L'importanza del vuoto



di LICIA CAPPATO


Ci sono momenti nella vita che vorremmo poter fermare tutto per poter stare in ascolto di quello che abbiamo dentro: può essere un dolore, una tristezza, ma anche una gioia o il bisogno di maggior chiarezza.

Nel nostro tempo questo non è permesso, perché dobbiamo rispondere a scadenze o impegni di vario genere, la nostra giornata è carica di appuntamenti di ogni tipo e manca di spazi vuoti.



Vuoto" una parola che quasi prende un senso negativo nella nostra cultura, di mancanza; in realtà è in quel vuoto che possiamo ricaricare le energie, mettere chiarezza alla mente e dare spazio in un secondo momento alla creatività.

La maggior parte delle persone ha difficoltà a stare in un momento di vuoto, perché oramai programmate fin da bambini ad essere sempre in un'azione, in un continuo fare, quando si fermano sopraggiungono i sensi di colpa, come se non avessero fatto abbastanza o tensione nella non-azione.

In questa situazione il corpo e la mente sono sempre in uno stato di stress che comporta conseguenze negative a livello di salute psico-fisica, rendendo carente il sistema immunitario per un eccesso di cortisolo e altro.

Non c'è la consapevolezza che questo tipo di vita non porta benefici, ma situazioni di disagio a lungo andare, oltre che l'impossibilità di godersi la vita, in quanto diventa solo dovere!

Quando c'è la consapevolezza: i sensi di colpa o il senso del dovere, che ci è stato inculcato fin dalla tenera età, non ci permettono di fare scelte di cambiamento.

Un essere umano dovrebbe dedicarsi a lavorare per mantenersi in un buono stato di salute, e in questo termine includo anche lavori dedicati alla casa, massimo 4/5 ore al giorno di media, il restante tempo dedicarlo alle proprie passioni e al riposo.

Sembra fantasia se osserviamo i ritmi attuali che vanno dalle 8/10 ore al giorno più tutti i lavori annessi alla casa e alla crescita dei figli, scuola e attività varie.

Se osserviamo la Natura però ci insegna che ci sono stagioni dove si lavora maggiormente e altre di meno, come l'inverno, stagione che si dedica al riposo esterno ove il lavorio è più sotterraneo.

Com'è possibile pensare ad avere anche ore di “vuoto”?Osservando la stragrande maggioranza delle persone verrebbe da rispondere: impossibile!

Andiamo indietro negli anni per vedere una possibile soluzione: l'essere umano era meno individualista e più propenso alla condivisione, all'aiuto reciproco anche tra famiglie, addirittura si parlava di comunità; fenomeno che negli ultimi anni sta trovando sempre maggior sviluppo.

Ove più famiglie decidono di condividere talvolta anche spazi comuni per sostenersi reciprocamente: nella gestione dei figli, nella coltivazione dell'orto, ecc... e poter così avere anche ogni tanto dei momenti di “vuoto” dove poter attingere energie.

Non necessariamente occorre vivere tutti sotto uno stesso tetto, basterebbe aiutarsi un po' di più e pensare meno di dover fare sempre tutto da soli.

Talvolta ci siamo riempiti di tante cose, impegni che se andiamo ad analizzare sono inutili e ci costa tempo doverli mantenere.

L'arte del vivere sarebbe piuttosto semplice soprattutto ai giorni nostri con il livello di tecnologia e sviluppo raggiunti, peccato che ci hanno “venduto” a caro prezzo la convinzione che dobbiamo avere di tutto e di più per essere comodi o di fare di tutto e di più per essere felici; la conseguenza dedicare più tempo per dover pagare quelle comodità e quel fare, quindi lavorare di più anziché vivere.

Se manca lo spazio vuoto, manca l'aria.

Questa è la sensazione che viviamo nel nostro profondo, perché ci rendiamo conto che gli anni passano e non abbiamo la libertà di poterci fermare quanto desideriamo per stare in ascolto di Noi, di quello che abbiamo veramente voglia di fare.

Credo che se ognuno di noi si fermasse un attimo a riflettere su quanto di quello che abbiamo o facciamo è veramente indispensabile per vivere, si arriverebbe alla conclusione che almeno la metà potrebbe essere eliminata, e se poi cominciassimo a farlo potremmo arrivare anche ad avere quello spazio vuoto necessario per vivere bene.

Auguro un giugno ristoratore a tutti.

Licia


















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