Cassa Rurale Alta Valsugana. Dal bilancio 2021 emerge una banca solida, sana e attenta alla comunità






Sono buoni i risultati conseguiti dalla Cassa Rurale Alta Valsugana nel corso del 2021, nonostante il drammatico perdurare della pandemia da Covid-19 che ha significativamente inciso sull’attività e sulla quotidianità, tanto nel lavoro quotidiano quanto nei rapporti sociali.



Per il Presidente della Cassa Rurale Alta Valsugana, Franco Senesi: «Il nostro essere banca del territorio e quindi promotrice della crescita, dello sviluppo e della formazione, costituisce la mission che ci compete. Abbiamo compiuto un complesso lavoro per rispondere alle nuove esigenze sorte a seguito delle misure restrittive di contenimento del Coronavirus, intercettare i nuovi bisogni e produrre socialità, utilizzando le più innovative modalità di comunicazione, per continuare a coinvolgere e organizzare eventi in favore dei soci, dei clienti e della comunità. Siamo soddisfatti, dunque, di poter presentare all’Assemblea dei Soci del prossimo 6 maggio un bilancio per l’anno 2021 che dimostra la presenza di una banca solida, sana, capace di produrre reddito e di proseguire nella sua attività anche in campo sociale».


Un anno, il 2021, che ha registrato un utile di fine esercizio pari a 6.537.000 euro e che consentirà di continuare l’attività caratteristica di sviluppo del territorio ed a sostenere il vasto e prezioso mondo delle associazioni sportive, culturali e di volontariato, nonché le tante iniziative di promozione turistiche, commerciali e produttive. Le somme destinate al sociale lo scorso anno ammontano a 928.000 euro, oltre ad altri 196.122 euro destinati ai fondi per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.

I dati evidenziano la buona salute della Cassa Rurale che registra una raccolta complessiva di quasi due miliardi (precisamente 1,978 miliardi), all’interno della quale spicca la crescita del risparmio gestito che raggiunge i 666 milioni, con un aumento del 25% rispetto all’anno precedente.

I crediti in bonis sono 758 milioni, cresciuti del 2,94% rispetto ai 700 di partenza. Viceversa, il credito deteriorato lordo scende a 77,680 milioni con un decremento del 18,92% e rappresenta ora il 9,29% (era di circa il 35% al momento della fusione).

«Un dato ancor più significativo – sottolinea il Direttore generale Paolo Carazzaise lo osserviamo al suo valore netto (12,686 milioni), in virtù della sua copertura dell’84%, pari all’1,67% dei crediti netti. Con questi numeri, possiamo finalmente e prudentemente affermare che il problema del credito “malato” è sotto controllo».

Il patrimonio dell’Istituto ammonta a 176,538 milioni di euro con un indice di solidità (il cosiddetto CET1 Ratio) del 27,65%, quasi due volte il minimo richiesto. Un dato, quest’ultimo che rappresenta la solidità della banca come sottolineato anche dalla rivista economica “Altroconsumo Finanza” che, nella sua ultima edizione, ci classifica tra le prime quindici banche italiane per affidabilità e sicurezza.





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