Il cane: gerarchie e leadership





di ANDREA FALCONERI*


Se ci pensate, la gerarchia esiste in qualunque società: se non esistono uno o più capi, uno o più sottoposti e una serie infinita di “vie di mezzo”, nessuna società può funzionare.

Neppure quella umana.

ALZI LA MANO CHI DI VOI può affermare di condurre la sua esistenza senza rispondere a regole imposte da altri!

Ovviamente il cane, nel suo superiore gerarchico, non cerca un tiranno ma una figura autorevole, una guida, qualcuno di cui fidarsi e a cui potersi affidare.

Qualcuno da stimare! Questo è il vero “capobranco” o leader o chiamatelo come volete, che ogni proprietario di cane dovrebbe sforzarsi di impersonare. E chiedere l’aiuto dell’esperto quando la cosa gli riesce difficile


ATTENZIONE: NON ESSERE

tiranno non significa trasformarsi in sgiuggiolatore asfissiante sempre e comunque.

Il nostro lavoro nei vari centri spesso fallisce proprio in questo.

Poiché cerchiamo di lavorare sulle persone, spesso ci arrendiamo di fronte a certi soggetti (umani): sono quelli che con il cane non riescono proprio ad avere un rapporto equilibrato, che chiedono sempre e solo “per favore”, che rimpinzano sempre e comunque il cane di cibo-premio anche quando fa semplicemente il suo dovere, che continuano a coccolarlo quasi fosse uno scaccia noia, che non dicono mai un NO e tantomeno si permetterebbero di dare una sgridata.

Chiunque abbia lavorato con i cani sa benissimo che in natura non funziona così.

Ed è giusto che non funzioni così!!!

SE IL CUCCIOLO FA TROPPO il furbetto, le sgridate gli arrivano eccome: dalla mamma, dal papà e anche dagli altri adulti del branco.

In qualche caso arrivano anche le botte sotto forma di un sacco di denti ben più efficaci dello scappellotto che ogni tanto merita e che troppo spesso i proprietari negano in virtù di uno sciocco buonismo….

Cercheremo in tutti i modi, ovviamente, di limitare al massimo le punizioni corporali.

Ci mancherebbe. Sarebbe, oltre che stupido, anche troppo comodo.

Ma questo non significa assolutamente “no alla gerarchia” e men che meno l’affermare che la stessa non sia importante per il cane.

Il cane tende sempre e comunque a scoprire quale sia la sua posizione gerarchica in famiglia: è una cosa per lui vitale. Punto.


A VOLTE I NOSTRI ALLIEVI CI guardano mooooolto sospettosi quando, alla prima lezione teorica, spieghiamo le regole per il conseguimento della leadership (regola delle coccole, del passare dalle porte, del cibo eccetera) . Beh, ricordate che quelle regole sono una trasposizione “umana” quasi letterale di quanto avviene in un branco canino.


IL CAPO GESTISCE LA RISORSA “cibo”, il capo non lascia entrare nessuno nella sua tana, il capo esplora per primo qualsiasi nuovo territorio. I cani si comportano proprio così.

Lo sappiano anche i cosiddetti (loro si definiscono cosi con una geniale trovata di marketing) “gentilisti” : gente spesso appena uscita da poche ore di corso che si vanta di saper gestire con un po’ di luring e quattro clickerate il golden o cavalier di turno.

SAPPIANO QUESTI SIGNORI CHE la società dei cani, con le regole della leadership, fila e filerà sempre a meraviglia, mentre nella nostra società, nella vostra società, centinaia di migliaia sono le persone che il cane non riescono proprio a gestirlo.

Chissà come mai?

A forza di considerare gli addestratori “non gentili” di essere dei violenti picchiatori, dei creatori di robottini, dei distruttori di personalità canina, i “guru” del gentilismo hanno creato una generazione di cinofili che non riesce a gestire nemmeno i cagnetti iper timorosi da 5 kg.

E quando non ci riescono allora la colpa è del povero cane…..

È chiaro che i neofiti, ai quali viene spiegato che i metodi classici sono da torturatori, spesso cascano nella trappola e buttano, oltre ai loro soldi, anche centinaia di anni di esperienza cinofila.


PECCATO CHE IL “metodo gentile” non vada assolutamente bene per tutti i cani. Può sicuramente andare bene per la maggior parte dei cuccioli ma con molti adulti, specie se appartenenti a razze dal carattere forte, selezionate da millenni per “avere” un carattere forte, è difficilissimo da applicare.

Tanto più quando il proprietario è un neofita e chi lo segue un ciarlatano appena uscito da tre giorni di corso….

Se poi sono già stati commessi errori educativi in precedenza, può diventare addirittura impossibile e pericoloso utilizzare “solo” quel metodo.


RIBADIAMO QUINDI ALCUNI punti fondamentali :

• Il cane è un animale gerarchico. Questo non è in discussione se non da chi di cani capisce zero.

• Da animale gerarchico, il cane è in cerca di un superiore, di un “capo” a cui affidarsi, di un leader da seguire. Lo vuole, lo desidera, per lui è vitale trovarlo. E se non lo trova… ne prende il posto (o almeno ci prova). E spesso sono guai…..

• Essere un “superiore gerarchico” non significa affatto essere un violento torturatore.

• Essere superiori gerarchici e farlo capire al cane, significa dimostrargli che siamo affidabili e capaci di mantenere unito e gestire il branco con la massima gentilezza possibile quando si tratta di “insegnare e spiegare”, ma anche con una certa severità verso coloro che fanno i furbi e si sottraggono ai propri ruoli,doveri e responsabilità.

Questo si ottiene con un giusto mix tra collaborazione, lavoro, gioco, dimostrazioni di affetto e superiorità gerarchica manifestata in modo sereno ma fermo.

(1- continua)



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