Storia di un Supercinema che in Valsugana ha fatto epoca

Aggiornato il: 8 nov 2020


La facciata del Cinema Impero nel disegno dell'architetto Eduino Maoro

di Johnny Gadler


A Pergine Valsugana una bella mostra ha ripercorso le vicende del Supercinema (Ex Impero) aperto nel 1938 e chiuso definitivamente nel 1981.


Era un martedì il 20 ottobre 1936, quando i fratelli Rodolfo, Giulio, Guido, Mario e Alfredo di Clemente Andreatta presentarono la domanda per costruire una nuova sala cinematografica in un terreno di loro proprietà situato a Pergine, in piazza Garibaldi.

Il podestà dell’epoca, l’ingegner Guido Tommasini, accolse l’istanza con estremo favore convinto del fatto «che tale costruzione contribuirà a dare maggiore sviluppo ed incremento al concorso di forestieri di questa borgata».

I lavori, eseguiti su progetto dell’architetto Eduino Maoro, ebbero inizio il primo ottobre 1937 e furono portati a termine circa un anno dopo. I fratelli Andreatta, come imponevano le norme di sicurezza dell’epoca, furono sottoposti ad accertamenti di idoneità tecnica relativamente alla prevenzione degli incendi e al pronto intervento, attraverso un esame di idoneità che sostennero il 7 dicembre 1937, alle ore 9, presso il Cinema Modena di Trento in Via San Francesco.

Sabato 15 ottobre 1938 il quotidiano Il Brennero pubblicava un breve articolo in cui si leggeva: «In piazza Garibaldi fervono i lavori per la costruzione del nuovo Cinematografo la cui inaugurazione è prevista per il mese venturo. È questa una realizzazione di grande importanza agli effetti dell’incremento turistico e teatrale della borgata. A Pergine infatti, mancava una sala cinematografica dotata di razionali impianti, costruita secondo le esigenze della tecnica moderna e che rispondesse pienamente alle vigenti norme di sicurezza. Il problema è stato affrontato dai concittadini fratelli Andreatta, che l’hanno rapidamente risolto, dando alla borgata un’opera degna tecnicamente e architettonicamente di figurare in questo centro. L’opera venne costruita su disegno e sotto la direzione dell’architetto Maoro. Il Cinematografo avrà un ingresso signorile e vasto con accesso da piazza Garibaldi; le numerose porte di sicurezza si apriranno invece sul lato sinistro del fabbricato. Il salone delle proiezioni avrà una capienza di circa quattrocento posti; una spaziosa galleria sarà riservata ad altri posti. In platea si collocheranno comode poltroncine come in galleria. L’arredamento sarà tutto nuovo. Costruito espressamente con buon gusto. L’illuminazione, sarà data alla sala mediante moderni diffusori laterali. Con la realizzazione di quest’opera, la borgata viene dotata di una sala che accrescerà decoro e prestigio al paese».

Fino a quel momento, infatti, a Pergine vi erano il cinema parrocchiale Don Bosco e il Cinema-Teatro Amedeo di Piazza Municipio, gestito da Giuseppe Andreatta, zio dei promotori della nuova sala.

Tale struttura veniva definita dagli stessi Andreatta: «di incapacità numerica, scomodità di sedile, di mancanza assoluta di servizi meccanici e igienici… e l’acustica è totalmente negativa». Insomma, mancava una struttura moderna che venne ufficialmente inaugurata il 17 dicembre 1938 e che, vista l’epoca, non si poteva chiamare che Cinema Impero. Il giorno dopo il quotidiano Il Brennero riportava così la notizia: «Ieri sera, con semplice rito di stile fascista, presenti le autorità e le gerarchie locali, con l’intervento del Segretario provinciale del Dopolavoro, dal rappresentante provinciale della Società autori e scrittori e di una folla di cittadini è stato inaugurato a Pergine, sotto gli auspici dell’Opera Nazionale Dopolavoro, il Cinema Impero costruito dai fratelli Andreatta in poco meno di un anno su progetto dell’architetto Maoro. La sala, modernamente ideata, è arredata decorosamente e l’opera torna di decoro per la borgata. Dell’iniziativa la popolazione e le autorità si sono compiaciute, poiché essa torna stile all’incremento della propaganda culturale».

