Simone Cristicchi e la Banda di Albiano hanno incantato l'Auditorium Santa Chiara




di GIUSEPPE FACCHINI


Emozioni e pathos allo stato puro per lo spettacolo evento di Simone Cristicchi e il Corpo Bandistico di Albiano ieri pomeriggio all’Auditorium Santa Chiara di Trento gremito di pubblico.


È difficile trovare la parole giuste per descrivere e raccontare qualcosa di così unico e straordinario, e che resterà indimenticabile nel cuore di tutte le persone presenti. Un pubblico che ha apprezzato un concerto di rara bellezza, tanti gli occhi lucidi nel vivere insieme uno spettacolo di assoluta qualità.

Dopo l’esecuzione di tre brani da parte del Corpo Bandistico diretto dal Maestro Giovanni Bruni, Simone ha parlato del legame speciale che lo lega con il Trentino, tanto da considerare questo concerto come un vero matrimonio tra l’artista romano e questa terra.


E così magicamente sono risuonate le note e i versi di canzoni come “Magazzino 18”, “Ti regalerò una rosa”, la toccante “Torna sole” e naturalmente “Lo chiederemo agli alberi” la canzone che ha dato il titolo allo spettacolo il cui video sulle note della Banda di Albiano ha avuto una montagna di visualizzazioni. Simone ha regalato al pubblico due motivi inediti di grande effetto, un omaggio al Trentino proponendo due canzoni di montagna come “Signore delle cime”e “Nina le rocce”, recitando alcune poesie e l’intero cantico numero XXXIII del Paradiso recitato a memoria dove San Bernardo rivolge la sua preghiera alla Vergine e per sua intercessione può fissare lo sguardo nella mente di Dio, come Simone recita nella rappresentazione “Paradiso dalle tenebre alla luce”. Lo spettacolo si chiude con “Abbi cura di me” interpretazione da brividi con lo spettacolare arrangiamento bandistico. A quel punto gli applausi calorosissimi durante tutto lo spettacolo non si sono più fermati tanto da replicare in alcuni bis “Lo chiederemo agli alberi”, “Volemo le bambole” e “Signore delle cime”.

A fine concerto le parole a caldo di Simone...

«E’ stato bellissimo incontrare loro, i musicisti sono stati eccezionali e poi con il pubblico davanti si è scatenata una energia che ha trascinato tutti. Abbiamo ricevuto tanti appalusi già dal primo brano, valanghe di appalusi. Voglio dire che questo progetto ha avuto senso e avrà senso anche in futuro, la nostra speranza è quella di poterlo replicare, magari in primavera, in estate in un bel posto all’aperto».


Cosa ha rappresentato questa serata?

«Per me è stata una liturgia, una celebrazione dell’amore per questa terra. Io sono romano, ma sono abituato fin da bambino a frequentare il Trentino Alto Adige e questa è stata una grande festa di unione, di comunione con questo popolo che negli anni ha imparato ad amarmi e a seguirmi con tanto affetto, abbiamo vissuto insieme una grande magia. Spero di poterlo ricambiare facendo tutto il meglio che posso».

Il pubblico apprezza la tua autenticità e il rispetto nei testi che hai verso tutti...

«Ho sempre avuto un grande rispetto per il pubblico, cercando di dare il massimo con le canzoni e gli spettacoli e il tempo mi ha regalato un pubblico, anzi delle persone che mi seguono con grande affetto, come un loro amico più che come una figura che si esibisce sul palco lontana e irraggiungibile. A me piace il teatro proprio per la vicinanza e per la magia che si crea ogni volta».


Cosa proporrai nei prossimi mesi?

«Proseguirò in parallelo con gli spettacoli “Paradiso dalle tenebre alle luce” a fianco di un'orchestra sinfonica e ispirato alla Divina Commedia e con “Alla ricerca della felicità”. Mi piace ricordare altresì la serata evento a Gorizia il 3 dicembre con un omaggio a Sergio Endrigo e al suo repertorio. E’ una grande emozione per me, perché sono canzoni indimenticabili, ancora oggi molto amate dal pubblico, e un omaggio a un grande maestro che ha davvero lasciato un segno profondo nella canzone italiana».







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