Attenti al lupo: tre parole per due concetti (opposti)





di JOHNNY GADLER

Attenti al lupo! Tre semplici parole, per esprimere un concetto assai complesso e altamente divisivo: da un lato, infatti, molti interpretano la locuzione “Attenti al lupo!” come un monito, un segnale di pericolo, una minaccia incombente. Altri, invece, la considerano come l’attenzione dovuta e necessaria per salvare il lupo dall’estinzione, a vantaggio quindi della biodiversità sul nostro pianeta.

Due modi antitetici di interpretare la medesima frase, causa dell’acceso dibattito che spesso si sviluppa attorno al tema dei grandi carnivori, orso o lupo che sia.

«Troppo spesso, infatti, la questione lupo è polarizzata tra le due opposte fazioni dei favorevoli e dei contrari, entrambi “a prescindere”:prima di trarre giudizi però noi crediamo sia necessario – e corretto – imparare a conoscere». A scrivere queste parole di buon senso è Stefano Ravelli, presidente dell’Associazione Cacciatori Trentini, il cui messaggio è stato riportato nell’ambito dell’incontro promosso a Telve Valsugana dal gruppo consiliare SìAmo Telve, avente per titolo Il lupo, conoscerlo per conviverci con la finalità di radunare attorno a un tavolo i principali portatori di interesse (allevatori, cacciatori, ambientalisti e naturalisti) per superare le posizioni preconcette e dogmatiche, arrivando a un’analisi della questione pragmatica e senza isterismi.

Obiettivo pienamente raggiunto dalla serata, tanto da fare emergere la consapevolezza di come quello del lupo sia, in realtà, un problema di tutti. E allora non appare per nulla paradossale se, alla fine, tra ambientalisti e allevatori la quadra l’abbia suggerita, sotto forma di domanda, un albergatore.

Walter Arnoldo, presidente dell’Associazione Albergatori di Levico Terme, è intervenuto infatti dal pubblico dichiarando che «per il Trentino avere l’orso, il gatto selvatico e il lupo può rappresentare un vantaggio non solo ambientale, ma anche turistico». E per tale motivo – ha aggiunto – «spero che la Provincia autonoma di Trento faccia di tutto per proteggere i grandi predatori, ma nel contempo mi auguro che protegga anche un’altra specie sempre più rara: quella degli allevatori».




È SEMPRE RIMASTO CON NOI

Sono millenni che, nell’immaginario collettivo, il lupo rappresenta una bestia feroce e malvagia da contrastare e magari uccidere. Una raffigurazione a cui non è estranea l’iconografia cristiana, dove il lupo assurse a simbolo del diavolo che minaccia il gregge dei fedeli.

Eppure non sempre e ovunque il lupo ebbe tali connotazioni negative. Per gli antichi Romani, ad esempio, la comparsa di un lupo prima di andare in guerra era considerato un segno di vittoria. Non è un caso, infatti, se il simbolo di Roma è proprio la Lupa, animale ritenuto sacro al dio Marte, che a sua volta era il padre dei due gemelli Romolo e Remo ritenuti i fondatori della città.

E proprio a Roma, appena qualche settimana fa, sono stati rinvenuti i frammenti fossili di quello che è considerato il lupo più antico d’Europa, risalente a circa 400 mila anni fa.

Ciò significa che il lupo è sempre stato fra noi, ma per un po’ di decenni abbiamo rimosso la sua presenza, non la cattiva nomea che da sempre lo accompagna, alimentata da fiabe, dicerie, luoghi comuni, come ad esempio il fatto che attacchi l’uomo.

«In Europa – ha spiegato Giulia Bombieri del Muse all'uditorio di Telveè assai raro che il lupo attacchi l’uomo. Se avviene è solo perché, come capita per l’orso, gli animali hanno cominciato ad avvicinarsi ai centri abitati per nutrirsi dei resti di cibo lasciati dall’uomo».

Il lupo c’è sempre stato sull’arco alpino. Tra la fine del 1800 e gli inizi del ‘900 da noi si estinse, soprattutto a causa della persecuzione diretta da parte dell’uomo. Rimase invece presente, seppur in declino, nel centro-sud d’Italia, dove raggiunse i minimi storici negli anni ‘70. Fu proprio in quel periodo che nel nostro Paese si registrò un netto cambiamento delle politiche ambientali, tanto che il lupo da specie nociva divenne specie protetta.

In seguito altri fattori – quali l’abbandono della montagna, il ritorno dei boschi e delle prede naturali, quindi degli ungulati selvatici – ne hanno favorito lo sviluppo, tanto che il lupo ha cominciato ad espandersi nuovamente anche al Nord, prima sulle Alpi occidentali, poi su quelle orientali.


BRANCHI IN FORTE CRESCITA

Secondo i monitoraggi, tra il 2017 e il 2018 i lupi sulle Alpi italiane erano 293 (46 branchi, 5 coppie e un individuo solitario) dislocati su un areale di 17.500 kmq. I dati confermano che dal 2013 i branchi di lupi sono in notevole aumento anche in Trentino. Fino al 2015, infatti, sul nostro territorio si era individuato un solo branco di lupi. Nel 2020 se ne contavano già 17 e ci si aspetta che nel nuovo rapporto per l'anno 2021, che verrà diffuso fra qualche settimana, possano essere arrivati a quota 25.

Un fenomeno, peraltro, che non riguarda soltanto il nostro territorio, ma pure il resto d’Italia, Germania, Francia e Slovenia. La questione, quindi, non è più “lupo sì” o “lupo no”, perché il lupo di certo non scomparirà dal nostro futuro; occorre chiedersi, invece, con quali soluzioni si vuole gestire il problema...


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