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Pergine. Roby il pettirosso vola sempre più in alto




di LINO BEBER


Nuovo grande successo per l'ultima storia illustrata dell'artista perginese Ernesto Anderle dedicata al pittore Caravaggio...


DOPO L'ESORDIO NEL 2019 con “Vincent Van Love”, che ha avuto anche un’edizione in lingua cinese, e “Ridammi una mano. Fabrizio De André”, la magica penna illustrativa di Ernesto Anderle, in arte Roby il pettirosso, che da più di 10 anni vive a Pergine Valsugana, dove era nato il papà Franco (1943-1999), Ernesto ha continuato a mietere successi editoriali con “Murubuti. RapConti illustrati”, “Raffaello” e “Casanova” pubblicati nel 2020 seguiti nel 2021 da “Hedera” e “Dante a tempo di Rap”.

L'ULTIMA PUBBLICAZIONE uscita è “Caravaggio” dedicata al grande pittore lombardo Michelangelo Merisi (1571-1610), più noto con lo pseudonimo di Caravaggio, dove un tempo si credeva fosse nato.

In realtà l’artista nacque a Milano da genitori nativi di Caravaggio (Bergamo).

Nel 1577, per sfuggire alla peste, la famiglia Merisi lasciò Milano per tornare al paese, dove il padre contrasse la malattia e dopo poco tempo morì.

A soli 13 anni, terminata l'epidemia in città, il giovane Michelangelo fu mandato a lavorare a bottega a Milano, dove restò fino al 1592 prima di raggiungere Venezia e poi Roma dove visse dal 1594 fino al 1606.


LA VITA "SPERICOLATA" del Caravaggio fu segnata da episodi di risse, violenze, piaceri carnali con prostitute e forse anche con omosessuali.

Tra il maggio e l’ottobre del 1604 il pittore fu arrestato più volte per possesso d’armi e ingiurie alle guardie cittadine.

Nel 1605 fu costretto a scappare a Genova, dopo aver ferito gravemente un notaio, a causa di Lena, amante e modella di Caravaggio.


IL FATTO PIÙ GRAVE si svolse a Campo Marzio: la sera del 28 maggio 1606 il pittore fu ferito e, a sua volta, colpì mortalmente il rivale sempre a causa di una donna le cui grazie erano contese da entrambi.

PER QUESTO FATTO Caravaggio fu condannato alla decapitazione che lo costrinse a fuggire in vari luoghi del Lazio, poi a Napoli dove restò un anno, all’isola di Malta e in Sicilia a Siracusa, dove realizzò la pala d’altare del Seppellimento di santa Lucia, a Messina, Palermo e infine tornò a Napoli, dove da Roma gli giunse la notizia che papa Paolo V stava preparando una revoca della condanna a morte.


DA NAPOLI SI MISE in viaggio nel luglio 1610 con una feluca-traghetto raggiungendo Porto Ercole, dove, attraversando zone paludose, morì forse a causa della malaria, anche se recenti ricerche eseguite su resti ossei hanno fatto supporre che la morte possa essere stata causata da brucellosi o da saturnismo, dovuto alla presenza di piombo e arsenico nei colori impiegati per le opere d'arte.

Secondo il professore partenopeo Vincenzo Pacelli esperto della storia del Caravaggio, il pittore fu invece assassinato da emissari dei Cavalieri di Malta, un omicidio ordito per vendicare un'offesa arrecata a un alto esponente del Cavalierato.


DOPO ESSER STATO famoso in vita, la fortuna di Caravaggio diminuì fortemente negli anni successivi alla sua morte; per lungo tempo la sua memoria è rimasta legata più agli aspetti romanzeschi della sua vita che all’effettivo riconoscimento del valore artistico delle sue opere, che solo a metà del XX secolo furono universalmente riconosciute e oggi ammirate in tutto il mondo.

Non è possibile quantificare il numero esatto di opere realizzate dal Caravaggio: sicuramente sono più di 100 quelle a lui attribuite, altre opere sono di attribuzione dubbia e ogni tanto spunta fuori qualche dipinto in cui taluni intravedono lo stile del maestro.


IN ITALIA SONO concentrate la maggior parte delle sue opere – sono ben 45 – soprattutto nelle chiese e nei vari musei di Roma, Firenze, Prato, Milano, Cremona, Napoli, Palermo, Siracusa, Messina.


NEGLI USA SI TROVANO altre 10 opere, 5 in Francia, 5 in Spagna, 3 in Austria, 3 in Germania, 3 in Inghilterra, 2 a Malta, 1 nella Città del Vaticano, 1 in Irlanda e 1 in Russia a San Pietroburgo al museo dell’Ermitage.


ERNESTO ANDERLE con il suo stile inconfondibile illustra e narra, con l’aiuto nella sceneggiatura di Nicolò Targhetta e per la parte storica di Chiara Stigliani, la biografia del pittore “maledetto” costretto a fuggire «in un’epoca di “ferro e sangue”, in cui bastava una parola sbagliata o uno sguardo di troppo per finire a terra sventrati da una spada», come scrive Ernesto nel proemio al suo fumetto che senza falsi pudori illustra le tappe della carriera, ma anche la turbolenta storia personale del grande artista del quale continuiamo ad ammirare le opere.

Alla prossima Ernesto!













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