Domani ritorna la Coppa d'Oro: storia di una corsa "abbastanza matta"


Il podio dell'ultima edizione 2019


La nascita della Coppa d'Oro avviene il 17 ottobre 1965. «La placida distesa dei rossastri vigneti di Avio – scrive il quotidiano l'Adigeè stata turbata in un luminoso pomeriggio d’ottobre dalla frusciante e multicolore carovana dei ciclisti impegnati nella gara valida per l’assegnazione della Coppa d’Oro. Una corsa che assieme alla ventata giovanile dei suoi protagonisti ha offerto uno spettacolo meraviglioso per combattività, per varietà di attacchi, ma soprattutto una linfa nuova circa l’assegnazione dei premi».

Una corsa diversa dalle altre, anzi, unica al mondo nel suo genere, perché da regolamento a vincere il premio non è il corridore che per primo taglia il traguardo, bensì il suo direttore sportivo. Un’idea originale messa a punto da Carlo Dalla Torre che così intendeva tributare i giusti onori a chi per tutto l’anno lavora in sordina con i ragazzi, portandoli poi ad essere i campioni del ciclismo di domani.

Alla prima edizione partecipano circa 60 corridori e a imporsi nel rush finale è Pietro Poloni dell’U.C. Vittorio Veneto per la gioia del suo direttore sportivo Mario Maschietto.

IL 23 OTTOBRE 1966, per la 2ª Coppa d’Oro, ci si sposta a Preore, nelle Giudicarie. Prima del via un aereo lancia volantini tricolori per festeggiare i 76 corridori di 34 società ciclistiche, molte delle quali provenienti da fuori regione, i più lontani da Ancona.

Il 27 ottobre 1967 la Coppa d’Oro approda a Trento. Ma è una festa a metà. Qualche settimana prima, infatti, lo scoppio di una bomba alla stazione ferroviaria uccide due agenti che immolandosi evitano una strage. Gli organizzatori meditano di annullare la gara, ma poi decidono di correre e di devolvere il montepremi di 400 mila lire ai familiari delle vittime.

Vince Rino Carraro della Società Ciclistica Padovani, DS Giulio Ongarato. I due protagonisti della Coppa d’Oro vengono invitati alla Domenica sportiva, la popolare trasmissione televisiva condotta all’epoca da Enzo Tortora.

ARCHIVIATA LA 3ª edizione, il Comitato organizzatore considera di portare la corsa in altri lidi – si parla addirittura di Palermo – ma nel frattempo si fa avanti il borghigiano Antonio Comunello che, il 27 ottobre 1968, riesce a portare a Borgo Valsugana – dove il Veloce Club Borgo si è appena affiliato al C.S.I. – la 4ª edizione.

La Coppa d’Oro entusiasma il pubblico, fa felici i corridori e soprattutto – una volta tanto – i direttori sportivi. Logico che se la contendano! Difatti per la 5ª edizione non mancano le candidature, anche da fuori provincia, anche se a Borgo l’organizzazione era stata eccellente. Nel dubbio si decide di non decidere: l’edizione 1969 non si disputa, ma l’anno dopo Borgo la spunta, con una partecipazione record: il 18 ottobre 1970, infatti, i partenti sono 106 (60 società), mentre nel 1971 salgono a 174 (68 società).


LA 7ª EDIZIONE DEL 15 ottobre 1972 porta molte novità, fra cui la richiesta dell’alto patronato del Presidente della Repubblica, il patrocinio de La Gazzetta dello Sport, un annullo filatelico speciale, un convegno rivolto ai DS. Ma ciò che più di tutto impressiona sono gli iscritti: 329.

Il 14 ottobre 1973 il meteo, per la prima volta nella storia della corsa, decide di fare le bizze e costringe gli oltre 200 ciclisti a correre sotto una fredda pioggia battente.

Non è un fulmine a ciel sereno, invece, ciò che accade il 13 ottobre 1974: sul traguardo a sferrare la zampata vincente è un certo Giuseppe Saronni di cui si parlerà a lungo in futuro.

