Covid-19: ecco un supporto per la diagnosi rapida grazie all'Università di Trento



TRENTOL’impiego dell'ultrasonografia semplifica la gestione del paziente in attesa di diagnosi. Direttamente con un tablet il medico ha accesso a informazioni rapide e complete per decidere, direttamente al letto del paziente in ospedale, a casa o in rsa, senza spostamenti inutili. Validato oggi per la prima volta sulla rivista “Journal of Ultrasound in Medicine” il valore prognostico del protocollo messo a punto dal Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Università di Trento. Ora via libera a nuove verifiche su più ampia scala. Il sistema è in sperimentazione anche a Rovereto.


Un supporto alla diagnosi Covid-19, rapido e al letto del paziente, senza spostarlo da un reparto all’altro, o direttamente al suo domicilio, con grande facilità e minimizzando il rischio di contagio. A questo obiettivo stanno lavorando in tanti, dalla ricerca alla clinica. Un primo importante passo avanti verso un sistema portatile di supporto alla diagnosi arriva dal progetto sviluppato al Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università di Trento, in collaborazione con vari centri ospedalieri nazionali. Presentato la scorsa primavera, il protocollo si basa sull’indagine a ultrasuoni dei polmoni, effettuata attraverso un dispositivo wireless collegato ad un tablet o un dispositivo portatile simile. Come avere un esperto pneumologo a portata di clic: il sistema offre in tempo reale elementi utili al team medico per diagnosticare il peggioramento delle condizioni nei pazienti affetti da polmonite correlata a SARS-COV2. Quindi basta poco tempo per decidere se ricoverare il paziente o invece curarlo a domicilio. 

Il nuovo passo avanti sta nell’aver dimostrato, per la prima volta la valenza clinica dell’analisi svolta attraverso il dato ultrasonografico. Pubblicato oggi sulla rivista di settore “Journal of Ultrasound in Medicine”, lo studio ha coinvolto 52 pazienti Covid-19 positivi del Policlinico San Matteo di Pavia. Le loro condizioni sono state valutate e monitorate nel tempo grazie al nuovo protocollo. 

In queste settimane è già in corso uno studio con una coorte più ampia di pazienti, con l’obiettivo di dare un’ulteriore validazione ai primi risultati positivi raggiunti. Lo studio si svolgerà in collaborazione con alcune importanti strutture ospedaliere, tra cui l’Ospedale Gemelli di Roma, ancora il Policlinico San Matteo di Pavia, gli ospedali di Brescia e Lodi e l’Ospedale di S. Maria del Carmine di Rovereto, grazie alla collaborazione con l’Azienda provinciale per i servizi sanitari. Inoltre l’eco di questi risultati ha raggiunto anche la rivista specializzata “The Journal of the Acoustical Society of America”, che ha invitato Libertario Demi a riferire sui progressi ottenuti.

Lavorare sul miglioramento della diagnostica aiuta a potenziare anche l’efficienza dei triage: «Il software – spiega Libertario Demiimpiega pochi secondi per restituire un responso. Con un unico macchinario si possono così analizzare più di sei pazienti all’ora. Moltiplicando il dato per ogni dispositivo disponibile la capacità di monitoraggio sulla popolazione viene così potenziata in modo estremamente significativo».


Come funziona il protocollo

Nel software è stata raccolta e organizzata la conoscenza di esperti mondiali in ultrasonografia polmonare. Un patrimonio di informazioni che ora tutti i medici possono consultare in modo pratico, veloce e gratuito con pochi clic. È sufficiente caricare i filmati delle ecografie di ogni paziente e il software automaticamente le compara con i dati raccolti, restituendo un’analisi accurata e utile per formulare una diagnosi. 

A fare la differenza in termini di velocità e precisione è l’intelligenza artificiale che raccoglie ed analizza i dati, visualizzando in tempo reale i tratti anomali legati all’alterazione della struttura degli alveoli polmonari e dei tessuti interstiziali. Indizi utili a formulare una diagnosi accurata e veloce. Attraverso l’analisi di specifici pattern, infatti, le tecniche a ultrasuoni (ultrasonografia) favoriscono la comprensione della gravità di un paziente, e quindi l’applicazione del trattamento migliore. Le onde, insomma, fotografano i polmoni e ne rivelano lo stato di salute o di alterazione.

«È chiaro che effettuare la diagnosi rimane un compito affidato ai medici. Tuttavia il software può essere per loro un valido aiuto. Continua ad apprendere e migliora man mano che vengono inseriti nuovi dati» commenta Libertario Demi, docente coordinatore del progetto ICLUS dell’Università di Trento. Si tratta di un’innovazione veloce da introdurre perché già disponibile tramite un’applicazione web che permette ai medici di tutto il mondo di avere a loro disposizione la valutazione degli algoritmi in tempo reale. Un ulteriore aspetto è che potrà essere possibile anche effettuare check a distanza su pazienti presi in carico in precedenza, oppure seguire l’evoluzione della condizione polmonare di pazienti diagnosticati positivi al Covid-19.

Questa soluzione offre anche notevoli vantaggi rispetto ad altre tecnologie attualmente disponibili, come la tomografia computerizzata (CT). Non impiega infatti radiazioni ionizzanti, può essere installata su dispositivi portabili e maneggevoli, particolarmente utili in zone rurali o nei Paesi in via di sviluppo, e diminuisce il rischio di contagio riducendo la mobilità del paziente.


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