Al Festival dello Sport Ruggero Tita rivive l'emozione della medaglia d'oro a Tokyo


Ruggero Tita


Un appuntamento di vela tra i monti, lo introduce Gian Luca Pasini. E sono i monti del Trentino, meta mondiale con i suoi laghi per tutte le discipline che hanno a che fare con il vento. Al Festival dello sport di Trento, nella cornice del Palazzo della Regione, ci sono Ruggero Tita e Caterina Banti, i “capitani coraggiosi” protagonisti del momento magico della vela olimpica nazionale a Tokyo 2020. Con loro, assieme al pubblico tornato in presenza, in videocollegamento Alessandra Sensini.

La vincitrice di quella che fino all’agosto scorso era “l’ultima” medaglia d’oro per la vela tricolore, a Sydney 2000, e che ora elogia il recente successo italiano, quel primo podio olimpico “che è sempre qualcosa di straordinario, di unico”.


«Cosa vi ricordate di quel momento magico di inizio agosto?» domanda il giornalista al duo vincente della classe Nacra 17 foiling nelle acque del Giappone. «Nel momento della vittoria - comincia Ruggero, che tra i suoi primati vanta quello di essere il primo atleta trentino a vincere un oro ai Giochi estivi - non c’era nessuno. Eravamo lì da soli, non c’era pubblico, non c’erano tifosi, è stata un’Olimpiade vissuta in modo riservata». «Una grande soddisfazione - aggiunge Caterina -, a completamento di un intenso percorso fatto assieme».

Il successo non è arrivato per caso. È frutto di un lunghissimo impegno. «Un’Olimpiade non si costruisce in pochi mesi, è una dedizione totale per quattro anni, nel nostro caso addirittura cinque – dice Tita –. Il mio tentativo è fare ogni giorno un passo in avanti rispetto a chi nel resto del mondo si stava allenando per batterci». Poi c’è la regata vincente, «una gara in crescendo – continua –, in cui abbiamo preso la testa fin dall’inizio e poi preso punti di vantaggio ogni giorno». «Concordo con Ruggi (il soprannome, ndr) – prende la parola Caterinaabbiamo costruito la regata giorno per giorno cercando di fare la migliore prestazione possibile».

Sensini, campionessa tricolore nella tavola a vela, dice che i due atleti «hanno fatto una settimana incredibile, erano abbastanza tranquilli negli ultimi momenti decisivi per quanto si più esserlo in quei momenti». «L’emozione di vedere questi due ragazzi di nuovo sul podio più alto a Tokyo – prosegue – è stata per me davvero bella. Poi posso dire che la sfida si alimenta con la sfida, più ti metti in gioco più viene fuori quell’adrenalina che continua a darti la voglia di allenarti e fare sacrifici. Un’Olimpiade è il massimo per ogni sport».

Pasini amplia lo sguardo sul profilo dei due campioni. Entrambi laureati, Banti in studi islamici e Tita in ingegneria informatica, sono interpreti delle ultime evoluzioni delle discipline a vela. La dimensione del “foil”, lo stare fuori dall’acqua che, racconta Tita, «è una delle mie passioni».

Ora in avanti la sfida più difficile, rimettersi in gioco verso le prossime competizioni. «Riconfermarsi è molto più difficile – concludono i due –. Siamo consci di questa difficoltà ma è anche uno stimolo in più per andare avanti».












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