Il 12 ottobre 1975 i corridori corrono di nuovo sotto le intemperie, ma il tuono più forte che quell'anno riecheggia è l’annuncio del patron Carlo Dalla Torre: «la Coppa d'Oro finisce qui».

Borgo ammutolisce, ma Toni Comunello non si rassegna. Intanto la città di Trento cerca di strappare la gara a Borgo, puntando anche sull’innegabile fascino di una partenza in piazza Duomo e di un arrivo in via Belenzani. Gli organizzatori si prendono un anno sabbatico e il 1976 si chiude senza Coppa d’Oro. Ma la corsa non viene messa in cantiere neppure nel 1977. Sembra davvero tutto finito, ma a Borgo, dove questa corsa “abbastanza matta” – come l’aveva definita nel 1971 il direttore di Tuttosport Gian Paolo Ormezzano – la vogliono, anzi, la pretendevano.

Il 1° ottobre 1978 è lo stesso Carlo Dalla Torre a dare il via ai 285 partenti (345 gli iscritti) in rappresentanza di 112 società. Un numero record benché sia stato introdotto un meccanismo per limitare le adesioni. Altra grande novità – oltre alla concessione dell’Alto Patronato di Sandro Pertini, neoeletto presidente della Repubblica – consiste nel premio al DS: non più una Fiat 500, ma un milione in contanti. Quello che non muta, invece, è il meteo. Ancora pioggia e freddo.

IL 7 OTTOBRE 1979 altro record: per la 12ª edizione si registrano 467 iscritti e 396 partenti. A tutti appare lampante che Borgo e la Coppa d’Oro sono ormai un tutt’uno; altrettanto chiaro è il fatto che non si può più rischiare di rovinare un simile spettacolo con un clima così inclemente. Pertanto la 13ª edizione viene anticipata al 21 settembre 1980, con quasi 500 iscritti e 402 partenti. In gara si mettono in mostra il trentino Maurizio Fondriest e Gianni Bugno. Quest’ultimo nel finale va in fuga con Massimo Bertolini. I due, con una cavalleresca stretta di mano, si accordano affinché nel finale nessuno tragga vantaggio dalla scia dell’altro. A spuntarla è Bugno.

Il 20 settembre 1981 – a parte il nuovo record di iscritti 569, con oltre 400 partenti, 165 società presenti provenienti da 18 regioni italiane – la corsa passa alla storia più per un simpatico siparietto finale che per la gara in sé. A vincere è Gianluca Scagliarini, dell’U.S. Dossese, ma del suo direttore sportivo, Armando Govoni, non v'è traccia. Alla fine compare, in giacca e cravatta: a differenza degli altri DS si era limitato ad attendere il passaggio del suo pupillo sull’ultima salita, ridiscendendo poi al traguardo con calma, sicuro che il suo campioncino ce l’avrebbe fatta.

L’11 giugno 1982 è una data storica per la corsa: nel Municipio di Borgo, infatti, il Comitato Provinciale di Trento del C.S.I. affida tutti gli aspetti organizzativi al Veloce Club Borgo,

presieduto da Paolo Ferrari. Un grande riconoscimento per il lavoro svolto negli ultimi dieci anni, ma anche una sfida impegnativa. La prima metà degli anni ‘80 passa senza altri sussulti. Unico neo la mancanza di un corridore trentino, e magari del Veloce Club Borgo, nell’albo d’oro della corsa.


LA LUNGA ATTESA sembra finire il 15 settembre 1985 quando vince Franco Roat: il ragazzo è di Borgo ed è cresciuto nel Veloce Club Borgo, ma proprio quell’anno era passato in forza alla società G.S. Caneva di Pordenone per la gioia del suo DS Tino Chiaradia.