Come avvenne per tutte le sale cinematografiche, ad un certo punto anche i fratelli Andreatta decisero di dotare il Cinema Impero di un bar, la cui licenza fu rilasciata nel 1943 ma soltanto per la vendita di bevande analcoliche. Alla richiesta, formulata all’inizio dell’anno seguente da Guido Andreatta, di poter vendere anche bevande alcoliche, il questore di Trento pose un veto, accogliendo le osservazioni del commissario prefettizio Giulio Rizzi il quale esponeva come, nei pressi del Cinema Impero, vi fossero dei locali – la locanda Alba e l’albergo Voltolini in primis – che già svolgevano questa attività, peraltro in un paese che a fronte di 4200 abitanti presentava ben 16 esercizi pubblici per la vendita di bevande alcoliche, quando la legge ne avrebbe consentito non più di 9. Nonostante ciò, però, quattro mesi dopo la domanda di Guido Andreatta fu accolta, sebbene con la concessone di una licenza stagionale.

Terminata la guerra, il Comitato comunale di liberazione nazionale, in accordo con la Questura di Trento, stabilì di chiudere il Cinema Impero, il cui nome richiamava inequivocabilmente l’epoca fascista, adducendo motivi di sicurezza: era il 26 maggio 1945. Qualche mese più tardi, tuttavia, Comune e famiglia Andreatta trovarono un accordo per riaprire la sala, innanzi tutto cambiando il nome da Cinema Impero a Supercinema. Ciò avvenne il 9 novembre 1945, allorché i fratelli Alfredo, Mario e Rodolfo Andreatta si impegnarono anche a «versare spontaneamente alla Associazione Reduci di questo Comune il 2,5% dell’introito al netto delle tasse erariali per la durata di 5 anni, salvo lo scioglimento della Associazione Reduci, nel qual caso cesserà il versamento. Inoltre essi hanno deciso di dare la domenica precedente Natale una rappresentazione per l’Orfanotrofio e la Domenica precedente Pasqua una rappresentazione per l’Ospedale Ricovero ed anche queste per la durata di 5 anni».

Negli anni seguenti, venuto meno anche l’embargo alle pellicole di produzione americana, nella sala del Supercinema furono proiettati film che hanno fatto la storia del cinema, molto apprezzati da un pubblico ancora del tutto libero dalla sudditanza alla Tv, elettrodomestico all'inizio riservato a pochi eletti.

Così proprio i cinema, paradossalmente, erano anche i luoghi di ritrovo per assistere ai primi spettacoli televisivi come il leggendario quiz Lascia o raddoppia? condotto dall’altrettanto mitico Mike Bongiorno. Ma non solo. Il Supercinema, allora, era anche il luogo più indicato per promuovere documentari e cortometraggi a scopo divulgativo. Una locandina dell’estate 1950, ad esempio, informa la popolazione perginese che «lunedì 17 luglio, ad ore 21, nella Sala del Supercinema, gentimente messa a disposizione dai proprietari Sigg. Andreatta, verrà proiettato un interessante quanto istruttivo film di propaganda igienico-sanitaria».

Ma il piccolo schermo aveva ormai lanciato la sua sfida: il moltiplicarsi delle reti televisive, con l’avvento delle TV private, la comparsa delle videocassette e successivamente dei primi videonoleggi, compromisero definitivamente la sopravvivenza di tante sale cinematografiche di paese come il Supercinema che chiuse definitivamente i battenti il 4 dicembre 1981. I locali furono adibiti a negozio di termo-sanitari, sempre dei fratelli Andreatta. Ora, proprio lì, si sta realizzando la nuova biblioteca comunale della città.

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