Ernesto Anderle, Feltre e il calendario per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri


Le tre fiere nell'illustrazione di Ernesto Anderle

di LINO BEBER


Negli ultimi mesi la città di Feltre (BL), ricordata da Dante Alighieri nella Divina Commedia, ha messo in campo una serie di iniziative e incontri con studiosi alla scoperta di quanto il sommo poeta, deceduto 700 anni fa, continua a dirci e a stupirci.


Nella prima cantica dell’Inferno nel I canto il poeta Virgilio formula la prima profezia nella quale un veltro, un cane da caccia simbolo della virtù, riuscirà a sconfiggere la cupidigia, incarnata nella figura di una lupa insaziabile simbolo dell’avarizia e dell’avidità, indicando che la sua nazione sarà “tra feltro e feltro” riferendosi forse all’arrivo del nuovo imperatore Arrigo VII e alcuni autori hanno pensato a un’indicazione geografica tra Feltre e Montefeltro. [Questi non ciberà terra né peltro, ma sapïenza, amore e virtute,e sua nazion sarà tra feltro e feltro.

(Inferno, I, 103-105)].

Costui non baderà alle ricchezze materiali, ma solo a quelle spirituali e la sua nascita avverrà tra Feltre e Montefeltro.

Altri autori interpretano il feltro come il panno modesto delle tonache o degli abiti umili di una persona di umili origini proveniente probabilmente da ambiente francescano. Sicuramente nella profezia Dante si è servito di un linguaggio ermetico, che lascia spazio alla libera interpretazione.

Nella terza cantica del Paradiso nel canto IX nel versetto 52 Feltro è scritto maiuscolo riferendosi chiaramente alla città di Feltre. [Piangerà Feltro ancora la difalta de l’empio suo pastor, che sarà sconcia sì, che per simil non s’entrò in malta. (Paradiso, IX, 52-54)].

Anche qui una profezia e Dante la mette in bocca a Cunizza (1198-1279), ultimogenita di Ezzelino II da Romano: Feltre rimpiangerà il tradimento (difalta) del suo empio pastor (Alessandro Novello trevisano, vescovo di Feltre dal 1298 al 1320), che nel luglio 1314 arrestò e consegnò a Pino della Tosa, governatore di Ferrara, alcuni fuoriusciti ferraresi della famiglia Della Fontana, che si erano rifugiati sotto la sua protezione. Pino della Tosa li fece decapitare come ribelli.

Dante definisce il tradimento talmente odioso (sconcio) che nessuno fu messo in prigione (malta, una prigione sotterranea buia e fangosa) per aver chiesto asilo politico.

Tanti gli ospiti degli incontri di questa estate dantesca, dallo storico Franco Cardini, alla prof. di letteratura greca Monica Centanni, la giovane scrittrice Andrea Marcolongo profonda conoscitrice del latino e del greco autrice tra l'altro del libro "La lingua geniale 9 ragioni per amare il greco" (Laterza 2016), il critico letterario Adone Brandalise, l’attore e scrittore Moni Ovadia, il saggista Luca Scarlini e tanti altri.


L’illustratore perginese Ernesto Anderle è stato scelto dal comune di Feltre per illustrare le varie iniziative ed è stata inaugurata anche una mostra delle sue opere che illustrano il programma delle numerose iniziative in ricordo del sommo poeta.

Ernesto Anderle, Roby il pettirosso, ha illustrato la giovane scrittrice Marcolongo in compagnia delle tre fiere: il leone (superbia), allegoria della casa regnante di Francia; la lonza, simile alla lince (lussuria), allegoria di Firenze; la lupa (avarizia), allegoria della curia romana.

Questi sono i 3 peggiori dei 7 vizi capitali, che riassunti con l’acronimo SALIGIA sono: Superbia, Avarizia, Lussuria, Invidia, Gola, Ira, Accidia (indolenza, pigrizia, svogliatezza). Sotto la pianta nella selva oscura Virgilio guida Dante nell’Inferno.










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