Il 21 settembre 1986 è grande protagonista il portacolori di casa, Paolo Voltolini, ma alla fine vince il pistoiese Simone Biasci beffato l’anno prima sul traguardo da Franco Roat. A fare clamore, tuttavia, è l’estromissione dalla corsa di Sonia Martinuzzi, giovane parrucchiera arrivata a Borgo per essere la prima donna a disputare la Coppa d’Oro. I giudici di gara, però, appellandosi al regolamento federale le impediscono di partire, nonostante la regolare punzonatura del giorno prima. Tanta la delusione della ragazza che con la sua caparbietà getta – inconsapevolmente – le basi per quella che diventerà la versione al femminile della corsa, ovvero la Coppa Rosa.

Il 13 settembre 1987, con 557 iscritti e 441 partenti, si registra la prima vittoria tutta “made in Trentino”. Sul traguardo di Borgo, a braccia alzate, giunge Alessandro Bertolini per la gioia del suo DS Claudio Bertolini.

Prima di chiudere il decennio, c'è tempo per un altro fatto clamoroso: nel corso del 1988, infatti, giungono inattese le dimissioni di Toni Comunello. Rientreranno a furor di popolo. Nel 1989, invece, a suon di applausi viene sostenuto Stefano Casagranda, l’idolo di casa del Veloce Club Borgo, al via con la maglia numero 1 grazie alla vittoria nel campionato italiano su strada allievi svoltosi a Catanzaro. Una maglia che, a dire il vero, finora non ha mai portato fortuna alla Coppa d’Oro. E va così anche in questa edizione, vinta a sorpresa e in solitaria da Federico De Beni.


IL TABÙ DELLA NUMERO 1 viene sfatato solo il 9 settembre 1990, con il toscano Mirko Zanobini.

Nel febbraio 1991 la corsa rimane orfana di Toni Comunello,ma gli organizzatori, pur avvertendo il peso del confronto con colui che ha portato la Coppa d'Oro a Borgo,

lavorano con tenacia e l’8 settembre 1991 si contano 461 iscritti, in rappresentanza di 128 società e un vincitore tutt’altro che a sorpresa: Giuseppe Palumbo, della G.S. Libertas P.V. Solarino che ha raggiunto Borgo con una settimana d'anticipo proprio per studiare il percorso. E i fatti gli danno ragione. Nel 1993 la corsa è vinta da Ivan Basso, poi diventato uno dei migliori corridori degli anni 2000, ma a tener banco sono ancora vecchi timori che si credevano ormai sopiti. Alla fine del 1993, infatti, al Comitato organizzatore della Coppa d’Oro, presieduto dal notaio Gandolfi Taveggi, arriva dal C.S.I. di Roma una richiesta che mette tutti in fibrillazione: in occasione del 50° di attività, in programma per giugno 1994, il C.S.I. intende chiudere i festeggiamenti portando nella Capitale la “Corsa da una lira”.

A Borgo capiscono subito che è impossibile opporsi apertamente alla richiesta, così decidono di giocarsela d’astuzia: inviano a Roma una documentazione di tutti gli aspetti organizzativi della gara talmente voluminosa che i vertici romani a un certo punto si spaventano e lasciano cadere la richiesta nel nulla. Così la 27ª edizione si svolge ancora una volta a Borgo.

UN VELO DI TRISTEZZA, invece, cade sull’edizione del 1996 per la scomparsa, nella primavera precedente, di Carlo Dalla Torre, ideatore della gara. Anche il 1997 è un anno triste per la scomparsa del presidente del Comitato organizzatore notaio Gandolfi Taveggi e del direttore del Veloce Club, Pino Boneccher, cui subentrano il senatore Aldo Degaudenz e Gino Cappello. In quest'anno nasce invece la Coppetta d’Oro, riservata ai Giovanissimi, nel cui albo viene scritto per primo il nome di un DS trentino, Filippo Menapace.

Un buon viatico per la corsa di domenica 14 settembre 1997, vinta dal trentino Ivan Degasperi della C.C. Gardolo con DS Adriano Girardi. Grande delusione, invece, per Maurizio Flocchini del Veloce Club Borgo che dopo una fuga di oltre 50 km si deve arrendere alla fatica. Si

rifà l'anno dopo, il 13 settembre 1998, arrivando sul traguardo a braccia alzate e in solitaria tra il delirio della folla che finalmente vede trionfare un corridore di casa, per la gioia del direttore sportivo del Veloce Club Borgo, Giuseppe Rosone.

