Il presidente Paccher a Stivor per i 25 anni dell'associazione italiani
- il Cinque

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"Venticinque anni di associazionismo e la musica dei nostri cori rinnovano a Stivor l'orgoglio delle origini trentine e la forza di una vicinanza che non è mai venuta meno. Questa trasferta conferma l'impegno delle istituzioni regionali nel valorizzare un patrimonio culturale e umano unico, nato dai sacrifici dei nostri emigrati. Proteggere questo legame storico significa dare un valore presente alle nostre radici più profonde."
Il legame storico e di profonda solidarietà che unisce il Trentino alla comunità di Stivor, in Bosnia ed Erzegovina, si rinnova a Prnjavor in occasione della festività patronale di San Giovanni. Il vicepresidente del Consiglio regionale Roberto Paccher si trova in questi giorni nella località bosniaca per partecipare alle celebrazioni ufficiali, un'occasione che quest'anno assume un significato speciale. Ricorrono infatti i 25 anni di attività dell'Associazione Italiani di Stivor - Circolo Trentino e i 50 anni dal primo storico concerto di un coro trentino a Stivor, due tappe fondamentali nel percorso di salvaguardia delle radici oltreoceano.
Per Paccher si tratta di un ritorno in un territorio ben conosciuto e visitato a più riprese, da ultimo per verificare i danni del maltempo e sostenere il completamento della struttura della caserma dei Vigili del Fuoco volontari, nata oltre vent'anni fa con il contributo della Provincia autonoma di Trento e destinata a diventare una casa comune per i residenti. A Stivor vive una comunità di circa mille persone di origine trentina, discendenti delle famiglie che oltre 130 anni fa partirono principalmente dalla Valsugana, ma anche dal Primiero, da Aldeno e da Cimone, conservando pressoché intatto il proprio patrimonio culturale e linguistico.
Questa identità condivisa è stata celebrata a Prnjavor attraverso la musica, grazie all'esibizione di due formazioni corali del nostro territorio, il Coro Sant'Osvaldo e il Coro dei Mistananti. I complessi si sono esibiti accompagnando i momenti liturgici e civili della sagra patronale, offrendo un momento di condivisione e un ponte culturale sospeso tra il passato dell'emigrazione e il futuro della cooperazione istituzionale.






