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Trento. Il calcio multietnico: Intrecciante, quando l'orso incontra l'elefante





di NICOLA PISETTA

Serena Endrizzi, Beatrice Pani e Moussa Dia raccontano l’ASD Intrecciante, progetto calcistico di integrazione multietnica nato tra i ragazzi richiedenti asilo dell’Africa Subsahariana: un club, nonostante le difficoltà gestionali, in continua crescita...


A luglio 2018 un gruppo di amici, dà vita ad una società sportiva dilettantistica che include, in un contesto multietnico, tanti dei ragazzi dell’Africa subsahariana in attesa dell'asilo politico.

Il calcio, si sa, è lo sport più popolare del mondo. Si doveva, dunque, trasformare un hobby in un progetto su lungo periodo che potesse lanciare tanti giocatori su un campo da gioco, inserirli nella vita comunitaria locale attraverso un campionato federale trentino e permettergli di costruire le proprie relazioni nella squadra e fraternizzare con gli avversari durante il terzo tempo.

Sono circa 100 i giocatori che hanno preso parte al progetto Intrecciante, con provenienze diverse: accanto ai giocatori trentini, vi sono paesi come Senegal, Gambia, Mali e Guinea. Tante le lingue materne: l’italiano si affianca all’inglese e al francese, il dialetto trentino al wolof e al fula.

Trento, nella squadra, non è il luogo più a nord del mondo: ad allenarsi, spicca anche la presenza di Badia, un portiere svedese di origine curda. Ogni giocatore proviene da un contesto di retaggio differente e, in un certo senso, la conoscenza reciproca, di stampo culturale-linguistica, riguarda anche quella tra due giocatori africani che sulla mappa appaiono come i “vicini di casa” ma nel vissuto sono di cultura differente.

Non mancano, inoltre, i valsuganoti: l’allenatore, dal 2020, è Sergio Gadda di Calceranica al Lago e del direttivo societario è membro anche il difensore perginese Tommaso Mosna.

Serena Endrizzi, originaria di Mezzocorona, è la presidentessa dell’ASD Intrecciante. Moussa Dia è il vice-presidente e insegna italiano all’istituto Ivo de Carneri di Civezzano. Beatrice Pani è la segretaria e tesoriera e tra il 2016 e il 2019 lavorava presso il centro di accoglienza straordinaria.

Serena, qual è il tuo ruolo come presidentessa?

«Il mio compito è quello di coordinare il lavoro del direttivo e incentivare il protagonismo dei ragazzi che si trovano dinanzi ad una crescita continua, anche attraverso il confronto. Lo spogliatoio raccoglie tante teste, tante esperienze e tante idee e quello di cui mi occupo, principalmente, è mediare, sintetizzare e coordinare tutti i tesserati del club, accomunati dall’entusiasmo del gruppo. Resta costante, inoltre, l’impegno alla ricerca del sostegno con nuove partnership».


Moussa, com’è nato Intrecciante?

«Nasce dal desiderio di molti richiedenti asilo di giocare a calcio al di fuori degli spazi dell’accoglienza: dopo essersi ambientati e aver capito a che punto erano col progetto migratorio, hanno voluto proseguire l’attività calcistica con partite ufficiali, visto che molti ragazzi già erano attivi a livello federale nel proprio paese d’origine: diverse realtà, tra cui la UISP e il volontariato trentino, hanno offerto la possibilità di accedere al campo e conoscerci. Prima della nascita di Intrecciante, ci aiutò anche l'allenatore Giorgio Postal che invitò i giocatori ai suoi allenamenti».

Beatrice, che cosa rappresenta il vostro logo?

«L’incontro: da una parte l’orso, simbolo del Trentino, con le montagne e i corsi d’acqua. Dall’altra, tra i tanti animali della savana, l’elefante: i due animali si guardano, sorridono e si abbracciano. Nel mezzo, poi, il pallone è il simbolo per eccellenza dell’inclusione, permette di incontrarsi e di unirsi».


Serena, quali le difficoltà?

«Sono, purtroppo, molteplici: i permessi di soggiorno vanno spesso controllati per via delle tempistiche legate alla scadenza e l’andirivieni dei giocatori, da un anno all’altro, è continuo. A livello finanziario, dobbiamo sostenere i costi delle visite mediche e dei campi da gioco di Trento, tra gli allenamenti e le partite, non disponendo di una nostra casa. Per ora, quindi, giocare nel campionato federale degli Amatori è più sostenibile, sia per le nostre casse che per la gestione generale: la quota d’iscrizione è più bassa rispetto alla Seconda Categoria, la partecipazione agli Amatori va incontro alle esigenze di quei giocatori che per un motivo o per l’altro (specie gli studenti fuori sede) sono impossibilitati a giocare le partite la domenica pomeriggio e per quelli che non hanno mai praticato il calcio in modo strutturato e come impegno settimanale e necessitano, per questo, di una gavetta non solo col gioco sul campo, ma anche con ciò che comporta la vita nella squadra, specie il rispetto degli orari e la comunicazione con lo staff e il mister. Altro aspetto, molto importante, è poi quello legato al fattore tesseramento: per giocare negli Amatori, il procedimento burocratico per i giocatori extracomunitari è molto più facile rispetto alle categorie dilettantistiche della piramide calcistica nazionale.


Moussa, la competitività in campo fu immediata?

«Tutt’altro! Il primo anno incassammo circa 70 goal e ne avevamo all’attivo circa 15, ma per noi era già una vittoria il fischio d’inizio: vedere, con i nostri occhi, che quel progetto, dopo aver ottenuto il bando, era velocemente diventato realtà ci inorgogliva. Specie perché riuscimmo subito a costruire il contesto multietnico che tanto ci eravamo prefissati. Volevamo lanciare il messaggio contro l’odio attraverso la partecipazione: l’importante era riuscire a trasmetterlo efficacemente, al di là dei risultati».


Beatrice, è nata subito una piccola tifoseria?

«Sì, è sempre stata un punto forte di Intrecciante: la nostra tifoseria è parte della squadra, non sono solo supporter che cantano nei due tempi regolamentari, ma entrano in campo per il terzo tempo, momento cruciale del nostro progetto: nei primi due anni di Intrecciante, quelli pre Covid, abbiamo conosciuto anche volti nuovi e purtroppo, la pandemia ne ha rallentato la crescita, non permettendoci di organizzare il momento di socializzazione post partita tra Intrecciante e le squadre avversarie. Speriamo che il terzo tempo possa tornare presto, in quanto anima del movimento stesso».


Serena, progetti futuri?

«Stiamo organizzando come UISP un piccolo campionato di calcio a 7 da disputare tra aprile e maggio, il giovedì sera. Le richieste per entrare nella squadra sono tantissime, disponiamo di una rosa di ben 30 giocatori e le difficoltà, per alcuni, di partecipare agli allenamenti e alle partite limitano la partecipazione continua: chi studia ed è spesso in movimento tra Trento e casa, chi frequenta le scuole serali, chi ha i turni in fabbrica o nella ristorazione, non può garantire continuità: per questo, il torneo darà spazio a chi si è ritrovato impossibilitato a giocare a calcio lungo tutto l’arco della stagione. Qualsiasi richiesta di partecipare, come squadra o singolarmente, è ben accetta».


Facebook ASD Intrecciante

Instagram intreccianteasd

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