Nel 1999 sul traguardo va in scena uno sprint all’ultimo respiro, con Antonino Mendolaro e Francesco Failli che alzano le braccia al cielo contemporaneamente. Entrambi sono convinti di aver vinto e dello stesso avviso paiono anche i rispettivi DS che, per uno strano scherzo del destino, sono anche i loro rispettivi papà. Solo dopo un’attesa di 20 minuti il fotofinish risolve il dilemma: vince Mendolaro. Questa edizione va ricordata anche per l’iscrizione di due donne Juniores, Donatella Banal e Ilaria Chilovi (una terza, l’emiliana Elisa Belloi, manifesta l’intenzione di partecipare ma poi rinuncia). Al via si presenta solo la Chilovi che però non riesce a competere ad armi pari su un tracciato così duro e selettivo.

Nel 2001, invece, è un DS donna, Grazia Broch, a sfiorare la vittoria. Il suo atleta, Mirko Masola, viene battuto per soli 3” da Dario Cataldo.

Nel 2002 nuove regole portano a un boom di iscritti (524), mentre i partenti sono 421. Al via anche alcune squadre straniere, ammesse per volontà del presidente Degaudenz il quale, creando anche la Coppa Rosa, intende modernizzare una gara di per sé perfetta, ma forse ormai poco in linea con i tempi. Tempi segnati anche dall’avvento dell’euro e dal pensionamento della vecchia lira, sempre più introvabile. Nel 2003, infatti, lo stesso Degaudenz ammette: «Trovare le monetine da una lira è sempre più difficile anche pagandole cinquecento o mille volte il loro valore di conio. Per altre due edizioni abbiamo scorte sufficienti, poi passeremo a quelle da cinque lire delle quali abbiamo fatto incetta alla Banca d’Italia comprandone una quantità sufficiente a coprire le necessità dei prossimi vent’anni».

Nel 2004 e 2005 la Coppa d’Oro registra un altro primato: la doppietta del toscano Diego Ulissi, per la doppia felicità del suo DS Gianni Rizzo.

Il 2006 regala una gloria insperata a Sonny Colbrelli, corridore messo fuori rosa la settimana prima dal suo DS Antonio Varriale per motivi disciplinari e ripescato all’ultimo solo per il forfait di un compagno di squadra.

Il 14 settembre 2008 altra sorpresa: sotto un diluvio universale Emanuele Favero lotta come un matto, prova l’allungo ma dopo aver impostato male una curva cade rovinosamente a terra. Non sembra la sua giornata, e nemmeno il suo palmares gli concede molte chance. E invece, alla fine, la spunta proprio lui, perché la Coppa d'Oro arride solo agli audaci.

«Questa non è una corsa, non è una competizione. È una festa popolare» dice il ct della Nazionale Paolo Bettini, ospite d’onore l’11 settembre 2011 della 44ª Coppa d’Oro che, tuttavia, per la prima volta nella storia parla straniero. Infatti vince lo sloveno Matic Kolar Safaric per la gioia del suo DS Miha Koncilia.


DOPO AVER LUNGAMENTE CULLATO il sogno della vittoria nel 2012, il perginese Nicola Conci dell’UC Val di Cembra ci riprova nel 2013 e questa volta centra l’obiettivo vincendo in solitaria facendo felice il suo DS, papà Michele Conci.

Nel 2017 il maltempo impedisce la sfilata preparata per la ricorrenza della 50ª edizione. Nulla rispetto a quanto capita nel 2020: scoppia la pandemia di Covid-19 e gli organizzatori sono costretti a cancellare la gara. Ma il Veloce Club Borgo, presieduto da Stefano Casagranda, non demorde e nonostante le grandi difficoltà, ha preparato tutto al meglio per l’edizione numero 53 in programma domenica prossima, 12 settembre 2021.

Una gara che, comunque sia, passerà alla storia di questa corsa "abbastanza matta", ma dal fascino unico e intramontabile.














337 visualizzazioni0 commenti