Commissari, Pres. Gelatieri trentini: «Ritorna la voglia del buon gelato, ma quanta paura»



Claudio Commissari, Presidente Gelatieri e Pasticceri trentini

Abbiamo chiesto a due artigiani gelatieri e pasticceri trentini di raccontarci come hanno vissuto l’esperienza del lockdown, sia psicologicamente sia come piccoli imprenditori a capo di imprese familiari...


di GIOVANNI FACCHINI


Essere gelatieri , iniziare l’attività lavorativa dopo lo stop invernale. Sole fuori, temperatura

primaverile, voglia di qualcosa di fresco, magari di un buon gelato. Poi improvvisamente arriva la pandemia: si chiude tutto, dovunque e chissà per quanto tempo. Serrande abbassate, strade deserte, tempo “sospeso” come i pensieri e le preoccupazioni per un futuro incerto, lavoro interrotto, personale senza un introito mensile, affitti da pagare senza dilazioni, paura, ansia, impossibilità di agire per debellare questo nemico invisibile ed inaspettato. Ecco la testimonianza di Claudio Commissari, Maestro Artigiano Gelatiere, Presidente di categoria dei Gelatieri e Pasticceri, titolare di “Gelatomania” in via Garibaldi a Trento.

«È stato come un salto nel nulla. Per un artigiano che normalmente chiude l’attività nel periodo invernale, alla ripartenza c’è sempre una gran voglia di rimettersi in gioco. Già in febbraio c’era un vago sentore di problematicità lontana che forse si sarebbe risolta in breve tempo. Invece, essere piombati improvvisamente in una situazione disastrosa, ha fatto sì che tutte le forze impiegate per ripartire siano state “uccise” nel giro di una settimana. Tutti i programmi stagionali (Fiera di San Giuseppe, gite scolastiche, Pasqua, esami universitari...) sono franati in un attimo. La prima settimana ho avvertito un’aria stranissima, da assedio, da post guerra, ho cominciato a pensare che sarebbe saltato tutto: la stagione, gli impegni economici, la possibilità di lavorare e di poter assumere personale, di avere un reddito ed un rientro per mantenere la famiglia.

È stato come un salto nel nulla. I primi dieci giorni ho svuotato la testa, ho seguito quello che succedeva per capire la gravità di ciò che stavo vivendo come persona, non come artigiano o gelatiere, un taglio con la realtà lavorativa ed economica. È subentrato un problema esistenziale, uno sconforto perché la situazione sanitaria peggiorava di giorno in giorno e per gli impegni economici che diventavano sempre più pressanti e pesanti.

Alle prime avvisaglie di un lieve miglioramento globale, ho avuto voglia di ricominciare, di ricostruire nuovamente la mia vita anche a livello lavorativo rispettando in pieno le regole provinciali e nazionali. Viviamola così, mi son detto! Ho riaperto con grande energia, cercando soluzioni alternative, iniziando con le consegne a domicilio in zona Trento e periferia. Dalle macerie voglio credere di tornare a una normalità che non potrà essere come quella precedente, ma impiegherò tutte le mie forze e la mia creatività per adattarmi a questo nuovo modo di vivere e di lavorare. Io, come gli altri, sto vivendo in una fiaba diversa, raccontata in una maniera diversa. È successo qualcosa che ha cambiato il mondo: in meglio, in peggio, lo vedremo tra qualche tempo».


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