolo villaggio di Nepomuk nasce un bambino a cui i genitori danno il nome di Jan. Già qui il primo mistero: si tratterebbe di una famiglia di condizioni umilissime per alcuni; benestante, invece, secondo altre fonti che addirittura identificano il padre come un noto giudice.

Il nostro detective annota scrupolosamente le due versioni dei fatti e poi si trasferisce a Praga, dove fervono i lavori per la costruzione dell’Università voluta da re Carlo I di Boemia. Non sarà un viaggio a vuoto.


NEL 1348 la Karlova Univerzita è completata e cominciano ad arrivare i primi studenti fra i quali, presto, riconosceremo pure Jan di Nepomuk, che in italiano potremmo anche chiamare Giovanni Nepomuceno.

Ora tutti concordano, nella città di Praga il giovane studia teologia e giurisprudenza con ottimi profitti e man mano che passano gli anni le testimonianze sul suo conto si fanno sempre più precise.

Nel 1373 prende gli ordini e diventa notaio pubblico nella cancelleria episcopale, mentre nel 1374 appare come protonotario e segretario dell’arcivescovo Giovanni di Jenstein.

Padre Jan, canonico nella cattedrale di Praga, sembra essere una persona stimata e rispettata da tutti, tanto da entrare anche come predicatore alla corte di re Venceslao.

Com’è possibile, dunque, che alla fine di questa storia rimanga vittima di un assassinio? Che il nostro detective stia seguendo l’uomo sbagliato? Forse...


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EPPURE SONO IN TANTI, la mattina del 16 maggio 1383, a veder riaffiorare il suo corpo esanime dalle acque della Moldava. E non si tratta certo di una disgrazia. Qualcuno giura di aver notato degli individui che lo gettavano di peso dal ponte Carlo. Uomini al soldo di re Venceslao si sussurra in città.

Ma perché mai il sovrano avrebbe dovuto condannare a morte padre Jan?

Un movente ce lo forniscono i soliti ben informati, che però si trincerano dietro l’anonimato. Il sacerdote sarebbe stato il confessore della regina Giovanna di Baviera; il re Venceslao, sospettando che la consorte lo tradisse, avrebbe preteso di conoscere la verità proprio da Jan. Ma il segreto rivelato nella confessione è inviolabile. Non può essere svelato a nessuno, nemmeno al re in persona. Padre Jan avrebbe quindi pagato con la vita l’osservanza di questo sacramento.


SANTO SUBITO e caso chiuso, dunque? Non proprio.

Il nostro investigatore ancora non sa che per la canonizzazione di Giovanni Nepomuceno ci vorranno oltre tre secoli – l’atto, infatti, porta la data del 1729 – ma, soprattutto, ignora ciò che sta per accadere a quasi mille chilometri di distanza. Andiamoci.

Padova, Universitas Iuristarum, anno 1387. Tra i laureati in diritto canonico compare anche un certo Jan di Nepomuk. Com’è possibile?

Non era stato forse ripescato – cadavere! – quattro anni prima nella Moldova?


SCONCERTATO, IL NOSTRO detective riprende le indagini e inizia a pedinare quell’uomo di cui credeva di conoscere tutto, o quasi. Non lo lascia un attimo.

È lì quando padre Jan diventa canonico nella chiesa di Sant’Egidio a Praga e quando, nel 1389, è nominato parroco della chiesa di San Gallo nonché canonico della cattedrale di Wyschehrad.

È ancora al suo fianco nel 1390, quando lascia la parrocchia di San Gallo per diventare arcidiacono di Sasz e canonico della cattedrale di San Vito, senza peraltro godere di quei benefici ecclesiastici riservati ai canonici della cattedrale; poi lo segue quando l’arcivescovo di Praga lo nomina presidente del tribunale ecclesiastico e suo vicario generale.

Siamo nell’anno 1393, la vita a Praga sembra svolgersi sui binari della più assoluta normalità quando, la mattina del 20 marzo, accade un fatto incredibile.

Dal fiume Moldava affiora – di nuovo! – il cadavere di un uomo: è proprio padre Jan.

