il Cinque di settembre: in distribuzione il nuovo numero

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C’è un filo che attraversa molte delle storie che raccontiamo in questo numero: quello di un territorio che sta provando a immaginare il proprio futuro senza rinnegare ciò che è stato.
Il Trentino del 2040 si interroga su come attrarre talenti, far crescere le imprese, creare lavoro e offrire case a chi sceglierà di vivere qui.
La Panarotta prova a ripensarsi come montagna da vivere tutto l’anno, meno dipendente dalla neve. Levico scopre che il turismo può crescere anche fuori dall’estate. A Rovereto, intanto, è partita la costruzione del nuovo Polo Idrogeno che mette insieme ricerca, tecnologia e imprese per trasformare l’innovazione in sviluppo.
Sono esperienze diverse, ma raccontano lo stesso cambiamento. Anche nei piccoli paesi, dove contrastare lo spopolamento significa riportare famiglie nelle case vuote, o nelle comunità energetiche, dove produrre e condividere energia diventa un modo per lasciare valore sul territorio.
Per una terra di montagna la tentazione di difendere ciò che esiste è comprensibile. Tradizioni, paesaggio, comunità e qualità della vita sono un patrimonio da conservare. Ma conservarlo non significa restare immobili. La sfida è esattamente opposta: partire dalla propria identità per interpretare direttamente i cambiamenti, invece di subirli. Turismo, energia, tecnologia, lavoro, casa e demografia non sono questioni separate. Sono facce della stessa domanda: come può un territorio continuare a essere vivo? Forse il futuro della montagna si gioca proprio qui. Non nell’imitare altri modelli, ma nel costruirne uno proprio, capace di tenere insieme radici e innovazione. Perché il modo migliore per difendere un territorio non è arroccarsi nel passato, ma dargli gli strumenti per essere protagonista del proprio futuro. Buona lettura
Johnny Gadler
Direttore Responsabile







