Pergine. Venerdì 10 aprile appuntamento con Andrea Braido
- il Cinque

- 3 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min

Andrea Braido a Pergine. Sabato 10 aprile alle ore 20.30, presso il Teatro Comunale, un concerto d’eccezione organizzato dall’Associazione Culturale “Insieme Cultura”. Il grande musicista Andrea Braido torna a Pergine Valsugana con “Braidus in rock” , concerto rock con il trio composto da Guido Carli alla batteria e Daniele Carli al basso e voce. La scaletta prevede brani senza tempo che hanno fatto la storia della musica rock come Purple Haze, Starway to Heaven, oltre ai brani composti dallo stesso musicista facenti parte del disco “Space Braidus”.
In apertura del concerto si esibirà con tre brani, l’Orchestra d’archi della Scuola Musicale Camillo Moser di Pergine.
Com’è il tuo attuale percorso artistico?
Spazio sempre nei generi musicali che ho sempre amato e da cui provengo, ma in questi ultimi due anni ho dato molta importanza ai concerti jazz in trio, contrabbasso, batteria e chitarra suonando molto brani dei miei dischi personali e anche dei classici. La mia direzione è anche quella, mi piace suonare il jazz, è un'altra dimensione, i suoni sono più lunghi e contenuti. Mi piace poi come farò al concerto di Pergine coinvolgere musicisti nuovi, dare spazio a ragazzi che hanno talento e a chi se lo merita. Il mio percorso è di sforzarmi di portarmi sempre su nuove barriere musicali e quelle che conosco espanderle il più possibile. L’orecchiabilità è un fatto di cultura personale, se tu pensi che il massimo è arrivare a più persone è una scelta ma non è l’assoluto, ci sono musiche incredibili che sono meno importanti solo perchè han venduto meno copie, io non posso accettare questo modo di vedere. Io cerco di proporre più possibile musica di qualità, facendo sempre le prove, rispettare i brani, oltre che la mia vita voglio che la musica esca in un certo modo.
Cosa proporrai a Pergine?
La cosa interessante è che suonerò per la prima volta il mio disco “Space Braidus”. La sonorità sarà molto dura e potente, il trio è sempre stato uno dei miei preferiti a partire da Hendrix ai Cream ai Grand Funk ai Police. Poi brani di Hendrix, dei Deep Purplee e qualcosa di italiano, alternando il tutto.
Come ricordi l’ingresso nell’olimpo della musica?
Non avevo più gli stimoli necessari dopo il viaggio in America, a 20 anni le cose sono cambiate molto perché mi ero reso conto che in città grandi come New York o Boston mi mancava il fatto di avere più musicisti, I confronti con altri musicisti, in regione avevo suonato con tutti e ho capito che dovevo fare il grande salto e iniziare a spostarmi in città più grandi prima Genova, Roma e soprattutto Milano che allora era la New York italiana dove incontravi musicisti veramente tosti, quello che vedi sui dischi di Renato Zero, di Mina, in Rai, e trovarsi lì a fare una jam session con musicisti molto severi che ti guardano dall’alto in basso, mi ha fatto scattare la cosa.
Tanto lavoro e impegno.
Ho sempre avuto la voglia di mettermi in discussione, l’America aveva dato dei segnali fortissimi, volevo vedere come è realmente la cosa ed è andata bene. Il mio impegno per la musica è sempre stato massimo, ero sicuro di quello che facevo anche se magari non ero quello che si aspettavano. La musica come tutte le discipline ha le sue regole come tutte le altre cose nelle vita, e soprattutto nelle arti. Ho imparato a fare il mio marchio, a mettere la mia firma, la mia personalità, a trasmettere quello che suono, è una ricerca questa che dura tutta la vita e che prosegue.
Giuseppe Facchini






