Coronavirus: il governo ignora 2,3 milioni di professionisti



Il governo ha ignorato deliberatamente il ruolo di 2,3 milioni di professionisti italiani


«Il governo è vicino alle imprese, i professionisti, le famiglie, alle donne e gli uomini, i giovani che stanno facendo enormi sacrifici per tutelare il bene più alto. Nessuno deve sentirsi abbandonato e questo decreto lo dimostra». Queste le parole del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte il 16 marzo scorso. Non è vero: il Governo ha ignorato il ruolo di 2,3 milioni di professionisti italiani, fra cui i giornalisti liberi professionisti come nel nostro caso che, comunque, per senso civico abbiamo già provveduto ai versamenti fiscali e contributivi in scadenza il 16 marzo scorso, nonostante la proroga – tardiva! – del Governo.

Noi continueremo a fare informazione lavorando gratis, plaudendo i medici e tutti gli operatori sanitari, temendo un po' il Coronavirus ma molto di più i provvedimenti di un Governo che sbandiera di non dimenticarsi di nessuno in questo momento di drammatica difficoltà, ma che poi nei fatti ignora ben 2,3 milioni di professionisti italiani. Speriamo che almeno sul fronte sanitario il Governo non si dimentichi – PER DAVVERO – di NESSUNO!

Johnny Gadler – Direttore de "il Cinque"


Di seguito pubblichiamo il testo del comunicato emesso in seguito alla riunione di CUP (Comitato Unitario Professioni) e RPT (Rete Professioni Tecniche). Nella riunione di oggi i rappresentanti di venti professioni ordinistiche hanno deciso di fare fronte comune contro l’esclusione dal Decreto “Cura Italia” e per la tutela dei propri iscritti in grave difficoltà.


Il Decreto “Cura Italia” ha deliberatamente ignorato i professionisti ordinistici, non riconoscendo il ruolo svolto da ben 2,3 milioni di professionisti italiani. Così facendo il Paese rischia di pagare un prezzo altissimo, soprattutto quando  arriverà il momento di rimetterlo in piedi. E’ il pensiero delle professioni riunite oggi da CUP e RPT in un incontro in cui è stato stabilito di fare fronte unico per la tutela dei liberi professionisti in questa fase drammatica causata dall’emergenza Covid-19. A questo proposito, tutti i partecipanti si sono stretti attorno ai colleghi rappresentanti delle professioni sanitarie, ringraziandole per il lavoro eroico che stanno svolgendo in questi giorni.


Per queste ragioni, nei prossimi giorni i rappresentanti delle 21 professioni ordinistiche riunitesi oggi lavoreranno ad un pacchetto di proposte unitario che tenga conto delle esigenze generali, nella logica della sussidiarietà al Paese, principio guida della loro attività,  e di quelle specifiche delle singole professioni. Un lavoro che scaturirà, a strettissimo giro, nella elaborazione di un Manifesto delle professioni col quale i 2,5 milioni di professionisti rappresentati si proporranno in maniera unitaria e compatta al Governo per un’interlocuzione seria e puntuale.


Nel frattempo, CUP e RPT hanno chiesto un incontro urgente ai Ministri del Lavoro e delle Finanze per definire una serie di iniziative a tutela delle professioni.

I professionisti, sostengono CUP e RPT, devono riaffermare il proprio ruolo e parlare con un’unica voce. Non hanno bisogno di interventi a pioggia ma di una serie di interventi precisi, mirati. Chiarendo le modalità di applicazione dell’art.44 (Reddito di ultima istanza)  e quindi la disponibilità di risorse per i professionisti. Ma anche, mettendo le proprie Casse previdenziali nelle condizioni di intervenire in maniera forte e risolutiva, utilizzando risorse proprie. Basterebbe rendere disponibili tutte le somme della ingiusta doppia tassazione delle Casse (stimabile in 1 miliardo di euro), per un anno, che potrebbero alimentare provvedimenti importanti per la ripresa degli studi professionali ed a ristoro della crisi.


Poi, naturalmente, servono interventi nella direzione del rinvio del pagamento delle tasse, dell’eliminazione della ritenuta d’acconto, diventata anacronistica dopo l’introduzione della fattura elettronica. Ma soprattutto i professionisti ordinistici pretendono interventi decisi che rendano possibile risollevarci una volta passata l’emergenza, aggredendo i temi della sburocratizzazione, della semplificazione, delle infrastrutture.


Basta col considerare i professionisti una categoria di privilegiati! Chi continua a pensarlo vive ormai da anni fuori dalla realtà. I professionisti ordinistici sono ora una categoria in difficoltà che ha bisogno di aiuti, esattamente come gli altri lavoratori. In questo senso, esprimono forti critiche all’art.44 (Reddito]]]] di ultima istanza) anche per aver incluso diverse forme di lavoratori ma non ha previsto la quota per le professioni ordinistiche.


Siamo in una condizione di guerra che può essere affrontata solo con proposte choc. 2,3 milioni di professionisti, sostengono CUP e RPT, sono ormai alla canna del gas e chiedono interventi radicali, dal tornare a parlare di tariffe alla eliminazione del Codice Appalti che, come attualmente strutturato, ingabbia il Paese. Non servono interventi che seguano la logica del reddito di cittadinanza, i professionisti non sono tutti uguali. Servono interventi specifici che tengano conto delle situazioni differenti.


Alla riunione, coordinata da Marina Calderone (Presidente CUP e Consulenti Lavoro) e Armando Zambrano (Coordinatore RPT e Presidente Ingegneri), hanno partecipato 21 ordini aderenti al CUP (Consulenti del Lavoro, Miani-Commercialisti, Aceti- Infermieri, Vicario-Ostetriche, Pelos-Radiologi, Penocchio-Veterinari, Bruni-Agrotecnici, Ferro-Giornalisti, Lazzari-Psicologi, Silonos-Spedizionieri doganali, Gazzi-Assistenti sociali, Crenca-Attuari) e alla RPT (Ingegneri, Cappochin-Architetti, Diamanti-Agronomi, Esposito-Periti industriali, Aspesi-Tecnologi alimentari, Savoncelli-Geometri, Peduto-Geologi, Braga-Periti agrari, Orlandi- Chimici e fisici)"







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