Il mandante – perché di omicidio si tratta – sembra essere ancora una volta re Venceslao IV. Ma la regina Giovanna in questa occasione non c’entra nulla; i motivi, si dice, vanno ricercati altrove, in questioni di diritto più che di letto.

Secondo molte fonti, infatti, il re da tempo culla un sogno nemmeno tanto segreto: fondare una nuova diocesi da affidare a un suo protetto.

Per tale ragione ordina che alla morte dell’abate Rarek di Kladrau non si elegga un successore e che la chiesa dell’abbazia venga trasformata in sede vescovile.

Si tratterebbe di una esplicita violazione del diritto canonico, il che, ovviamente, suscita l’indignazione di padre Jan, vicario del vescovo.


IL SOGNO DEL RE e l’incubo di Jan si fondono in un’unica realtà all’inizio del 1393: l’abate Rarek muore e i monaci, incuranti della volontà espressa dal sovrano, eleggono quale successore l’abate Odelenus. Padre Jan dà il proprio beneplacito, scrivendo in tal modo la sua fine. Venceslao IV, infatti, non lo perdona e lo fa annegare nella Moldova.


ECCO ALLORA CHE Giovanni Nepomuceno entra nel novero dei santi per aver difeso l’autonomia della Chiesa cattolica contro le ingerenze del sovrano. Una conclusione che non fa una piega, se non fosse che già abbiamo un altro  Giovanni Nepomuceno, morto – sembra – dieci anni prima e per una ragione ben diversa.

Posto il fatto che fin dall’inizio conoscevamo il colpevole, dove sta la verità su tutto il resto?

Per quanto il nostro detective di fantasia sia stato diligente nella ricostruzione dei fatti, la soluzione del giallo rimane aperta, anche se gli storici moderni sembrano ormai concordare su due ipotesi di fondo.

La prima è che i due Jan in realtà siano la medesima persona e che l’equivoco sia sorto per un errore di trascrizione della data di morte – 1383 anziché 1393 – ad opera di Giovanni di Krumlov, decano della cattedrale di San Vito.

La seconda è che la condanna a morte decretata dal re sia effettivamente dovuta alla determinazione del Santo a non rivelare ciò che la regina Giovanna gli avrebbe confidato nel segreto della confessione.

Pertanto il motivo della nomina dell’abate Rarek, benché il fatto corrisponda a verità, sarebbe soltanto un pretesto.


UNA FIGURA COSÌ controversa non poteva certo avere un’attribuzione univoca dei patronati. Infatti San Giovanni Nepomuceno è ricordato come protettore dei canonici, dei confessori, dei calunniati, dei marinai, dei barcaioli e della Boemia. Una patria che, a dire il vero, non sempre gli fu riconoscente, tanto che tra il 1919 e il 1920 molti monumenti a lui dedicati furono distrutti, proprio a causa delle troppe discrepanze sulla sua storia.

Oggi il culto di San Giovanni Nepomuceno appare assai forte in tutta Europa e non soltanto nella Repubblica Ceca, dove tuttavia rimangono i segni più tangibili della sua vicenda, come l’imponente tomba argentea costruita nella cattedrale gotica di San Vito e, soprattutto, la statua che lo raffigura sul Ponte Carlo, luogo nel quale trovò la morte per annegamento.

Statue dedicate a San Giovanni Nepomuceno si possono ammirare anche su molti ponti d’Italia, come a Morbegno, Colorno, Potenove, Bassano del Grappa, Livorno, Milano, a Roma sul ponte Milvio, famoso per i lucchetti degli innamorati, nonché a Borgo Valsugana sul ponte Veneziano.

Nel nostro Paese, però, il Santo è venerato non tanto come difensore della chiesa o del sacramento della confessione, bensì quale protettore dalla alluvioni.

Come nell’assassinio di San Giovanni Nepomuceno, i colpevoli delle calamità che sempre più affliggono il Bel Paese sono sotto gli occhi di tutti, ma per inchiodarli alle loro responsabilità non sarebbe sufficiente nemmeno il nostro pur bravo detective di fantasia.

E allora se piove, anziché maledire il “governo ladro”, forse ci conviene indirizzare il nostro pensiero direttamente ai santi: “San Giovanni Nepomuceno, proteggici tu”. 





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