Dopo secoli d'abbandono, nuova vita a Castellalto


di Giancarlo Orsingher


TELVE – Correva (più o meno) l’anno 1200 quando il nucleo originario del maniero di Castellalto vedeva la luce sulle pendici della montagna che sovrasta Telve, alla stregua di almeno un’altra ventina di rocche costruite in tutta la Valsugana.

Era il 1262 (o 1272) quando Castellalto veniva citato in un atto ufficiale. Un castello che, al pari degli altri dell’epoca, rivestiva una funzione “pubblica”, nel senso che al suo interno si svolgevano servizi per la comunità, come la riscossione di decime e affitti e la registrazione di atti di varia natura.

Come riporta una data incisa sul portalino alla base del mastio era l'anno 1556 quando Francesco IV di Castellalto detto “il Grande”, completava i lavori di ampliamento che portarono alla costruzione del “Palazzo nuovo”, la costruzione a valle del primo nucleo diventata residenza della famiglia.

Risalgono al 1671 le ultime modifiche al complesso del castello, realizzate dal veneziano Antonio Bartoli.

Dobbiamo all'inventario dei beni lasciati dall'appena defunto Carlo Antonio Buffa, redatto nel 1759 da Bonifacio Bonelli, la descrizione dettagliata fin nei minimi dettagli della struttura e degli arredi di Castellalto pochi decenni prima del suo abbandono, anche se già in quest'epoca si intravedevano i segni del degrado. Il maniero aveva ormai perso da tempo la sua importanza strategica e militare e le funzioni pubbliche che esercitava erano state trasferite nel palazzo Buffa di Telve.

Però ancora nel 1786 nel castello continuava a funzionare l’ufficio vicariale e fin dopo le guerre napoleoniche (1803-1815) vi abitava il guardiaboschi con la sua famiglia, anche se ormai la struttura mostrava chiaramente il decadimento, in particolare intorno al mastio. La scoperchiatura degli edifici nei primi decenni dell’Ottocento, favorita da una legge austriaca che esentava dalle tasse le case senza tetto, portò alla rovina di Castellalto, accentuata dall’esser diventato fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, cava di pietra per molte case, di Telve e non solo.

I ruderi dell’antico castello sono rimasti nell’oblìo fino all’inizio degli anni Duemila, quando con un piccolo intervento all’interno del progetto europeo Dynalp si provvide a un primo studio degli stessi e a un intervento di eliminazione della vegetazione che li ricopriva quasi per intero.


Nel 2009 il rilievo planimetrico e stratigrafico del castello realizzato dalla Soprintendenza per i Beni architettonici della Provincia autonoma di Trento e la tesi di laurea di Alessandra Zanoni sul “progetto per la conservazione e per la fruizione compatibile con il mantenimento allo stato di rudere” hanno consentito di ricostruire la possibile struttura di Castellalto così come è riportata nella pubblicazione “Castellalto in Telve – storia di un antico maniero”, edita dal Comune di Telve nel 2012.

Arriviamo così quasi ai giorni nostri quando, nel 2011, l'amministrazione comunale, dopo aver stipulato con il proprietario barone Ferdinando Buffa un comodato trentennale, avvia il progetto per il consolidamento statico, il restauro e la conservazione dei ruderi del castello. Quello redatto dall'architetto Giorgia Gentilini, in stretto contatto con la Soprintendenza per i Beni archeologici, è un intervento complesso, lungo ed oneroso, suddiviso in ben cinque lotti che si prevede di concretizzare nel tempo a mano a mano che si renderanno disponibili le risorse finanziarie.

L'attenzione viene posta al “Palazzo nuovo”, la porzione meridionale del castello, e nel 2013 iniziano i lavori.

Come ci racconta l'assessora Lorenza Trentinaglia, la rimozione fino a quattro metri di materiale di crollo porta alla luce reperti e pavimenti sconosciuti e l'intervento si conclude nel 2015 con la ricostruzione del portale d'ingresso e il recupero del cortile a questo retrostante e del grande ambiente voltato delle scuderie che costituiscono il piano terra.

Fatto il primo importantissimo passo, la sfida si rivolge al recupero di un altro settore del castello con l'obiettivo di rendere fruibile una parte del maniero, consentendo al visitatore di accedere a quello che era il primo piano del Palazzo nuovo, cioè la “Sala quadrata” soprastante le scuderie, riproponendo la visuale di chi all'interno della sala si trovava; in pratica un magnifico belvedere sul fondovalle della Valsugana.

Ed è proprio l'intervento che, finanziato nell'ambito del Progetto LEADER “Trentino orientale”, si sta concludendo in queste settimane e che, con la posa di due bacheche illustrative sulla storia e sull'architettura di Castellalto, a 200 anni di distanza porterà a nuova vita l'antico maniero, sia pure in maniera parziale.

Presto i ruderi saranno quindi visitabili, raggiungibili dalla strada forestale “Restena” grazie anche al costante lavoro di sfalcio e pulizia da parte degli operai dell'Intervento 19 dell'Agenzia del Lavoro.

La sfida però è ancora aperta e dopo il recupero del “Palazzo nuovo” il sogno è di poter far entrare in futuro il visitatore nella corte del “Palazzo vecchio”, fino ai piedi del mastio, nucleo originario del maestoso castello di Castellalto.

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