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Novaledo. Erica De Pieri vince il Concorso Letterario dell’Università Milano Bicocca





di PAOLO CHIESA

Erica De Pieri, studentessa 20enne di Novaledo, ha vinto con il racconto “Il luogo di una vita” il primo Premio nella categoria Junior del Concorso Letterario organizzato dalla biblioteca dell’Università Milano Bicocca da lei frequentata.

Il concorso, che aveva come tema: “Dal racconto alla mappa”, era rivolto alla comunità accademica, agli alunni ed anche a persone esterne iscritte alla biblioteca.

L’obiettivo, con le parole del Prorettore Giampaolo Nuvolati era: «La valorizzazione e riscoperta delle zone circostanti l’Università, dando una nuova identità al quartiere e, a partire dai racconti vincitori, creare una mappa interattiva per restituire significato ai luoghi che viviamo nel quotidiano».


Erica, prima di parlare del concorso, ci racconti un po’ di te?

«Sono nata e cresciuta in Valsugana, ho frequentato il Liceo ad indirizzo Scienze Umane dell’Istituto Scolastico Alcide Degasperi di Borgo Valsugana. Finite le scuole superiori mi sono trasferita a Milano per studiare Scienze Psicosociali della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca. In questo periodo sono in Spagna per conseguire la Laurea in pubblicità e relazioni pubbliche della Facoltà di Scienze Economiche di Alicante ».


Cosa ti piace fare quando non studi?

«Nel tempo libero coltivo da sempre la passione per la letteratura, sia come consumatrice che come produttrice in prima persona, scrivendo anche altri racconti premiati in concorsi simili. Non definirei la mia una vita particolarmente fuori dall’ordinario, è diversa da tutte le altre, certamente, ma sufficientemente simile da permettere ad una buona fascia delle persone a me coetanee o che hanno seguito un percorso simile al mio, di rivedercisi».


Come è nata l’idea del tuo racconto?

«Dalla convinzione che nonostante l’inevitabile e sostanziale differenza tra le vite di ognuno di noi, alla fine della giornata abbiamo tutti gli stessi bisogni e desideri e che la nostra vita e la nostra esperienza è, in sintesi, anche quella di molti altri. In questo sono stata aiutata anche dalle mie precedenti esperienze al di fuori del contesto italiano e da quella attuale qui ad Alicante».

C’è anche una parte autobiografica?

«Sì, oltre a questa ispirazione filosofica c’è anche la storia della mia vita e quella delle persone a me vicine. La Bicocca, dove io ora studio, un tempo era la sede della fabbrica Pirelli dove mio nonno ha lavorato tutta la vita e dove ha conosciuto mia nonna. Il racconto parla in larga parte di loro due, protagonisti della storia della mia vita, ma anche di quella della classe operaia milanese degli anni '70. Ciò che mi ha spinto a scrivere è stato infatti solo in parte il desiderio di partecipare al concorso, mentre molta più influenza l’ha avuta l’opportunitá di conoscere una parte della storia passata dei miei nonni, quella fetta della loro vita che ha fatto sì che si conoscessero e dessero poi il via a quella catena di eventi che ha portato fino a me, oggi e ora».

Come ti sei preparata?

«Sono partita prendendo pagine e pagine di appunti derivanti da ore di telefonate con i miei futuri protagonisti che ho poi riportato nel racconto. Flavio e Agnese nelle loro frasi parlano del lavoro e della vita quotidiana e lasciano intravedere la nascita e la crescita del loro legame. Il rendermi conto della quantità di informazioni a mia disposizione, assieme all’esito della competizione, mi ha fatto però comprendere come il racconto da me scritto sia solamente la punta dell’iceberg, l’inizio di una storia molto più lunga e complessa».

Vuoi dire che c’è dell’altro da raccontare?

«Sì, infatti dopo la premiazione ho iniziato a riscrivere il racconto, trasformandolo in quello che idealmente mi piacerebbe rendere un vero e proprio romanzo che narri la storia di un ragazzo divenuto uomo in una società che non conosceva empatia. Se poi la trasformazione avverrà realmente si vedrà, per ora mi concentro sul mio Erasmus e sul conseguimento della laurea. Chissà, forse ci rivedremo fra un paio d’anni, con una nuova storia da raccontare e molte più cose da dire».


Accanto alle parole di Erica vogliamo riportare anche quelle di Flavio, il nonno protagonista del suo racconto nel momento in cui torna alla Bicocca dopo molti anni. «Mi guardo intorno e fatico a riconoscere il paesaggio che mi era così familiare, molte cose sono cambiate da allora. Stringo al braccio mia nipote e lascio che i ricordi mi avvolgano. Osservo il giardino dietro il teatro, una volta qui c’era la mensa dove venivo a mangiare tutti i giorni. L’edificio che mi sta di fronte, dove ho lavorato appena arrivato, la fermata del tram che prendevo per arrivare qui». E ancora: «Mia nipote mi mostra gli edifici dove passa la maggior parte del suo tempo e dove, alla sua età anch’io spendevo le mie ore, sebbene in modo ben diverso. Sono felice che i miei sacrifici siano serviti a permettere a lei e ai suoi fratelli di avere ciò che io non ho potuto avere: una giovinezza spensierata, un’educazione».






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